La missione «pastorale e diplomatica» di Gallagher in Ucraina. «Così il demonio ci attacca»
di Giacomo Gambassi, inviato in Ucraina
Notte di bombardamenti russi su tutto il Paese: presa di mira Kiev dove si trova l’arcivescovo. Il “ministro degli Esteri” vaticano annuncia colloqui con i vertici del Paese per aprire vie di dialogo. «Porto la vicinanza del Papa». La Messa nel santuario della Madonna di Berdychiv a cui affida l’«invocazione di pace e di giustizia»

Una «missione duplice, sia pastorale sia diplomatica». È lo stesso arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede, a raccontare lo spirito delle sue giornate in Ucraina che terminano oggi. Una visita come inviato di Leone XIV che «mi ha chiesto espressamente di assicurarvi la sua vicinanza spirituale», spiega nel santuario di Berdychiv che, secondo la devozione popolare, è la casa della “Regina delle steppe dell’Ucraina”. E una visita dal profilo politico in un Paese che dopo quattro anni e mezzo di guerra non scorge all’orizzonte né la riapertura dei negoziati, né una pausa delle ostilità.

Nella capitale il “ministro degli Esteri” vaticano incontra Volodymyr Zelensky in un momento delicato per il presidente: le proteste di piazza per la cacciata dell’ex ministro della Difesa e le tensioni con i vertici delle forze armate. «Colloquio cordiale» che ha al centro «gli sforzi per una pace giusta e duratura», sintetizza sui social la segreteria di Stato. Da parte del leader ucraino il ringraziamento al Papa e alla Santa Sede «per le preghiere e il sostegno al nostro popolo», fa sapere il resoconto della presidenza ucraina, più ampio e dettagliato. «Siamo molto grati che il cardinale Matteo Zuppi sia stato qui in occasione della Giornata dello Stato ucraino. E, naturalmente, attendiamo con impazienza la visita di papa Leone. Potrebbe essere un evento davvero storico e soprattutto di sostegno», fa sapere Zelensky.
Il presidente richiama la “staffetta” fra l’arcivescovo di Bologna e Gallagher. Infatti il viaggio del segretario per i rapporti con gli Stati segue a distanza di pochi giorni la nuova tappa della missione “umanitaria” di Zuppi che lo ha portato già due volte anche a Mosca. Visita, quella da lunedì a giovedì scorsi, che lo ha visto varcare i cancelli di un campo di detenzione per prigionieri di guerra russi nella regione di Leopoli e poi essere impegnato in una serie di colloqui per rafforzare uno dei pochi canali aperti fra Kiev e Mosca in cui la Santa Sede, con la segreteria di Stato e la rete delle nunziature, gioca un ruolo di primo piano: il canale per lo scambio dei reclusi, per la restituzione dei bambini, per la ricerca dei dispersi, per la riconsegna delle salme dei caduti in battaglia. Nell’incontro con Gallagher è Zelensky a esprimere «speciale gratitudine per l’assistenza fornita nel rimpatrio dei bambini ucraini rapiti dalla Russia» auspicando «di accelerare il ritorno dei civili, in particolare dei più piccoli».

Intento dell’iniziativa della Santa Sede è offrire vie o strumenti per arrivare alla pace. E, nel solco di una tradizione secolare, cerca di porsi come terreno neutro nel quale le parti possano ritrovarsi. Non è un caso che Zelensky elogi la disponibilità vaticana «a ospitare un incontro a livello di leader e il continuo impegno profuso per favorirne la realizzazione».Il colloquio diventa anche l’occasione per fare il punto sia sugli «sforzi diplomatici per porre fine alla guerra», sia sui «colloqui con i partner statunitensi». Nell’agente entra, poi, «l’opera della Chiesa in Ucraina» con «il supporto che il clero offre». E, secondo il comunicato ucraino, la Santa Sede sostiene il percorso di «adesione all’Unione Europea».

