lunedì 19 febbraio 2024
Novaya Gazeta ha riportato che il «corpo di Navalny è in obitorio in Siberia» dove però alla madre di Navalny e ai suoi avvocati non è stato permesso di entrare. La vedova accusa Putin
Un frame del video della vedova di Navalny

Un frame del video della vedova di Navalny - ANSA

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Secondo Novaya Gazeta Europa il corpo di Alexeij Navalny, il più importante nemico interno del presidente russo Vladimir Putin che stava scontando una pena di 30 anni nella prigione artica, si trova nell'obitorio dell'ospedale distrettuale di Salekhard, in Siberia. Alla madre di Alexeij Navalny e ai suoi avvocati, però, non è stato permesso di entrare all'obitorio, ha scritto su X l'ex Twitter, la portavoce di Navalny, Kira Yarmysh. «Uno degli avvocati è stato letteralmente cacciato», ha affermato Yarmysh, aggiungendo che il personale dell'obitorio non ha voluto rispondere a una domanda su dove fosse il corpo di Navalny. Su come sia morto il dissidente non c'è chiarezza da parte delle autorità russe. La sua morte è stata annunciata dal servizio penitenziario federale del distretto autonomo di Yamalo-Nenets.

Il terzo giorno in cui alla madre di Alexeij Navalny e ai suoi avvocati viene negato l'accesso all'obitorio dove dovrebbe trovarsi il corpo dell'oppositore russo, la vedova Yulia Navalnaya ha pubblicato un video-appello che è anche una prima, forte denuncia: «Vladimir Putin ha ucciso mio marito», e ora «in modo vile» sta nascondendo il cadavere «nell'attesa che scompaiano le tracce del suo ennesimo Novichok». Nel video, come in molti si aspettavano, Navalnaya prende ufficialmente il testimone del marito: «Continuerò il suo lavoro», promette mentre, vestita di nero, fa fatica a trattenere le lacrime. «Tre giorni fa Vladimir Putin ha ucciso mio marito, Alexeij Navalny», ha accusato senza mezzi termini. Le autorità carcerarie hanno detto che Navalny è morto dopo aver perso i sensi al termine dell'ora d'aria nella famigerata colonia penale di Kharp, oltre mille chilometri a nord-est di Mosca, oltre il Circolo polare artico. «Alexeij è morto in una colonia carceraria dopo tre anni di tormenti e torture», ha denunciato la moglie, raccontando per filo e per segno le condizioni disumane in cui era detenuto. Soprattutto le frequenti reclusioni in cella di rigore, «una scatola di cemento» di «sei o sette metri quadri», ha detto Navalnaya: «Dentro non c'è niente tranne uno sgabello, un lavandino, un buco nel pavimento invece del WC e un letto fissato al muro in modo che non ti ci puoi sdraiare. Una tazza, un libro e uno spazzolino da denti, non aveva nient'altro. Per centinaia di giorni».

Descrivendolo come la persona a lei più cara al mondo, Navalnaya ha ricordato di essere stata "felice" di questi oltre dieci anni a fianco di Alexeij, nella sua lotta contro Putin e ha promesso che trovera' le forze per continuarla, ora che lui non c'e' piu'. Dal suo messaggio non è chiaro se abbia intenzione di tornare in Russia o meno, ma sembra improbabile possa rimpatriare senza gravi conseguenze.

A proposito del corpo del dissidente, una fonte citata da Novaya Gazeta ha affermato che sono stati individuati lividi forse provocati da convulsioni e uno compatibile con il massaggio cardiaco. «Tali lividi - secondo la fonte di Novaya Gazeta - appaiono in seguito a convulsioni. La persona è scossa da convulsioni, cercano di trattenerla e così compaiono i segni. Hanno detto che ha un livido sul petto. E' qualcosa che appare per un massaggio cardiaco. Vale a dire che hanno cercato di rianimarlo ma è morto, molto probabilmente per arresto cardiaco. Ma sulla causa dell'arresto nessuno dice niente».

