Intervista a Metsola: «L'escalation in Iran va fermata subito. Serve un'Europa più forte»
di Giovanni Maria Del Re, Bruxelles
La presidente del Parlamento Ue: «Il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide la sua gente»

Il diritto internazionale è sacro, ma non si può usare per difendere e giustificare una dittatura sanguinaria come l’Iran, che uccide la propria gente e destabilizza l’intera regione. Adesso però è urgente fermare l’escalation in Medio Oriente, che avrebbe un impatto anche sull’Europa. È preoccupata di fronte alla guerra in Iran la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, rispondendo ad Avvenire. Siamo davanti a un contesto geopolitico nel quale è sempre più chiaro che l’Europa dovrà sapere diventare più unita, più forte, più indipendente.
Presidente Metsola, mentre l’Europa discute del proprio futuro, il Medio Oriente è in fiamme con l’attacco di Israele e Usa all’Iran. È morto il diritto internazionale o è una speranza per il popolo iraniano?
Sono certa che molti ne discuteranno. Per il Parlamento Europeo il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide la sua gente, destabilizza la regione con i suoi “vassalli”, rifornisce la Russia di droni contro l’Ucraina e costituisce una minaccia globale. Se il regime iraniano rispettasse il diritto internazionale come lo facciamo noi, il popolo iraniano sarebbe libero, Jina Masha Amini sarebbe viva, il terrore non avrebbe regnato in Iran per quasi 50 anni. E l’Europa e gli Stati del Golfo non dovrebbero affrontare attacchi indiscriminati.
Sono certa che molti ne discuteranno. Per il Parlamento Europeo il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide la sua gente, destabilizza la regione con i suoi “vassalli”, rifornisce la Russia di droni contro l’Ucraina e costituisce una minaccia globale. Se il regime iraniano rispettasse il diritto internazionale come lo facciamo noi, il popolo iraniano sarebbe libero, Jina Masha Amini sarebbe viva, il terrore non avrebbe regnato in Iran per quasi 50 anni. E l’Europa e gli Stati del Golfo non dovrebbero affrontare attacchi indiscriminati.
Quanto è grande la sua preoccupazione?
Indubbiamente l’instabilità in Medio Oriente ha implicazioni globali e questo riguarda anche l’Europa. In questi giorni abbiamo già visto le conseguenze: attacchi contro basi europee e Usa, contro infrastrutture civili ed energetiche negli Stati del Golfo e civili in Israele. Tutti atti deplorevoli e ingiustificati. Dobbiamo assicurare che gli eventi in corso non portino a una escalation da parte del regime iraniano, che avrebbe un impatto su tutti noi.
Indubbiamente l’instabilità in Medio Oriente ha implicazioni globali e questo riguarda anche l’Europa. In questi giorni abbiamo già visto le conseguenze: attacchi contro basi europee e Usa, contro infrastrutture civili ed energetiche negli Stati del Golfo e civili in Israele. Tutti atti deplorevoli e ingiustificati. Dobbiamo assicurare che gli eventi in corso non portino a una escalation da parte del regime iraniano, che avrebbe un impatto su tutti noi.
Di fronte al Senato spagnolo lei ha detto: «In questo nuovo mondo, una cosa è chiara: l’Europa non può restare ferma, deve crescere. La Groenlandia ce l’ha insegnato». E al ritiro dei leader a febbraio, ad Alden-Biesen, lei ha avvertito che «abbiamo una ristretta finestra di opportunità». Che cosa intendeva?
Noi abbiamo una ristretta finestra di opportunità per evolvere nell’Ue che vogliamo essere. Un’Unione che è unita e salda di fronte alle sfide, come abbiamo fatto nella vicenda della Groenlandia (contro le mire di Donald Trump, ndr). Un’Unione che è preparata e proattiva, non puramente reattiva. Un’Unione forte e aperta alle imprese. Così, quando dico che abbiamo una «ristretta finestra di opportunità» intendo che ora è il momento di mostrare la nostra volontà politica per avanzare sul fronte del rafforzamento della nostra competitività e della nostra sicurezza.
