L'allarme dell'intelligence: la guerra in Iran accresce il rischio terrorismo
Presentata la nuova relazione degli 007 al Parlamento. Fra le minacce, gli attacchi cyber, la propaganda radicale sul web e l'uso di cryptovalute da parte delle organizzazioni criminali.

La presentazione della Relazione annuale degli apparati di Intelligence al Parlamento si apre, come lo scorso anno, con un commosso ricordo di Nicola Calipari, dirigente prima della Polizia e poi del Sismi, morto a Baghdad nel 2005. «Permettetemi innanzitutto di ricordare che il 4 marzo di 21 anni fa veniva ucciso in Iraq il dottor Nicola Calipari durante l'operazione di liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Ai suoi familiari desidero rivolgere il commosso ricordo mio personale e di tutta la Camera dei deputati» dice il presidente del secondo ramo del Parlamento, Lorenzo Fontana. Poi, sono i direttori delle agenzie per la sicurezza, affiancati dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, autorità delegata per la Sicurezza, e dal presidente del Copasir Lorenzo Guerini, a illustrare i contenuti del documento.
La crescita dell'incubo del terrorismo
Nella relazione annuale dell'Intelligence si sottolinea come la situazione in Iran alimenti tensioni internazionali e faccia «temere un'escalation che può avere un impatto anche sulla minaccia terroristica. Sono inoltre aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici». In Italia, come in altri Paesi europei sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di persone a vario titolo connesse con il conflitto mediorientale. Gli analisti dell'intelligence segnalano il «reclutamento da parte delle organizzazioni terroristiche internazionali attraverso sistemi di intelligenza artificiale», ragiona ancora il numero uno del Dis evidenzia sotto il profilo delle minacce in Italia «una radicalizzazione giovanile sempre più crescente, dove quello che prevale non è la matrice ideologica ma la fascinazione verso la violenza, che si coglie soprattutto nelle comunità digitali, dove le fragilità dei soggetti nelle comunità online si riconoscono. I dati: nel triennio 2023-25 incremento del 285% di operazioni con coinvolgimento di minori, 4 operazioni su 10. Rispetto all'elemento innovazione, la postura dei movimenti antagonisti, è contro la tecnologia, diverso è l'approccio dei movimenti di destra che lo vedono come elemento abilitante». Rispetto allo scenario globale, invece, prosegue, «possiamo dire che oggi si è affievolita la minaccia jadista» che sta diventando dominante il sentimento antiebraico, dato che «gli attentati a Bondi Beach in Australia e a Berlino coincidono con festività ebraiche». E segnali inquietanti ricorrono anche sul web: «Abbiamo intercettato giovani che sulle piattaforme chiedevano a Chat gpt quale fosse il luogo più adatto a fare un attentato o che chiedevano quale fosse la sofferenza in un attentato suicida».
La tecnologia, le minacce cyber e la crescita delle autocrazie
«La tecnologia ha smesso di essere innovazione, ma è motore di cambiamento. Oggi le tecnologie accelerano il ritmo e la portata di ogni minaccia. Bisogna essere capaci di innovare se vogliamo rimanere uno Stato sovrano e democratico», avverte il direttore generale del Dis Vittorio Rizzi, segnalando che «assistiamo a un progressivo disgregamento dell'ordine internazionale». Si registra il numero più alto di conflitti rispetto al 1946. Ben 61 conflitti armati, la maggiore letalità dei conflitti e per la prima volta il numero delle autocrazie ha superato quello delle democrazie, 91 contro 88. Attualmente il 72% della popolazione mondiale vive in Paesi autocratici, nel 2004 era il 49%». Si registra inoltre una crescita della minaccia in ambito tecnologico, insieme a un'offensiva cyber sempre più marcata, che spesso - secondo il presidente del Copasir Guerini, porta le «impronte digitali di attori statuali molto evidenti, che si connettono anche a gruppi di hacktivisti che tradizionalmente svolgono attività di carattere malevolo. Ecco, questo credo che porti all'esigenza di accrescere la resilienza del sistema anche nell'ambito della guerra cognitiva. I mutamenti geopolitici vanno a minacciare gli interessi nazionali sia di sicurezza sia gli interessi specifici in determinati quadranti che possono essere interessati da difficoltà sotto il profilo energetico o delle vie di comunicazione».
