di Elena Molinari, New York
La convention repubblicana di Dallas ha riproposto l'enigma sul numero 2 della Casa Bianca, in testa nella nomination al 2028. È più impostato del tycoon e per scaldare gli elettori deve cavalcare i soliti temi divisivi, non voleva la guerra in Iran eppure fa buon viso a cattivo gioco. Soprattutto su di lui pende la spada di Damocle dell'imprevedibilità di "The Donald"
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