Infrastrutture nel mirino, fuga dei miliardari, Borsa a picco: tre indizi sulla crisi russa
di Giuseppe D'Amato, Mosca
Cosa sta succedendo a Mosca? Si moltiplicano i segnali preoccupanti, con l'economia reale che soffre sempre di più il perdurare dello scontro con l'Ucraina e la riduzione sistematica dell'export di grano. Non solo: coprire i buchi di bilancio per il Cremlino è sempre più un problema

Segnali sempre più preoccupanti per l’economia russa. Mentre gli attacchi alle navi e ai porti rischiano di mettere a soqquadro il mercato mondiale del grano, la Borsa di Mosca non riesce a fermare la sua lenta e inesorabile discesa da cinque mesi a questa parte.
La crisi della benzina, causata dal bombardamento delle infrastrutture energetiche da parte dei droni ucraini, e i buchi di bilancio nel budget statale sono grattacapi non da poco per il Cremlino a due mesi dalle legislative di settembre. Ma non solo. Il sistema bancario si sta preparando al prossimo inevitabile aumento del tasso di interesse da parte della Banca centrale russa, che ha l’obiettivo di tentare di attutire la nuova vampata di inflazione, causata dall’impennata dei prezzi dei carburanti. Gli imprenditori – critici per la politica monetaria fin qui seguita – adesso lo saranno molto di più. Secondo la Confindustria russa un tasso già così alto strozza le aziende, figurarsi nel prossimo futuro. Notizie di fallimenti societari e di licenziamenti di personale si rincorrono da tempo.
Nelle acque del mar Nero russi e ucraini se le stanno dando di santa ragione. Nelle ultime ore si ha notizia di quattro navi cargo attaccate sulla rotta dell’export dei cereali. Il governo di Mosca ha promesso agli agricoltori di garantire le forniture di gasolio per permettere il raccolto, ma il quadro generale appare precario. In breve, il cosiddetto “granaio” del mondo (quello comune tra Russia e Ucraina) è in pericolo. Gli attacchi ucraini, che hanno bloccato nel Mar d’Azov le operazioni nei porti di Azov e Taman, hanno ridotto l’export russo di grano. Secondo le previsioni di SovEcon, a luglio i russi esporteranno 1,5 milioni di tonnellate di grano – ossia, un terzo in meno rispetto allo stesso mese del 2025 (2,1 milioni di tonnellate) e la metà della media degli ultimi 5 anni (3,1 milioni di tonnellate).
Da fine febbraio la Borsa russa arretra costantemente. Un tale declino non si osservava dal 1997, l’anno precedente al default del 1998. Da inizio luglio le azioni delle principali compagnie del Paese hanno perso in media circa il 20 per cento: Gazprom -21%, Aeroflot -26%, Nornickel -24%.
Cosa sta succedendo? La geopolitica ormai detta legge, spiegano gli esperti. Inoltre, secondo l’agenzia Bloomberg, i miliardari vicini al potere moscovita stanno portando i soldi all’estero.
Per cercare di nascondere la gravità della crisi della benzina, razionata in decine di regioni, il Cremlino sta facendo trasportare nella capitale quantitativi rilevanti di combustibile. Del resto, è a Mosca, dove tradizionalmente si decidono i destini della Russia. Nell’estate scorsa il buco nel bilancio federale era enorme e fu coperto a fatica. Adesso non si hanno dati precisi per ovvie ragioni. La guerra in Iran ha fatto sì affluire in primavera capitali insperati dalla vendita di petrolio, ma quanto entrato è già uscito per pagare compensazioni alle aziende colpite dai droni ucraini. Insomma, un bel rebus.
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