Da gennaio gli 007 italiani sapevano dell'attacco in Iran
L'intelligence italiana sapeva dell'attacco in Iran «già a partire dal mese di gennaio», secondo quanto afferma il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli, in risposta a una domanda dei cronisti sugli attacchi di Usa e Israele. «Chiaramente non avevamo i dettagli dell'operazione, posso dire senza entrare nel merito, che era chiaro quale fosse l'obiettivo dell'operazione militare, anche perché il dispositivo era abbastanza evidente. Abbiamo rapporti ottimi e solidi con l'intelligence Usa e quella israeliana, che sono i due principali attori della situazione. Degli obiettivi poi dichiarati dal presidente degli Stati Uniti e dal premier israeliano chiaramente noi abbiamo avuto condivisione». Invece il sottosegretario Mantovano si sofferma sui problemi per le migliaia di italiani presenti nell'area del Golfo, parlando di «una intensa l'organizzazione per il rientro degli italiani e l'intenso lavoro diplomatico per affrontare, sul piano europeo e delle alleanze, le crisi in atto e intenso il lavoro per circoscrivere gli effetti anche dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici».
L'intelligenza artificiale e gli scenari in Ucraina
La minaccia ibrida non si contrassegna solo come capacità di manipolazione di informazione e, in una situazione di eccesso di informazioni, diventa cruciale distinguere il vero dal verosimile e dal falso. Nella relazione ci sono anche 5 test compiuti sull'intelligenza artificiale. «Se la Russia attaccasse la Nato nel 2035 che scenari avremmo? Lo abbiamo chiesto all'Intelligenza artificiale come farebbe un cittadino comune, ma con i nostri analisti, quindi con conoscenze diverse», osserva il direttore Rizzi, precisando che gli «scenari proposti sono stati tre: "Ibrido su Narva", "Blitz nei corridoi Suwalki", "Operazione marittima contro la Norvegia». Le informazioni arrivano pure da migliaia di satelliti, che gravitano nello spazio: «Nel 1978 si parlava del paradosso di Kessler, quando in orbita bassa c'erano solo 300 satelliti, ipotizzò il rischio di collisioni. Oggi siamo in un momento storico in cui orbitano 24 mila satelliti e nel 2035 potrebbero superare i 100 mila. Cosa accadrà? Il paradosso di Kessler sarà realtà? Secondo l'Ia, un rischio si potrebbe verificare nel 2032».
Il boom dei traffici in criptovalute e il calo dei flussi migratori
«Siamo passati da 59 mld di dollari di transizioni illecite in criptovalute nel 2024, a 150 mld di dollari del 2025», avverte ancora Rizzi. La criminalità organizzata è «la prima ad usare le criptovalute, le piattaforme cifrate, le tecnologie innovative: siamo passati da una criminalità a livello globale a metodi nonviolenti di infiltrazione del tessuto sociale economico e amministrativo, preferisce l'ingerenza socio economica che la minaccia esplicita». Sulle droghe, il piano nazionale contro l'uso del Fentalyn e delle altre droghe sintetiche, ha dato i suoi effetti, e l'Italia ha adottato una politica di prevenzione molto efficace. Mentre «sono diminuiti flussi di immigrazione irregolare del 3%" nell'ultimo anno mentre, tra il 2023 e il 2025, c'è stato un calo del 58%».
L'impegno per la sicurezza del Giubileo
I vertici dell'intelligence hanno poi parlato anche dell'«impegno straordinario con risultati straordinari» per la sicurezza del Giubileo, ricordando «che tutti gli eventi si sono svolti nella più assoluta cornice sicuritaria. Veniamo fuori dall'anno giubilare, a partire dall'apertura della Porta santa, sono arrivati 33 milioni di pellegrini, ci sono stati altri 40 grandi eventi, le celebrazioni di Papa Francesco, con 400 mila fedeli, l'intronizzazione di papa Leone, un impegno straordinario di tutte le componenti della sicurezza del Paese, con risultati straordinari, essendosi tutti questi eventi svolti nella cornice di sicurezza». E in conclusione, è il sottosegretario Mantovano ad auspicare che venga «archviata l'espressione "Servizi Segreti" che garantiscono forse like sui social, ma squalificano le nostre agenzie, perché per noi la segretezza è un mezzo, non la missione».
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