Il "fronte interno" dei tradizionalisti: «La fraternità San Pio X non può consacrare dei vescovi se non è in comunione con Roma»

Dopo l'appello del cardinale Sarah anche il fondatore della Fraternità di San Vincenzo Ferrer il domenicano tradizionalista Louis-Marie de Blignières prende le distanze dai lefebrviani di don Pagliarani di ordinare dei pastori il prossimo 1 luglio senza il mandato di Leone XIV
March 4, 2026
Padre Davide Pagliarani, superiore generale della Società di San Pio X, nella Casa generalizia a Menzingen (Svizzera)
Padre Davide Pagliarani, superiore generale della Società di San Pio X, nella Casa generalizia a Menzingen (Svizzera) / SICILIANI
Un pezzo del mondo tradizionalista fedele al Messale di San Pio V ma in comunione con la Chiesa di Roma di Leone XIV lancia un appello pubblico e chiede al superiore generale della Fraternità San Pio X, fondata da Marcel Lefebvre, don Davide Pagliarani, di tornare sui suoi passi e così sospendere le prossime ordinazioni episcopali, previste per il primo di luglio. È il caso del fondatore del Fraternità San Vincenzo Ferrer il domenicano spagnolo di formazione tomista e tradizionalista Louis-Marie de Blignières. In una lunga intervista a La Famille Chrétienne il religioso prende le distanze dalla decisione della Fraternità San Pio X di rompere, per l’ennesima volta, con la Sede Apostolica. Il teologo domenicano avverte che le imminenti consacrazioni episcopali dei lefebvriani costituiscono un atto intrinsecamente improprio: «Rinunciare alla comunione gerarchica è di per sé un male».  L’appello di De Blignières è una richiesta accorata ad evitare ulteriori scismi all’interno della Chiesa. Solo il 18 febbraio scorso la Fraternità Sacerdotale San Pio X aveva infatti respinto la proposta di «dialogo specificamente teologico» avanzata dal Dicastero per la Dottrina della fede. Il 12 febbraio vi era stato in Vaticano un “faccia a faccia” tra il prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale argentino Victor Manuel Fernández, e il superiore generale della Fraternità San Pio X, il sacerdote riminese 55enne Davide Pagliarani. La sospensione delle consacrazioni episcopali rappresentava alla luce del confronto del 12 febbraio scorso la condizione preliminare per consentire un ulteriore dialogo tra la Sede Apostolica e la comunità fondata dall'arcivescovo Marcel Lefebvre (1905-1991) e scomunicata tra il 1988 e il 2009. «L'annuncio delle nuove consacrazioni mi riempie di tristezza, ma non di vera sorpresa. Da diversi anni percepisco – si legge nell’intervista a de Blignières   questa evoluzione all'interno della Fraternità San Pio X , che non sembra più affatto interessata all'unità della Chiesa. La Fraternità San Pio X sembrava avviata su questa strada dal 2012, quando la rimozione di monsignor Bernard Fellay, tuttavia prossimo a un accordo con Roma, ha segnato una svolta e il progressivo allontanamento della Fraternità».

La presa di distanza di un teologo tradizionalista e amante del rito antico rispetto allo "strappo " di don Pagliarani

Louis-Marie de Blignières, classe 1949, fondatore e guida della Fraternità San Vincenzo Ferrer
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La presa di distanza del fondatore del Fraternità di San Vincenzo Ferrer ha un peso specifico nel complesso e variegato mondo tradizionalista perché lo stesso De Blignières proviene dalla Fraternità di San Pio X e addirittura nel 1977 ricevette l’ordinazione presbiterale da Marcel Lefebvre. Dal 1988 la Fraternità di San Vincenzo Ferrer grazie alla guida di questo frate si è riconciliata ufficialmente con la Santa Sede ed è stata approvata come Congregazione clericale con decreto della Pontificia commissione Ecclesia Dei. Sempre nel suo colloquio con La Famille Chrétienne De Blignières accenna a un dettaglio significativo. Che ha un sapore amaro: «È importante ricordare che il tradizionalismo era originariamente una legittima reazione alla crisi della fede, della catechesi e della liturgia. La Fraternità San Pio X, la cui fondazione fu istituita in modo regolare, contribuì in modo significativo allo sviluppo del tradizionalismo. La condanna profondamente ingiusta dell'arcivescovo Marcel Lefebvre nel 1975, la persistente opposizione di Paolo VI e l'ostilità dell'episcopato (soprattutto quello francese) esacerbarono la situazione. Questi fattori crearono, in Lefebvre e poi nei suoi successori, una sfiducia nei confronti della gerarchia che non è mai stata superata. Questa sfiducia, unita a un'escalation (non basata su una sana teologia) nelle critiche al Concilio e alla riforma liturgica, ha fatto sì che le successive aperture di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI fallissero». L’autorevole teologo domenicano confida ancora al periodico francese la sua amarezza per la scelta “senza se e senza ma” di don Pagliarani: «Consacrare vescovi contro la volontà del Papa e al di fuori della comunione episcopale equivale a opporsi alla legge divina». Una presa di distanza quella di Louis-Marie de Blignières del tutto simile alle parole espresse solo una settimana fa su questo “strappo” dei “lefebrviani” dal cardinale guineano Robert Sarah già prefetto della Congregazione del culto divino e della disciplina dei sacramenti. In un contributo apparso sul settimanale francese a fine febbraio, Le Journal du Dimanche e ripreso da altre testate, il porporato aveva invitato i lefebvriani a non disobbedire «alla legge della Chiesa», procedendo a una serie di ordinazioni episcopali senza il necessario mandato di Leone XIV.

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