Perché la supercampionessa di scacchi ha rifiutato la presidenza dell'Ungheria
Dopo le dimissioni del capo dello Stato Tamás Sulyok, il premier Magyar le aveva offerto di prendere il suo posto in quanto personalità ideale per «incarnare l'unità del Paese». Lei però non se l'è sentita. «Non ho la forza»

Alla fine non se l'è sentita. La supercampionessa di scacchi Judit Polgár 49 anni, considerata la più grande scacchista donna di tutti i tempi, ha rifiutato la carica di presidente della Repubblica ungherese che le aveva offerto il premier Péter Magyar. Un posto reso vacante dopo che il predecessore, l'orbanianoTamás Sulyok, dopo settimane di resistenze alle richieste del premier, si è rassegnato a firmare la riforma costituzionale votata pochi giorni fa dal Parlamento ungherese (dove Tisza, il partito di Magyar, detiene i due terzi dei seggi) e che prevede le sue immediate dimissioni. «Non sento – ha dichiarato la donna – di avere la forza per assumermi la responsabilità storica di unire una nazione divisa e quindi non posso accettare l'invito».
Polgár è un autentico genio. In testa alla classifica femminile per 26 anni diventando a 15 anni la più giovane Grande Maestro della storia. E non si è contentata solo di gareggiare nei campionati per donne, cercando il primato a prescindere dal genere. E infatti ha battuto campioni mondiali come Gary Kasparov, Anatoly Karpov, solo per citarne due, diventando l’unica donna tra i primi dieci scacchisti migliori al mondo. A lei la catena televisiva Netflix ha addirittura dedicato un documentario intitolato “Queen of chess” (regina degli scacchi).
A lanciarla un gruppo di sedici personalità della scienza, della cultura, dello sport, che ha scritto al premier una lettera raccomandandola come presidente. «La personalità di Judit Polgár – scrivono nella missiva – e il suo percorso di vita incarna tutto ciò di cui ha bisogno il Paese. La stima e l’affetto percepito per lei in patria e nel mondo trascende i partiti politici, la sua integrità e moralità sono fuori discussione». Magyar si è immediatamente entusiasmato. Non erano mancate critiche, anche tra i suoi sostenitori, lamentando la totale mancanza di esperienza politica e giuridica di Polgár (che al momento guida una fondazione a suo nome che punta a fare degli scacchi uno strumento di pedagogia per lo sviluppo intellettuale dei bambini e dei giovanissimi) tanto che vari commentatori avevano parlato di scelta «divisiva». Non è improbabile che queste critiche abbiano pesato sulla decisione finale della scacchista.
Per Magyar naturalmente è una sconfitta e un problema. Lanciando la candidatura di Polgár, aveva elogiato la scacchista. Serve, diceva, un presidente «che serva la nazione senza un passato o un’affiliazione politica incarnerebbe al meglio l’unità del Paese». Delusione cocente dopo il gran rifiuto. «Mi rammarico – ha dichiarato il premier – ma naturalmente rispetto la decisione», scusandosi inoltre per «errori provocati dal mio entusiasmo scaturito dalla mia gioia e dalla mia fiducia incondizionata che può aver contribuito alla sua decisione. La responsabilità è solo mia».
Al momento capo dello Stato ad interim è la presidente del Parlamento Agnes Forsthoffer, l’aula ha 30 giorni di tempo per eleggere il nuovo capo dello Stato. Magyar lo vuole insediato entro il 20 agosto, festa nazionale. Il premier ha affermato che ci sono almeno dieci possibili candidati alla posizione di capo dello Stato. Il mandato, peraltro, potrebbe esser limitato: entro due anni e mezzi Magyar vuole una nuova riforma costituzionale con l'elezione diretta del presidente da parte dei cittadini, mentre al momento, come in Italia, a sceglierlo è il Parlamento.
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