Prima del leader ucraino, Gallagher si confronta con il suo omologo, il ministro degli Esteri ad interim, Andrii Sybiha, che lo ringrazia per «aver visitato l’Ucraina in un momento in cui la Russia continua a intensificare» i raid contro le città. L’arcivescovo lo sperimenta nella notte fra sabato e domenica quando Kiev viene attaccata in maniera massiccia. Più di 40 missili e 120 droni si abbattono sull’intero Paese, la maggior parte nella metropoli dove Gallagher si trova. Devastato il quartiere intorno alla stazione della metropolitana Lukyanivka, non distante dalla nunziatura apostolica. Tremano porte e vetri della palazzina della rappresentanza pontificia in cui è accolto il presule, riporta Vatican News al seguito della delegazione. Nel colloquio con Sybiha, fa sapere la segreteria di Stato sui social, Gallagher rinnova «la vicinanza della Santa Sede al popolo ucraino». Il ministro, invece, ricorda come «quasi 740 luoghi di culto di diverse fedi e confessioni siano stati danneggiati o distrutti dagli attacchi russi», si legge nel rapporto ucraino. Da qui «l’urgente necessità di proteggere il patrimonio religioso e culturale, in particolare dopo il recente attacco russo al monastero di Pechersk Lavra a Kiev», uno dei polmoni della spiritualità ortodossa slava che l’arcivescovo ha visitato sabato. Nel confronto anche il riferimento alla campagna russa «di reclutamento di mercenari in tutto il mondo» che l’Ucraina chiede di fermare. Una realtà toccata con mano da Zuppi incontrando i prigionieri targati Mosca, una parte dei quali originari di Asia, Africa e America Latina. Visita, quella di Zuppi, che crea malumori nell’opinione pubblica ucraina: la lettura che se ne dà è quella di vicinanza a una parte, mentre il cardinale ha già manifestato il proposito di poter fare altrettanto con i detenuti ucraini in Russia.

C’è bisogno di non cedere allo «scoraggiamento», alla «disperazione» e alla «delusione» di fronte al «demonio della guerra che ci attacca», sprona Gallagher nella Messa che presiede domenica davanti alla Madonna di Berdychiv, dal nome della cittadina nella regione di Zhytomyr, a 180 chilometri da Kiev, dove si trova il santuario affidato ai Carmelitani Scalzi che custodisce l’immagina cara ai cattolici di rito romano. È la patrona dell’Ucraina, come hanno stabilito i vescovi latini, che viene festeggiata nella memoria liturgica della Vergine del Carmine. Ricorrenza che quest’anno coincide con il 25° della visita di Giovanni Paolo II in Ucraina e il 35° del ripristino delle diocesi latine dopo la fine del regime sovietico. Un doppio anniversario per il quale Gallagher è giunto in Ucraina. Alla Vergine l’arcivescovo affida l’«invocazione di pace e di giustizia tanto desiderati» nella nazione aggredita.

La celebrazione a Berdychiv è il fulcro spirituale delle sei giornate in Ucraina di Gallagher. Visita che è cominciata giovedì a Leopoli e che si conclude martedì a Kiev. Una visita che va letta come «una missione duplice, sia pastorale sia diplomatica, e comprende colloqui con diverse autorità statali», fa sapere lo stesso arcive durante l’Eucaristia. E infatti domani, lunedì, sarà la giornata degli incontri istituzionali. Del resto uno dei pochi canali aperti fra Kiev e Mosca è quello della diplomazia umanitaria in cui la Santa Sede gioca un ruolo di primo piano attestandosi nelle due capitali come interlocutore affidabile e come “risolutore” proficuo. In particolare, per lo scambio dei prigionieri di guerra, per la restituzione dei bambini portati dall’Ucraina alla Russia, per la ricerca dei dispersi, per la riconsegna delle salme dei caduti in battaglia. Un impegno portato avanti dalla segreteria di Stato, dalla rete di nunzi e dalla missione affidata al cardinale Matteo Zuppi che in Ucraina è stato nella prima parte di questa settimana. Una staffetta fra il presidente della Cei e il segretario per i rapporti con gli Stati che conferma l’attenzione vaticana per un conflitto ancora senza sbocchi.

