La “Festa di Avvenire” a Lerici: i primi 50 anni e il testimone ai giovani
Dal 18 al 31 luglio l’edizione che segna il mezzo secolo di incontri nel Golfo dei Poeti raccoglie l’eredità dei “padri” (come il parroco fondatore don Franco Ricciardi) e la rilancia con i figli e i nipoti. In Liguria la storia di una comunità legata a doppio filo al “suo” quotidiano

Cinquant’anni di vita insieme non sono un numero, seppure considerevole: sono una prova. La prova che dietro il lungo sodalizio tra Avvenire e la comunità parrocchiale di Lerici, paesino di struggente bellezza nel Golfo dei Poeti, c’è qualcosa che dura oltre il tempo e supera ogni ostacolo. Per dirla con Pascoli, qualcosa di nuovo, anzi di antico...
Pensiamoci bene: era tutto un altro mondo nel 1976, un’altra società, altre sfide, altri ritmi di vita, niente cellulari, né internet, né social. Era in quell’Italia così diversa da oggi che un parroco indimenticato, don Franco Ricciardi (guai a chiamarlo monsignore), era innamorato della sua gente e del “suo” giornale, unendoli in quella Festa di Avvenire giunta alla cinquantesima edizione. La barra del timone forgiato da don Ricciardi, parroco a Lerici per 22 anni, ha traghettato la Festa attraverso mezzo secolo di cambiamenti e fatti epocali, tra evoluzioni e involuzioni, dalla contestazione sino alle leggi su divorzio e aborto, dagli anni di piombo al trionfo del capitalismo, dalle rivoluzioni sociali a quelle tecnologiche, dalle Carte internazionali che sancivano un mondo “mai-più-guerre” ai conflitti oggi devastanti... E Lerici è sempre lì con l’annuale appuntamento, tra approfondimenti e incontri con artisti, scrittori, filosofi e cantanti, tutti nomi celebri eppure disposti, per attrazione fatale, ad ascoltare il richiamo del golfo e parlare al cuore del paesino ligure.
Nei decenni di eventi legati alla parrocchia di San Francesco (che è pure santuario di Nostra Signora di Maralunga) sono passati, tra i tanti, la scrittrice Susanna Tamaro e il cardinale Ersilio Tonini, il biblista Gianfranco Ravasi e il giornalista comboniano Giulio Albanese, il sacerdote antimafia don Luigi Ciotti e la fondatrice di Nuovi Orizzonti Chiara Amirante, il presidente della Cei Matteo Zuppi e il regista Pupi Avati, la psichiatra polacca Wanda Pòltawska amica di papa Wojtyla e il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, don Maurizio Patriciello e il cantante dei Pooh Red Canzian...: le mille sfaccettature di questa umanità che, qualsiasi mestiere faccia, sonda la vita e ne indaga il senso ultimo.
“Artigiani di pace”, il tema di quest’anno, è affidato al cardinale Jean-Marc Aveline, presidente dei vescovi francesi, voce forte di una Chiesa che lotta perché tutti i nati sotto lo stesso cielo siano fratelli e sorelle con uguali diritti. Le sponde del Mediterraneo le ha unite con la sua stessa vita, nato in Algeria nel 1958 e approdato da bambino a Marsiglia, dove nel 2019 papa Francesco lo ha nominato arcivescovo della città. Sarà lui il 30 luglio a ricevere il “Premio Narducci”, altra intuizione di don Ricciardi, al quale il cardinale stesso quella sera dedicherà una targa.
Lerici ha dunque aperto una strada e insegnato un metodo. Lo hanno seguito altre Feste di Avvenire, a Bibione (20 anni compiuti), a Grado, a Praia a Mare (al suo esordio). Il segreto della longevità a Lerici è chiaro: una parrocchia che è sempre stata tutt’uno con la popolazione, una Festa sentita da tutti, una schiera di volontari che lavorano per mesi (cucinano per le serate di sagra, organizzano la caccia al tesoro per i bambini e quel Popotus che a sua volta compie 30 anni, allestiscono la piazza e disegnano le scenografie per il Premio...). Ma soprattutto il bene più prezioso, senza il quale non c’è futuro: i giovanissimi. Le nuove generazioni qui si saldano con chi ha l’esperienza data dagli anni: così la devozione alla Madonna di Maralunga, la vita attiva della parrocchia e persino il teatro dialettale diventano patrimonio di tutti.
Se ad aprire la Festa ieri è stato il vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato Luigi Ernesto Palletti nella Messa celebrata con don Federico, il parroco che da anni ha raccolto il testimone, saranno proprio i ragazzini a chiuderla il 31 sera, recitando nella compagnia “Marilontani” (appunto Maralunga): da 27 anni nell’inverno scelgono un’opera, la traducono in lericino, la imparano a memoria, curano abiti e scene, recitano come professionisti... La più piccola ha 4 anni, il più grande 40: solo così la storia continua.
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