Saldi estivi tra le fatiche del settore: «Si conferma il traino di turismo e qualità»
Gli sconti segnano un andamento positivo, in linea con gli ultimi anni, secondo Fismo-Confesercenti e Federazione Moda Italia-Confcommercio. Tuttavia, la concorrenza sleale degli e-commerce mette a dura prova i negozi. «Vogliamo le stesse regole per tutti», dicono le associazioni

“Sconti”, “Sconti”, “Sconti”: con il solstizio d’estate appena alle spalle, il 4 luglio tutti i negozi d’Italia si sono tinti di scritte che annunciavano i saldi di fine stagione. «Ma come si può parlare di “fine” se l’estate e appena cominciata e molti negozi stanno ancora ricevendo merce? Andrebbero chiamati “saldi di inizio stagione”», sintetizza Francesca Recine, presidente della Federazione Italiana Settore Moda (Fismo) di Confesercenti.
I saldi, infatti, sono partiti da due settimane e già si vede «un andamento positivo, in linea con gli ultimi anni», ammette. Inoltre, «nonostante non ci siano più le partenze col botto per via delle promozioni continue, le aspettative dei cittadini si confermano alte, con il 68% degli italiani che in un sondaggio precedente al 4 luglio si è dichiarato in attesa della partenza dei saldi, con una spesa media preventivata di 209 euro a testa». Tra i saldi sempre più anticipati e le svariate promozioni durante l’anno – chiarisce però Recine –, la distinzione tra stagione e fuori stagione si è assottigliata, mettendo in difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese del commercio, «con margini già erosi dai costi sempre più alti, a partire da quelli degli affitti dei locali». A venire meno, spiega, è la stessa ragione d’essere dei saldi: «Nascono per smaltire l’invenduto, ma come si può parlare di “invenduto” quando quegli articoli stanno ancora arrivando sugli scaffali?». È con queste motivazioni che Fismo–Confesercenti a giugno scorso ha lanciato una petizione che chiede di riportare equilibrio nel settore, a partire da una revisione del calendario dei saldi, «slittando l’inizio alla prima settimana di agosto». Il punto, per la presidente, è trovare delle strategie per tutelare quei negozi di tradizione e qualità, «che offrono una differenziazione unica nei nostri centri storici e, come si conferma anche con i saldi di quest’anno, hanno sempre un’appetibilità superiore per i turisti». Ma la richiesta più importante è che ci siano regole uguali per tutti: «Le tempistiche sugli sconti vanno fatte rispettare anche online. Nei 30 giorni di inibizione alle vendite promozionali, nel web succede di tutto e nessuno vigila. Vogliamo norme e controlli severi».
L’elefante nella stanza è la concorrenza sleale dell’e-commerce anche per Giulio Felloni, presidente della Federazione Moda Italia-Confcommercio: «Il nostro motto è stesso mercato stesse regole. Online vediamo per esempio prodotti di bassissima qualità che non rispondono alle logiche di sostenibilità e sicurezza. Nei negozi fisici, invece, le etichette riportano ogni informazione di qualità e provenienza». Ma la concorrenza più spietata, specifica, «arriva dai nostri fornitori, che vendono gli stessi prodotti direttamente sul loro sito, trattandoci come le belle vetrine per pubblicizzare e dare consulenza a titolo gratuito». Certo è che «sul tema qualità andrebbe educato il consumatore a rifiutare la logica dell’usa e getta. Se si spende di più per capi di miglior qualità, quel costo si ammortizza perché l’indumento dura di più».
Le sfide del settore, dunque, per il presidente non sono legate tanto all’anticipo dei saldi «che va incontro al cliente e dà una spinta ai consumi». Il primo sabato di sconti, ricorda, «ha registrato un incremento medio del 3% rispetto al 2025, un inizio sicuramente positivo, anche se poi c’è stato un assestamento per via del caldo africano che riduce le ore in cui si può uscire». E un contributo importante l’ha dato il turismo: «Siamo solo all’inizio, ma possiamo già dire che l’afflusso dei turisti ha determinato gran parte di quel riscontro positivo. In questi saldi si conferma che il turista oggi cerca qualità, riconoscendo il “know-how” italiano». Per tutelare sia i consumatori che i commercianti che garantiscono l’eccellenza che il mondo intero ci riconosce, continua, servono misure strutturali: «Tra le nostre priorità ci sono il rilancio dei consumi attraverso il bonus moda per il cliente che acquista prodotti sostenibili e di qualità nei negozi di prossimità, ma anche una riduzione dell’Iva su questi prodotti Made in Italy; una detrazione d’imposta sugli affitti; la detassazione dei magazzini per affrontare il nodo delle rimanenze che si svalutano». Sono misure, promette, che inciderebbero sui margini molto più di atro e darebbero al commercio di vicinato quella fiducia della quale ha bisogno per ripartire.
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