Una base militare dalla Francia e quattro caccia da Londra: i primi sì europei a Washington

Parigi precisa: è solo un appoggio alla difesa dei nostri partner, non daremo altre strutture né militari schierati. Starmer invia i Typhoon in Qatar. Riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue e dei Paesi del Golfo. La Nato «pronta» a difendere i suoi membri. Restano tensioni tra Spagna e Usa
March 5, 2026
Una base militare dalla Francia e quattro caccia da Londra: i primi sì europei a Washington
Il presidente francese Emmanuel Macron
Un conto è la solidarietà a Pedro Sanchez per le minacce di Donald Trump, un altro è il supporto militare agli States. E quando Washington chiama, Francia e Inghilterra sanno da che parte stare. Questo al di là della dichiarazione congiunta siglata al termine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue e dei Paesi del Golfo, che condanna gli attacchi dell’Iran ai suoi vicini, ribadisce il loro diritto a difendersi ma, non a caso, non cita esplicitamente né Washington né Tel Aviv. Nel frattempo la Nato si tiene «vigile» e pronta a intervenire, specie dopo l’attacco contro la Turchia, mentre la Casa Bianca fa capire che il rifiuto a collaborare della Spagna avrà conseguenze.
La Francia avrebbe molto da offrire in Medio Oriente: due basi (una a Gibuti e una ad Abu Dhabi) e 4mila militari schierati. Ma dopo un primo annuncio, dal quale sembrava di capire che avrebbe concesso agli Usa le strutture nell’area, lo Stato maggiore ha precisato di aver autorizzato solo l’uso della base di Istres, nel territorio nazionale, dove peraltro atterreranno esclusivamente aerei di appoggio: «Tenuto conto del contesto, la Francia ha preteso che gli aerei interessati non partecipino in alcun modo alle operazioni condotte dagli Usa in Iran – ha riportato Bfm Tv –, ma siano utilizzati strettamente per l'appoggio alla difesa dei nostri partner nella regione». Contestualmente Emmanuel Macron ha tenuto a far sapere che l’Eliseo «rafforzerà la sua cooperazione con le forze armate libanesi» e «fornirà loro veicoli da trasporto blindati e supporto operativo e logistico». Per il Regno Unito è stato invece il premier Keir Starmer a far sapere che Londra invierà altri quattro caccia Typhoon in Qatar, che si uniranno allo squadrone della Raf già presente nel Paese.
Venendo alla videoconferenza di Bruxelles, il documento congiunto diffuso al termine della riunione ricalca in larga parte le dichiarazioni rilasciate, poco prima del vertice, dall’Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas: i ministri «condannano con forza» gli attacchi «ingiustificabili» dell'Iran contro i Paesi del Golfo e chiedono alla Repubblica islamica di porre fine alle rappresaglie. D’altro canto, ricordano anche «gli sforzi diplomatici» dell'Ue e degli Stati del Ccg (Consiglio di cooperazione del Golfo) profusi prima dell’inizio dell’operazione di Usa e Israele, come pure l'impegno «a non consentire che i loro territori fossero utilizzati per sferrare attacchi contro l'Iran». La promessa è perciò quella di un «fermo» intento a favore del «dialogo» come «mezzo per risolvere la crisi», sulla scia del lavoro «costruttivo» svolto dall'Oman. Ovviamente però, nel caso in cui la diplomazia dovesse fallire, c’è sempre l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite (espressamente citato), che garantisce ai Paesi coinvolti il diritto «di difendersi individualmente e collettivamente dagli attacchi armati dell'Iran» e consente agli Stati del Golfo la facoltà «di adottare tutte le misure necessarie per difendere la propria sicurezza e proteggere i suoi territori al fine di ripristinare la pace e la sicurezza».
La riunione fa il paio con quella del Consiglio del Nord Atlantico della Nato, presieduto dal segretario generale Mark Rutte, che si è riunito nel quartier generale di Evere (a pochi chilometri da Bruxelles). Le forze armate dell’Alleanza continuano a «monitorare attentamente la situazione». La capacità di deterrenza e difesa rimane «forte in tutti i domini operativi», come dimostra l’intercettazione del missile diretto su Ankara, ed è a disposizione «ogniqualvolta servirà per garantire la sicurezza di tutti gli alleati». In poche parole, come messo in chiaro dallo stesso Rutte, l’articolo 5 del trattato atlantico, quello che garantisce l’intervento degli alleati in caso di attacco contro un Paese membro, «non è in discussione» e la Nato «difenderà ogni centimetro» del suo territorio.
Intanto, come detto, le tensioni tra Usa e Spagna permangono. Trump non sembra aver abbandonato il proposito di farla pagare a Sanchez per l’affronto subito con il no alla collaborazione militare e in un’intervista rilasciata al “New York Post” è tornato a minacciare Madrid: «La Spagna non è un giocatore di squadra e noi non lo saremo per la Spagna. Sono stati gli unici a votare contro l'assegnazione del 5% del Pil alla difesa e sono molto ostili a tutti». Cosa non vera, visto che Sanchez ha incassato la vicinanza dei vertici Ue e di molti governi. Ma è un fatto che la sua posizione sia rimasta finora isolata, almeno per quanto riguarda i grandi Paesi Ue.

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