A Bruxelles la moglie di Navalny con i ministri degli Esteri dell'Ue

La vedova di Alexei Navalny, invece, oggi è a Bruxelles assieme ai ministri degli Esteri dell'Ue a Bruxelles, pochi giorni prima del triste anniversario dell'inizio dell'invasione della Russia in Ucraina. Yulia Navalnaya ha dichiarato venerdì a Monaco, in un incontro di leader occidentali, diplomatici e altri funzionari, che Putin e i suoi alleati si assumeranno la responsabilità «per quello che hanno fatto al nostro Paese, alla mia famiglia, a mio marito». È stato il presidente dei colloqui dei 27 ministri degli Esteri del blocco, il capo della politica estera, Josep Borrell ad annunciare la visita di Navalnaya, affermando che l'incontro metterà in risalto «il sostegno a chi combatte per la libertà in Russia e onorerà la memoria di Alexei Navalny». Navalnaya ha invitato la comunità internazionale a «unirsi e sconfiggere questo regime malvagio e terrificante». Per il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che partecipa al consiglio Affari esteri Ue, le parole di Navalnaya «ci faranno sentire la minaccia che pesa sui cittadini russi e su ogni regione della nostra Europa», dove «la violenza, la brutalità e la guerra sono state restituite in modo vergognoso e irresponsabile».

A Bruxelles i ministri dovrebbero discutere del sostegno militare all’Ucraina e di quale sarebbe il 13° pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro Mosca da quando ha scatenato un’invasione su vasta scala del suo vicino il 24 febbraio 2022.
L’incontro avviene in un momento in cui gli Stati Uniti faticano a trovare un accordo su maggiori aiuti all’Ucraina e molti in Europa si sentono sempre più preoccupati per le prospettive del ritorno al potere di Donald Trump, un ex presidente degli Stati Uniti sprezzante nei confronti della NATO.

All’interno dell’UE, la Germania ha bloccato la ricostituzione di un fondo militare utilizzato per rifornire l’Ucraina, affermando che Berlino stava contribuendo troppo rispetto agli altri membri. L’Ungheria ha finora rifiutato di sostenere le nuove sanzioni proposte contro Mosca, che inserirebbe nella lista nera quasi 200 aziende e individui – inclusi alcuni al di fuori della Russia – ritenuti coinvolti nella guerra o nell’aggiramento delle restrizioni commerciali già esistenti. Budapest, dove il primo ministro Viktor Orban si dice «orgoglioso» dei suoi contatti con il Cremlino, ha bloccato molti dei precedenti cicli di sanzioni, così come gli accordi dell’Ue sull’assistenza finanziaria a Kiev. Tali mosse richiedono il sostegno unanime di tutti gli stati dell’Ue.
L’Ue dovrà coordinarsi anche con Washington e Londra.

In seguito all'annuncio della morte di Navalny le manifestazioni a Berlino

In seguito all'annuncio della morte di Navalny le manifestazioni a Berlino - Reuters

Anche in Italia una fiaccolata in memoria di Navalny

A Mosca e in tante capitali europee i fiori stanno diventando un simbolo delle commemorazioni dopo l'annuncio della morte dell'oppositore russo, detenuto in una remota colonia penale al di là del Circolo polare artico.

Nessun simbolo di partito a Roma, dove la politica si prepara a rendere omaggio a Alexei Navalny, aderendo senza eccezioni a questa manifestazione. Anche se si troveranno a condividere piazza del Campidoglio esponenti con sensibilità decisamente diverse rispetto a quanto accade in Russia e in Ucraina. Il primo ad auspicare di primo mattino «una grande manifestazione nazionale» di tutti per la morte di Aleksej Navalny, «per fermare il regime di Putin che lo ha ucciso» è stato il senatore dem Filippo Sensi.

Una fiaccolata unitaria lunedì al tramonto nella piazza del Campidoglio romano, come già mille piazze nel mondo e nella stessa Russia. Prima Azione di Carlo Calenda, ha lanciato su X l'iniziativa. Poi a una a una si sono unite tutte le forze politiche, nessuna esclusa.

Elly Schlein, ha detto che «il Pd c'è». Fratelli d'Italia, Forza Italia e Noi moderati, che alla fiaccolata andranno senza bandiere per onorare la tragica morte di Navalny. E poi ancora i M5s di Giuseppe Conte, Avs e i renziani di Italia Viva, che si piccano di ricordare di aver iniziato a manifestare con Più Europa fin da domenica, davanti all'ambasciata russa. A onorare l'eroismo del dissidente russo anche la Lega di Matteo Salvini, che ha aderito per ultima.

I fiori stanno diventando un simbolo delle commemorazioni per la morte di Navalny. Anche a Milano dove «una dozzina di persone» che ne hanno deposti sotto la targa di Anna Politkovskaya «si sono trovati lì degli agenti che le hanno identificate», ha denunciato sui social il senatore del Pd Filippo Sensi, annunciando un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: «Chiederemo conto di che Paese siamo».

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