Noi abbiamo una ristretta finestra di opportunità per evolvere nell’Ue che vogliamo essere. Un’Unione che è unita e salda di fronte alle sfide, come abbiamo fatto nella vicenda della Groenlandia (contro le mire di Donald Trump, ndr). Un’Unione che è preparata e proattiva, non puramente reattiva. Un’Unione forte e aperta alle imprese. Così, quando dico che abbiamo una «ristretta finestra di opportunità» intendo che ora è il momento di mostrare la nostra volontà politica per avanzare sul fronte del rafforzamento della nostra competitività e della nostra sicurezza.
Lei citava il caso della Groenlandia. I rapporti transatlantici sono compromessi dalle politiche di Donald Trump? Riusciremo ad essere davvero indipendenti?
Certamente l’Europa deve diventare più autonoma e avere più fiducia in se stessa, riducendo le proprie dipendenze e assumendo maggiori responsabilità nella sua sicurezza. Abbiamo gli strumenti per esser visti per quel che siamo, e cioè partner alla pari. Investendo nella nostra difesa facciamo avanzare l’innovazione, rilanciamo la nostra economia e, così facendo, creiamo pure posti di lavoro altamente qualificati. Un’Europa più forte è anche un alleato migliore e più affidabile in un mondo sempre più instabile. Detto questo, gli Stati Uniti e la Nato restano la spina dorsale della nostra sicurezza transatlantica e faremo tutto ciò che è in nostro potere per preservarla. Le nostre relazioni con gli Stati Uniti sono radicate in storia e valori comuni. Continueremo a investire tempo ed energia nel rafforzare queste relazioni con i nostri amici americani, riconoscendo che gli Stati Uniti sono stati per lungo tempo i nostri alleati Nato più fidati.
Certamente l’Europa deve diventare più autonoma e avere più fiducia in se stessa, riducendo le proprie dipendenze e assumendo maggiori responsabilità nella sua sicurezza. Abbiamo gli strumenti per esser visti per quel che siamo, e cioè partner alla pari. Investendo nella nostra difesa facciamo avanzare l’innovazione, rilanciamo la nostra economia e, così facendo, creiamo pure posti di lavoro altamente qualificati. Un’Europa più forte è anche un alleato migliore e più affidabile in un mondo sempre più instabile. Detto questo, gli Stati Uniti e la Nato restano la spina dorsale della nostra sicurezza transatlantica e faremo tutto ciò che è in nostro potere per preservarla. Le nostre relazioni con gli Stati Uniti sono radicate in storia e valori comuni. Continueremo a investire tempo ed energia nel rafforzare queste relazioni con i nostri amici americani, riconoscendo che gli Stati Uniti sono stati per lungo tempo i nostri alleati Nato più fidati.
Molto si parla sempre di un'Europa “a due velocità”.
A prescindere di come chiamiamo i vari formati, una cosa è chiara: dobbiamo diventare più agili, più flessibili ed efficienti come Unione. Dunque, se un gruppo di Paesi può avanzare insieme, deve poterlo fare. È già successo e ha rafforzato la nostra Unione, anziché indebolirla. Non tutti gli Stati membri possono muoversi allo stesso ritmo su tutte le questioni ed è stato così fin dall’inizio: guardi a Schengen, l’euro, la difesa. Non è una scorciatoia verso l’unità, piuttosto è il cammino verso l’unità che ci rende più forti. È un’opportunità per la trasformazione e non dobbiamo farcela scappare. Io mi rallegro di ogni sforzo che faccia avanzare l’Europa.
A prescindere di come chiamiamo i vari formati, una cosa è chiara: dobbiamo diventare più agili, più flessibili ed efficienti come Unione. Dunque, se un gruppo di Paesi può avanzare insieme, deve poterlo fare. È già successo e ha rafforzato la nostra Unione, anziché indebolirla. Non tutti gli Stati membri possono muoversi allo stesso ritmo su tutte le questioni ed è stato così fin dall’inizio: guardi a Schengen, l’euro, la difesa. Non è una scorciatoia verso l’unità, piuttosto è il cammino verso l’unità che ci rende più forti. È un’opportunità per la trasformazione e non dobbiamo farcela scappare. Io mi rallegro di ogni sforzo che faccia avanzare l’Europa.
Quali sono le priorità adesso?
