Le "vacanze anti-guerra" in Italia di 400 ragazzi di Kiev

di Giacomo Gambassi, inviato a Kiev
Il cardinale Matteo Zuppi ha salutato i giovani alla stazione della capitale ucraina mentre scattava l’allarme antiaereo: «Costruiamo insieme un futuro senza paura». Iniziativa di Caritas e Cei
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July 20, 2026
Le "vacanze anti-guerra" in Italia di 400 ragazzi di Kiev
Il presidente della Cei Matteo Zuppi alla stazione di Kiev ha salutato i giovani in partenza per l'Italia
L’allarme antiaereo scatta mentre i ragazzi salgono sulla carrozza del treno che le Ferrovie di Stato ucraine hanno riservato per loro. Bambini e adolescenti che hanno con sé valigie, cuscini e persino peluche da sistemare nelle cuccette. Sul finestrino l’indicazione dell’itinerario: Kiev-Przemysl. Dalla capitale dell’Ucraina alla prima cittadina della Polonia appena oltre il confine. Porta d’accesso all’Europa e, per il gruppo di giovanissimi, anche crocevia verso l’Italia. È la destinazione finale del loro viaggio. Perché la Penisola li accoglierà per le vacanze anti-guerra coordinate dalla Caritas italiana. A salutarli lungo le pensiline un ospite d’eccezione: il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Con un gesto pubblico conclude le sue quattro giornate di missione umanitaria in Ucraina. «Ai ragazzi che portano dentro il dolore e le ferite di un conflitto – spiega fra i binari – vogliamo testimoniare che è possibile un mondo senza guerra e che c’è tanta gente impegnata a seminare il bene». Poi aggiunge: «Loro sanno bene che cosa sia il dramma della guerra e lo raccontano senza finzione partendo dal cuore, come deve essere».
In particolare, quelli che il cardinale abbraccia nella stazione centrale di Kiev sono «bambini tornati in Ucraina dopo essere stati deportati dall’esercito di Mosca in Russia o nei territori occupati oppure sono figli di soldati caduti in battaglia o dispersi», racconta Andriy Pasternak, capo del quartier generale dei Servizi di sicurezza, che ha organizzato il gruppo. «Gruppo che potrà vivere due settimane di serenità, di riabilitazione psicologica e, direi, di rinascita, grazie alla Chiesa cattolica, all’ambasciata italiana in Ucraina e all’ambasciata ucraina presso la Santa Sede. A loro va il nostro grazie perché consentono ai ragazzi di tornare a credere in se stessi e nel domani», sottolinea l’agente dell’intelligence. Infatti, con Zuppi, ci sono sia il rappresentante dell’Italia a Kiev, l’ambasciatore Carlo Formosa, sia l’omologo ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash. Assieme a loro il nunzio apostolico in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas. È il presidente della Cei a essere circondato dai più piccoli per i selfie. A tutti Zuppi chiede di «costruire insieme un futuro senza missili o armi, dove non si abbia paura che in ogni momento possa suonare una sirena», spiega mentre il ronzio dell’allarme ferma le partenze dei treni per ragioni di sicurezza.
Sono quattrocento i ragazzi e gli accompagnatori che partecipano all’edizione 2026 dei soggiorni estivi targati Cei. Un’esperienza racchiusa nello slogan “È più bello insieme”, nome del progetto lanciato durante i primi mesi dell’invasione russa nel 2022. «Fin dalla sua nascita – afferma il direttore nazionale don Marco Pagniello – rappresenta uno dei segni più concreti della vicinanza della rete Caritas alla popolazione ucraina.
Nel corso degli anni il progetto è cresciuto e si è consolidato, diventando un percorso stabile di accoglienza e solidarietà che coinvolge numerose comunità ecclesiali e realtà territoriali italiane». Quest’anno cinquanta bambini hanno già fatto tappa in Emilia-Romagna, fra le diocesi di Faenza-Modigliana, Ravenna-Cervia e Imola. Altri cento sono stati nella diocesi di Aversa, cinquanta in quella di Capua, un numero analogo a Teggiano-Policastro e nella diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. Fino al 2 agosto Jesi e Ancona aprono le loro case a cinquanta giovanissimi, mentre ulteriori cinquanta vengono accolti fino al 26 luglio dalle Acli del Piemonte. «Inoltre la Caritas italiana sostiene le diocesi che organizzano in autonomia itinerari di accoglienza per i minori ucraini», dice il direttore. E continua: «L'iniziativa non si limita a offrire ospitalità per alcune settimane, ma promuove l’incontro tra popoli, rafforza la cultura della solidarietà e genera relazioni capaci di continuare nel tempo. Così l’accoglienza diventa un cammino di fraternità che costruisce ponti di amicizia, vicinanza e speranza, andando oltre l’emergenza».
Giacomo Gambassi

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