L'intervento in Iran? «Non c'erano più alternative possibili»

L'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman: «Il dialogo è sempre preferibile, ma serve buona fede e Teheran ha solo ingannato il mondo». I giovani iraniani? «L'opzione militare è una condizione necessaria per il cambiamento. Spetta al popolo iraniano realizzarlo: è il loro Paese»
March 6, 2026
L'intervento in Iran? «Non c'erano più alternative possibili»
Bandiere israeliane e americane a Tel Aviv /Reuters
«Non c’erano più alternative». Yaron Sideman, ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, espone le motivazioni che hanno portato lo Stato ebraico a intervenire con gli americani contro la Repubblica islamica dell’Iran.
Israele ha sempre ravvisato nel regime della Repubblica islamica dell’Iran una minaccia esistenziale. Perché ha deciso di intervenire adesso, accanto agli americani?
Il regime iraniano da decenni invoca apertamente la distruzione di Israele e ha sviluppato sistematicamente i mezzi per realizzare queste minacce – programmi nucleari e missilistici e un anello di proxy che circondano Israele, come Hezbollah e Hamas. Israele e gli Stati Uniti hanno cercato di ridurre le capacità dell’Iran lo scorso giugno. Invece di cambiare rotta, il regime ha scelto di proseguire, ed era sul punto di trasferire il proprio programma nucleare in profondità nel sottosuolo, dove sarebbe diventato immune da attacchi. Agire ora era assolutamente necessario.
Israele e Stati Uniti vengono accusati di aver avviato un’operazione al di fuori del Diritto internazionale. Come replica a questi addebiti?
In un’intervista pubblicata ieri sul vostro giornale con la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola è stata data una risposta molto accurata a questa domanda, affermando che, sebbene il Diritto internazionale sia una pietra angolare, «dobbiamo evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide il proprio popolo, destabilizza la regione con i suoi “vassalli”… e rappresenta una minaccia globale». Mentre scrivo queste righe, missili iraniani stanno colpendo non solo Israele, ma anche Paesi del Medio Oriente e dell’Europa.
Il 7 ottobre 2023, il regime iraniano ha attivato i suoi proxy (Hamas, Hezbollah, Houthi) contro Israele, chiamando i Paesi regionali a una sollevazione nei confronti dello Stato ebraico. Due anni e cinque mesi dopo, l’Iran sta attaccando gli stessi Paesi della regione, ed è quasi totalmente isolato. Come legge il percorso che ha portato fino a qui?
La vera natura genocida del regime si sta manifestando pienamente mentre uccide il proprio popolo e i Paesi vicini. Hamas e Hezbollah sono proxy iraniani. Pur non essendo Stati sovrani, se non vengono contrastati finiranno per prendere il controllo dei Paesi dai quali operano.
Dopo le rivolte di piazza di gennaio, soffocate nel sangue, con migliaia di morti, dal regime degli ayatollah, i giovani iraniani hanno invocato sostegno contro la Guida Suprema e contro i Pasdaran. Non c’era una possibilità negoziale (escludendo quindi l’opzione militare) per accogliere le loro richieste?
Risolvere i conflitti attraverso la diplomazia è sempre preferibile alla guerra. Ma diplomazia e dialogo possono funzionare solo se tutte le parti si presentano al tavolo negoziale in buona fede. Nei decenni di interminabili cicli di trattative, il regime iraniano non ha fatto altro che ingannare e fuorviare il mondo per continuare ad avanzare nei suoi programmi distruttivi e diffondere il terrorismo.
Ora che l’intervento è in corso, che aspettative ci sono perché quanto sta accadendo stimoli un effettivo cambio di regime in Iran?
Lo spero certamente. È chiaro che l’intervento militare è una condizione necessaria affinché possa verificarsi qualsiasi cambiamento. In ultima analisi, però, spetta al popolo iraniano realizzare quel cambiamento. È il loro Paese.
Quali sono gli obiettivi strategici di lungo periodo che persegue Israele?
L’obiettivo di Israele è eliminare nel lungo periodo la minaccia esistenziale proveniente dall’Iran. Una volta rimossa questa minaccia, si creerà una dinamica capace di ampliare il cerchio della pace e della collaborazione.
Si dice che negli ultimi due anni Israele abbia vinto la guerra su sette fronti ma non sull’ottavo: quello della disinformazione. Molto probabilmente, quanto sta accadendo inciderà anche su questo aspetto. Come lo valuta?
Spero che il mondo stia iniziando a rendersi conto del ruolo positivo che Israele ha svolto nel difendere i valori della vita, della libertà e della dignità umana, affrontando coloro che minacciano tali valori. Con l’Iran in testa.
L'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Yaron Sideman
L'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Yaron Sideman

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