Dobbiamo continuare ad attuare la semplificazione delle normative, eliminare burocrazia eccessiva in tutti i settori. Allo stesso tempo, dobbiamo finalmente avanzare sul fronte del mercato interno, anzitutto nei campi dell’energia, delle telecomunicazioni e dei servizi finanziari. Dobbiamo completare l’Unione dei risparmi e degli investimenti, in modo che il capitale possa fluire liberamente attraverso i nostri confini interni. Bisogna trovare fondi per le start up e per le aziende che crescono.
Dobbiamo continuare ad attuare la semplificazione delle normative, eliminare burocrazia eccessiva in tutti i settori. Allo stesso tempo, dobbiamo finalmente avanzare sul fronte del mercato interno, anzitutto nei campi dell’energia, delle telecomunicazioni e dei servizi finanziari. Dobbiamo completare l’Unione dei risparmi e degli investimenti, in modo che il capitale possa fluire liberamente attraverso i nostri confini interni. Bisogna trovare fondi per le start up e per le aziende che crescono.
E sul fronte della sicurezza?
Essere preparati è di per sé una forma di deterrenza. Dopo anni in cui abbiamo trascurato di investire nella nostra sicurezza, ora ci siamo resi conto che dobbiamo fare di più per essere in grado di stare in piedi da soli. Ecco perché l’Europa sta assumendo maggiori responsabilità e sta investendo di più in difesa. Per la prima volta nella storia, i Paesi europei si sono impegnati ad aumentare la spesa di difesa al 5% del loro Pil. La spesa di difesa cresce in tutta l’Unione, la media Ue è aumentata di oltre il 60% negli ultimi quattro anni. Quel che ora serve all’Europa è produrre più rapidamente, acquistare e spendere in modo più intelligente e assicurare che le nostre industrie della difesa lavorino insieme in modo più efficace. È ora il momento di attuare tutto ciò. Se non lo faremo, se non saremo in grado di dare ai nostri cittadini soluzioni concrete alle loro preoccupazioni, la pagheremo più avanti.
Essere preparati è di per sé una forma di deterrenza. Dopo anni in cui abbiamo trascurato di investire nella nostra sicurezza, ora ci siamo resi conto che dobbiamo fare di più per essere in grado di stare in piedi da soli. Ecco perché l’Europa sta assumendo maggiori responsabilità e sta investendo di più in difesa. Per la prima volta nella storia, i Paesi europei si sono impegnati ad aumentare la spesa di difesa al 5% del loro Pil. La spesa di difesa cresce in tutta l’Unione, la media Ue è aumentata di oltre il 60% negli ultimi quattro anni. Quel che ora serve all’Europa è produrre più rapidamente, acquistare e spendere in modo più intelligente e assicurare che le nostre industrie della difesa lavorino insieme in modo più efficace. È ora il momento di attuare tutto ciò. Se non lo faremo, se non saremo in grado di dare ai nostri cittadini soluzioni concrete alle loro preoccupazioni, la pagheremo più avanti.
Lei parlava di spese di difesa e, in effetti, mai come ora si sente parlare di “riarmo”. L’Europa ha dimenticato però che è nata come un progetto di pace?
Guardi, l’Ue è per la sua stessa natura un progetto di pace. Ma la pace viene attraverso l’impegno e la forza ed è importante che l’Europa sia sempre un’Unione in grado di difendere la pace. Per questo dobbiamo rispondere a questa chiamata, assumere maggior responsabilità per la nostra sicurezza e lavorare instancabilmente per una pace reale, giusta e degna in Ucraina.
Guardi, l’Ue è per la sua stessa natura un progetto di pace. Ma la pace viene attraverso l’impegno e la forza ed è importante che l’Europa sia sempre un’Unione in grado di difendere la pace. Per questo dobbiamo rispondere a questa chiamata, assumere maggior responsabilità per la nostra sicurezza e lavorare instancabilmente per una pace reale, giusta e degna in Ucraina.
A proposito di Ucraina. Il Parlamento Europeo solo pochi giorni fa ha dato il via libera al prestito da 90 miliardi di euro. Un prestito bloccato ora dal veto dell’Ungheria; e molti temono in generale che l’unità europea nel sostegno a Kiev cominci ad avere delle crepe.
