«Contare le anime, non i follower»: la comunicazione della Chiesa secondo Montse Alvarado
La prima laica alla guida di un dicastero vaticano propone un cambio di paradigma nella lettura dei media digitali al servizio del Vangelo: non siano fini a stessi ma usati per condurre all’incontro ecclesiale

In una chiesa che sapeva di muffa, senza riscaldamento, nel sud del Messico, Montse Alvarado ha pianto: era Natale, il sacerdote era arrivato nella regione di Oaxaca dopo aver percorso trenta chilometri e quel giorno aveva altre sette comunità da visitare. Il don parlò dell'idolatria e di chi fosse Gesù, nessuno pretese nulla in cambio: «Questa è la mia Chiesa – disse ai genitori –, la Chiesa che mi regala molto più di quanto potrò mai sperare di ridare indietro». Alvarado ha raccontato questo episodio nel 2025, durante una relazione al Seminario sugli uffici di comunicazione della Chiesa promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce, il suo intervento era centrato sul tema della evangelizzazione nell'era digitale. Ieri papa Leone XIV l'ha nominata prefetto del Dicastero per la comunicazione, l'organismo che sovrintende a Vatican News, Radio Vaticana, L'Osservatore Romano e all'intero apparato comunicativo della Santa Sede. Entrerà in carica il primo novembre, succedendo a Paolo Ruffini.
Quarantenne, nata a Città del Messico, cittadina statunitense dal 2008, è la prima donna laica alla guida di un dicastero vaticano. Arriva dalla presidenza di EWTN News, la divisione informativa del più grande network cattolico del mondo, dove dal 2023 supervisiona piattaforme in sette lingue. Prima ancora, per quattordici anni al Becket Fund for Religious Liberty, ha partecipato a dodici cause sulla libertà religiosa vinte davanti alla Corte Suprema americana.
Nel suo intervento durante il Seminario promosso dalla Facoltà di comunicazione della Santa Croce, il punto di partenza del suo ragionamento fu una considerazione dal sapore di provocazione per i comunicatori cattolici: «Sarebbe davvero facile commettere l'errore di credere che la Chiesa, almeno negli Stati Uniti, sia in prima linea nell'evangelizzazione digitale – ha commentato –, soltanto perché il podcast Bible in a Year è al primo posto su Apple e il Rosary in a Year batte Joe Rogan con un milione di download». Tenendo conto che il 28% dei cattolici americani va a Messa ogni settimana (in Italia il 20%), Alvarado propone un altro criterio: più che contare i follower bisognerebbe contare le anime, cioè andrebbe verificato quante persone raggiunte online abbiano poi tradotto quell'esperienza in un incontro comunitario e sacramentale.
Per leggere il presente della comunicazione digitale, poi, Alvarado è partita da lontano, riproponendo la tesi della "parentesi di Gutenberg" formulata dal giornalista Jeff Jarvis: la stampa a caratteri mobili ha trasformato il mondo da un luogo che conversava in un luogo che consuma, e quella parentesi si sta chiudendo. Le paure di allora (la paura dell'abuso della nuova tecnologia e il desiderio di controllare ciò che veniva detto e scritto) sono identiche a quelle che oggi accompagnano l'intelligenza artificiale. Tuttavia Alvarado diffida della retorica dell'emergenza: Google ha 28 anni, Facebook più di 20, TikTok supera gli otto. «Per la mia generazione e per quelle successive – commenta il neo prefetto – questa non è una realtà emergente, è la realtà che è già qui».
La crisi di isolamento dei giovani, secondo la presidente di Ewtn News, già esisteva prima del Covid, la pandemia l'ha resa più visibile e la giornalista statunitense la abbina a un altro dato emerso da alcune ricerche americane. Secondo tali indagini, infatti, i giovani a cui si chiede se Dio li ama rispondono: «Come potrebbe mai amarmi?». Alvarado racconta questa ferita (che precede ogni discorso teologico) come una realtà a cui la comunicazione ecclesiale deve imparare a parlare.
Nella sua relazione romana, il nuovo prefetto della Comunicazione ha affrontato anche il ruolo dei media tradizionali: secondo il Reuters Institute, l'uso dei social per informarsi è in calo, mentre crescono la messaggistica e le piattaforme video, così i creatori di contenuti hanno bisogno di fonti autorevoli: la Chiesa, per Alvarado, deve essere una di queste, a patto di essere aperta, disponibile, facile da reperire. E, soprattuto, non deve dare per scontato che il pubblico conosca la Bibbia e il proprio linguaggio, perché i giovani «non possiedono più la vocazione del "cercatore"» e sono ormai abituati a farsi raggiungere dai contenuti senza approfondire.
Il modello di comunicazione, secondo Alvarado, è Madre Angelica, la clarissa fondatrice di EWTN: diretta, autentica, capace di sfondare la quarta parete senza filtri. Il digitale, nella visione di Montse Alvarado, resta uno strumento: «Noi facciamo leva sull'offerta dell'incontro perché dietro ogni contenuto cristiano c'è una narrativa ben precisa, un invito ad aggregarsi al Corpo di Cristo, un invito a scollegarsi dai dispositivi e allontanarsi dai social, per unirsi alla Messa, ai gruppi di studio della Bibbia o per fare una passeggiata in campagna come faceva Pier Giorgio Frassati», la destinazione, quindi, non è mai il media, ma è sempre altrove. La relazione alla Santa Croce si è chiusa con una domanda rivolta alla Alvarado: «In che modo possiamo creare questo tipo di incontro attraverso l'ambito digitale, cosicché altre persone possano vivere in prima persona quegli incontri rivoluzionari in grado di toccare e convertire i cuori?». La presidente di Ewtn ha indicato la sua ricetta: «La vera strategia è chiedersi: quali tematiche faranno sicuramente breccia nel target di riferimento? Lanciare pacchetti di informazioni su ogni argomento non porterà lontano, ogni storia trova un destinatario particolare». Per questo ogni media ha un pubblico di riferimento e ogni agenzia d'informazione vuole farsi leggere da una tipologia specifica di lettori, che vanta un nome, dei tratti personali e un proprio background. Secondo la Alvarado, in definitiva, «bisogna essere estremamente focalizzati per poter comprendere appieno il proprio pubblico e aiutarlo a vincere la propria ignoranza. Un obiettivo che si può raggiungere in due modi: tramite inviti espliciti e tramite l'utilizzo di testi incredibilmente personali. Ecco da dove inizierei». Sarà questo il suo inizio anche nel Dicastero di Piazza Pia? I presupposti ci sono tutti.
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