Vacanze sempre più care: così cambiano le abitudini degli italiani
Secondo le rilevazioni del Centro di formazione e ricerca sui consumi, rispetto a 10 anni i prezzi dei voli nazionali sono quasi triplicati. Più cari anche gli altri trasporti, i pernottamenti e il cibo

Andare in vacanza d'estate costa sempre di più agli italiani. I prezzi dei beni tipici del periodo, uniti alle tariffe dei trasporti hanno infatti subito una costante escalation negli ultimi 10 anni, modificando profondamente le abitudini delle famiglie, che se prima potevano permettersi in questa stagione viaggi della durata media di 11 giorni concentrati nel mese di agosto, oggi fanno viaggi più corti, di tre o quattro notti fuori casa al massimo e spalmati nei mesi di giugno, luglio e settembre, quando le tariffe sono più basse. È quanto emerge dalla lettura delle rilevazioni del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), che ha messo a confronto i listini di beni e servizi datati 2016 con quelli in vigore oggi, per quantificare appunto il maggiore esborso per i consumatori.
Il rapporto è elaborato dall'analisi dei dati ufficiali Istat. L'analisi conferma dunque alcune tendenze già osservate in diversi report, oltre che nell'esperienza di ciascun cittadino. «I pesanti rincari che si sono abbattuti negli ultimi anni sul comparto dei viaggi e del turismo hanno modificato profondamente le abitudini degli italiani, che adottano strategie di sopravvivenza per concedersi una villeggiatura senza svuotare i portafogli», ha spiegato il presidente del comitato scientifico del C.r.c., Furio Truzzi, riferendosi, per esempio, alle scelte sulla quantità e la distribuzione dei pernottamenti. A risaltare maggiormente è il record dei rincari sulle tariffe aeree. In 10 anni i prezzi dei voli nazionali sono quasi triplicati, aumentando del +193,3%. Più contenuto ma comunque alto il rincaro sui voli europei, che costano oggi il 187% in più rispetto al 2016. Un +68% si registra per gli intercontinentali, che tuttavia pagano oggi lo scotto di una minore domanda a causa della guerra in Iran e delle incertezze generate dalla situazione nello stretto di Hormuz.
Se si scelgono altri trasporti non va meglio. Le tariffe dei traghetti risultano quasi raddoppiate e segnano una crescita del +92,1%. Sempre in ambito trasporti, chi si sposta in auto deve far fronte a un gasolio che costa in media il 61% in più rispetto a 10 anni fa (+28,5% la benzina), mentre per le auto a noleggio si spende quasi il 28% in più. I biglietti dei treni salgono del +27,6%, mentre i pedaggi registrano un rincaro, seppur meno marcato, al +10,3% nel periodo preso in esame.
Una volta arrivati a destinazione, scegliere dove alloggiare potrebbe essere ancora più complicato. Dormire in una camera d'albergo risulta più costoso del 69%, mentre i listini di villaggi vacanza e campeggi salgono solo del 22%. Ma i pacchetti vacanza tutto compreso rincarano di ben il 46% in 10 anni.
Non va meglio se si guarda al carrello della spesa. Per esempio, i pomodori segnano prezzi in aumento del 74% in 10 anni. In generale, mangiare qualcosa di genuino e fresco costa molto di più: l'insalata è in media il 41% più cara, mentre la frutta fresca è al +39,8%. Senza parlare dei cibi più golosi ed estivi, proprio quelli che magari si consumano di più proprio quando si è in vacanza. I gelati sono rincarati del 36%. Una cena a base di pesce costa un terzo in più (+33,7% su tutti i prodotti ittici), stesso aumento in percentuale dell'acqua minerale, al +33%. Per le bibite analcoliche i prezzi aumentano del 30%. Va invece meglio per alcuni alcolici: i prezzi della birra rispetto al 2016 sono saliti appena del 16%. Tra i beni sempre più "preziosi" (in tutti i sensi) di queste estati sempre più calde e afose, c'è poi il climatizzatore. Rispetto a 10 anni fa il salasso per l'acquisto dei condizionatori per la propria casa è aumentato, ma fortunatamente meno di altro, al +15%.
È per queste ragioni che oggi, commenta ancora Truzzi, «si prediligono sempre più mete vicine e facilmente raggiungibili, in modo da contenere i costi di trasporto. La percentuale di chi sceglie destinazioni estere per le proprie vacanze estive si è più che dimezzata, passando dal 25,5% del 2016 al 12% dello scorso anno».
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