L’algoritmo che “risuscita” i propri cari. Soltanto fiction?

La serie tv americana “Matlock” immagina una madre che dialoga con la figlia morta attraverso un sistema di Intelligenza artificiale. Pare impossibile, ma è vero che la tecnologia non sembra fermarsi davanti a nulla
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July 19, 2026
L’algoritmo che “risuscita” i propri cari. Soltanto fiction?
Emergono molte realtà dalle serie televisive americane, che anticipano – come da sempre, dalle mode alle rivoluzioni – la diffusione nel Vecchio Continente. Modifiche culturali più o meno dirompenti, che l’Europa più riflessiva digerisce lentamente, negli Stati Uniti hanno già prodotto i loro effetti. E come un tempo con i telefilm, oggi le serie riportano in anticipo per noi europei le conseguenze di scelte rilevanti. Basta pensare al Fentanyl nato per esigenze mediche e alle conseguenze che ha prodotto, ben visibili in molte fiction.
Da anni – altro esempio – la maternità surrogata viene praticata in America, ma mentre da noi si cercano soluzioni per non discriminare i bimbi nati da chi ricorre alla pratica vietata dal nostro Paese, le fiction raccontano storie strazianti di madri naturali che al momento del distacco fanno prevalere il proprio diritto a non “cedere” il neonato. O la tensione con cui le coppie seguono la gravidanza surrogata nel timore dei ripensamenti. O, al contrario, il rifiuto dell’ultimo momento dei genitori per conto terzi. O, peggio ancora, i molteplici casi di coercizione di donne in difficoltà perché diventino madri in batteria. Se non giovani donne straniere rapite in base alle caratteristiche somatiche per soddisfare le richieste dei “clienti”. Insomma, quello che da noi ancora qualcuno vorrebbe presentare come un gesto di solidarietà si è già rivelato – e da parecchio – un vero groviglio di violazioni e violenze psicologiche o fisiche.
Ma gli spugnosi Stati Uniti, che recepiscono, studiano ed elaborano in fretta i progressi della scienza e della tecnica, continuano a farsi travolgere dai fatti, in nome del progresso “first”, pure senza regole. Così, mentre l’Italia e gli alleati dell’Unione cercano di superare i ritardi negli studi sull’IA, nel Nuovo Mondo l’IA ha già pervaso le vite degli americani. E senza regolamentazioni, che per molti risultano odiose perché sanno di freno alla ricerca (e al profitto), si producono risultati che hanno dell’aberrante. Papa Leone XIV ha appena pubblicato la sua prima enciclica Magnifica humanitas per richiamare alla centralità della persona umana nelle sfide di oggi e di domani.
Il caso ancora non troppo diffuso della “risurrezione dei morti” può provocare qualche brivido. Nella seconda stagione (del 2025) della serie Matlock, dove la simpatica, intelligente e scaltra anziana protagonista cerca giustizia per la figlia morta, la curiosità e il comprensibile desiderio di rivederla e riascoltare la sua voce porta la saggia avvocata (che pure aveva trovato riprovevole la creazione della stessa app) ad avvalersi del programma che la mette in una sorte di videochiamata con la ragazza. Non solo: consapevole di trovarsi di fronte al prodotto di un algoritmo, nutrito da impostazioni decise e alimentate da lei stessa, Madeleine si rende conto di aver sviluppato una “dipendenza” dal prodotto, non meno tossica di quella che le aveva ucciso la figlia.
Dunque, la dipendenza. Qui sta uno dei diversi risvolti, che non è neppure il più grave. La necessità di continuare a frequentare il personaggio (non si può certo parlare di figlia ma dell’immagine creata dall’IA) non si sa dove può portare la madre in lutto. Perché – e questa è una delle denunce più inquietanti degli ultimi tempi – l’IA in vari casi già sta sfuggendo di mano agli “autori”. Il personaggio che le parla offre consigli su come comportarsi con il figlio rimasto a crescere con i nonni. Consigli che nella vita reale potrebbero degenerare, come sta accadendo a vari algoritmi. E magari convincere l’utente a intraprendere sotto l’effetto di questa sorta di ipnosi strade che lo portano a parlare con una macchina. Oggi molti ragazzi si rifugiano in casa e si sentono gratificati dalle conversazioni con il mondo virtuale, che viene plasmato in base alle proprie aspettative.
Un genitore tende a forgiare il proprio figlio fin da bambino, anche immaginando un futuro brillante – perché no – sopra la media delle aspettative. Poi, per lo più, la realtà nella crescita apre prospettive diverse, più o meno rosee, ma che non modificano l’amore nei confronti del figlio, di cui col tempo si impara ad apprezzare l’unicità, e soprattutto a rendersi conto che è una persona libera e autonoma da noi.
Nel caso degli amici e parenti morti, però, sembra di toccare il fondo. Che l’uomo nel corso della propria vita possa cercare di farsi Dio della sua porzione di storia non è una novità. Abbiamo ascoltato di recente un fuori onda del presidente cinese Xi Jinping sulla possibilità di vivere fino a 150 anni nel corso di questo secolo, mentre il presidente russo Putin suggeriva la possibilità di continui trapianti di organi per un progressivo ringiovanimento biologico.
Ma che ora si possa decidere di “risuscitare morti”, e per di più modificandoli a piacimento, scegliendo quali caratteristiche lasciar sviluppare al personaggio grazie alla preferenza delle informazioni immesse nel sistema, ebbene, qui si va ben oltre.
Nel 1996 nasceva la pecora Dolly, il primo essere vivente clonato dalle cellule di una sua simile. E già Steven Spielberg nel 1993 aveva raccontato egregiamente in Jurassic Park come la situazione poteva passare il confine. Dare agli umani la possibilità di “risuscitare morti” sembrerebbe un gradino in più. Da scendere, però, verso un fondo che potrebbe essere duro da risalire.

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