Berdychiv racconta una liberazione: quella del governatore di Kiev e Zhytomyr dalla prigionia dei tartari invocando l’intercessione di Maria che, come ex voto, volle un monastero in cui collocò una copia della Salus Populi Romani conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Oggi la liberazione è quella dalla guerra. «Chi meglio di Dio, nostro Creatore e Salvatore, conosce i percorsi di pace? Chi meglio di lui capisce anche le sofferenze dell’umanità? Chi meglio di lui è capace di ridarci il senso della vita, rinvigorirci e rinnovarci?», incoraggia Gallagher nella celebrazione di domenica che si tiene all’aperto, nel piazzale di fronte al complesso dove è stato portato il dipinto mariano e dove si radunano 3mila fedeli. Il presule spiega che «nessuna guerra e nessuna vittima può diminuire l'amore di Dio verso di noi e le grazie che lui ci ha elargito». Non solo. «Noi non siamo più schiavi di nessuno», assicura l’arcivescovo, prendendo a prestito le parole dell’Apostolo Paolo. Non schiavi neppure quando «ci manca il cibo, l'acqua, oppure la luce e il riscaldamento nell'inverno», afferma richiamando il dramma dello scorso inverno durante il quale la Russa ha bombardato la rete elettrice e le infrastrutture strategiche lasciando il Paese al buio con temperature fino a trenta gradi sotto zero. Gallagher invita a «combattere il maligno, che oltre a seminare divisione, odio e morte tra gli uomini, continua a insinuare le sue tentazioni, spesso in modo sottile e quasi impercettibile». Maligno che nelle prove più dolorose «cerca di indurci a confidare unicamente nelle nostre forze, dimenticando la Provvidenza di Dio». Come testimonia l’urgenza della pace che «sappiamo essere soprattutto dono di Dio, piuttosto che degli uomini».

A Berdychiv l’inviato del Papa è accompagnato dal nunzio apostolico, l’arcivescovo Visvaldal Kulbokas, e dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash. La celebrazione vuole essere «preghiera, esame di coscienza e momento propizio per rinnovare con coraggio il fermo proposito di essere autentici figli e di affidarci con fiducia alla Madre di Dio». Vergine che «la Chiesa invoca come Regina della pace» e che «ci educa a respingere ogni forma di ingiustizia, di irresponsabilità e di violenza», tiene a far sapere Gallagher. Ed esorta a essere forti nella «speranza che Dio stesso ha seminato in noi, proprio perché nessuna guerra e nessuna morte può diminuire l'amore di Dio verso di noi».

«Dobbiamo creare le condizioni giuste per una pace giusta», sottolinea Gallagher non appena entrato in Ucraina. Giovedì sera - secono le informazioni di Vatican News - l’arrivo a Leopoli dove l’arcivescovo visita l’Università greco-cattolica e incontra le autorità di fronte alle quali ricorda che la Chiesa e Leone XIV «non dimenticano le sofferenze del popolo ucraino e i suoi sacrifici». Poi la tappa a Kiev. Sabato nella capitale si ferma nella chiesa di San Nicola “restituita” nei mei scorsi dalle autorità ucraine alla comunità cattolica dopo anni di controverse: chiesa danneggiata da un attacco russo dove Gallagher esorta a essere «perseveranti nella preghiera costante per la pace».

Quindi l’omaggio nell’agglomerato di Bratstva Tarasivtsiv dove il 14 maggio un bombardamento ha ucciso 24 persone, compresi tre bambini. E la tappa all’Istituto teologico domenicano “San Tommaso d’Aquino” danneggiato negli attacchi di maggio. «La cosa più terribile in una guerra è sentirsi soli», confida il superiore generale per l’Ucraina, padre Jaroslaw Krawiec. Infine la visita alla Pecherska Lavra, il monastero che è uno dei polmoni storici della spiritualità ortodossa slava e che è stato colpito da un raid di Mosca a giugno.
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