Io una “stanchezza da unità” nel sostegno a Kiev non la vedo. Vedo piuttosto un’Unione compatta al fianco dei nostri amici ucraini. In occasione del quarto anniversario della guerra russa contro l’Ucraina, il Parlamento Europeo ha tenuto una sessione speciale per onorare i coraggiosi ucraini che continuano a difendere il loro Paese. Gruppi politici di ogni parte erano e continuano ad essere uniti nel sostegno all’Ucraina. Gli Stati membri hanno adottato 19 pacchetti di sanzioni all’unanimità e sono fiduciosa che anche il ventesimo (bloccato per ora dal veto di Ungheria e Slovacchia, ndr) sarà approvato a breve. Il prestito da 90 miliardi firmato (come Parlamento Europeo, ndr) la scorsa settimana mantiene forte il nostro sostegno. Abbiamo passato la legislazione per creare il quadro legale e spero che gli Stati membri saranno ora in grado di trovare il modo di erogare rapidamente questi fondi. Non dimentichiamolo: se l’Ucraina resiste, è perché siamo rimasti uniti.
Io una “stanchezza da unità” nel sostegno a Kiev non la vedo. Vedo piuttosto un’Unione compatta al fianco dei nostri amici ucraini. In occasione del quarto anniversario della guerra russa contro l’Ucraina, il Parlamento Europeo ha tenuto una sessione speciale per onorare i coraggiosi ucraini che continuano a difendere il loro Paese. Gruppi politici di ogni parte erano e continuano ad essere uniti nel sostegno all’Ucraina. Gli Stati membri hanno adottato 19 pacchetti di sanzioni all’unanimità e sono fiduciosa che anche il ventesimo (bloccato per ora dal veto di Ungheria e Slovacchia, ndr) sarà approvato a breve. Il prestito da 90 miliardi firmato (come Parlamento Europeo, ndr) la scorsa settimana mantiene forte il nostro sostegno. Abbiamo passato la legislazione per creare il quadro legale e spero che gli Stati membri saranno ora in grado di trovare il modo di erogare rapidamente questi fondi. Non dimentichiamolo: se l’Ucraina resiste, è perché siamo rimasti uniti.
Infine un altro tema sempre caldo: la migrazione. Con le nuove, più severe norme Ue, stiamo creando una “Fortezza Europa”?
La migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea, ed è nostra responsabilità trovare le soluzioni migliori. Il Patto sulla migrazione è stato uno storico passo avanti perché sostituisce la frammentazione con regole comuni. Significa che al posto di una gestione delle crisi volta per volta, avremo procedure prevedibili, solidarietà e responsabilità condivisa tra tutti gli Stati membri. Identificare e registrare le persone in modo adeguato alle frontiere esterne non significa chiudere l’Europa, ma far sì che il sistema di asilo lavori a favore di quanti davvero hanno bisogno di protezione. E, allo stesso tempo, i rimpatri di coloro che non hanno diritto a restare devono essere credibili. Un sistema che offre protezione deve anche essere in grado di attuare le sue decisioni. È così che si mantiene la fiducia, sia tra i cittadini, sia tra quanti cercano asilo. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare un sistema umano di asilo e rimpatri che tenga debito conto delle esigenze di quanti richiedono protezione stabilendo, allo stesso tempo, regole eque per i rimpatri.
La migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea, ed è nostra responsabilità trovare le soluzioni migliori. Il Patto sulla migrazione è stato uno storico passo avanti perché sostituisce la frammentazione con regole comuni. Significa che al posto di una gestione delle crisi volta per volta, avremo procedure prevedibili, solidarietà e responsabilità condivisa tra tutti gli Stati membri. Identificare e registrare le persone in modo adeguato alle frontiere esterne non significa chiudere l’Europa, ma far sì che il sistema di asilo lavori a favore di quanti davvero hanno bisogno di protezione. E, allo stesso tempo, i rimpatri di coloro che non hanno diritto a restare devono essere credibili. Un sistema che offre protezione deve anche essere in grado di attuare le sue decisioni. È così che si mantiene la fiducia, sia tra i cittadini, sia tra quanti cercano asilo. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare un sistema umano di asilo e rimpatri che tenga debito conto delle esigenze di quanti richiedono protezione stabilendo, allo stesso tempo, regole eque per i rimpatri.
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