La guerra di Kharkiv, fra droni sui distributori di benzina e nuove ondate di sfollati

di Giacomo Gambassi, inviato a Kharkiv
Viaggio nella seconda città dell'Ucraina a cinquanta chilometri dal confine russo che è la più colpita dai droni. La nuova offensiva di Mosca sulle pompe di gasolio per paralizzare i trasporti. Boom di arrivi in città per le evacuazioni dalla regione di Donetsk e dai territori dell'oblast dove l'esercito di Mosca attacca
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July 20, 2026
La guerra di Kharkiv, fra droni sui distributori di benzina e nuove ondate di sfollati
Un distributore di benzina bombardato dai russi a Kharkiv in Ucraina / ANSA
Un botto in lontananza scuote Alona Petrenko. «Ci risiamo», sospira. È l’ennesimo raid dal cielo su Kharkiv. Scoprirà dopo pochi minuti che un drone diretto verso il cuore della metropoli è stato abbattuto da una squadra di militari. «La Russia è in difficoltà. Allora si accanisce contro la gente comune e contro le nostre case», aggiunge la donna di 40 anni, madre di quattro figli. La seconda città dell’Ucraina lo testimonia. La sua posizione a cinquanta chilometri dal confine russo ne ha fatto in quattro anni e mezzo di guerra una sorta di avamposto in cui Mosca sperimenta le sue nuove strategie d’attacco. Anche queste settimane ne sono la prova.
Alona indica un distributore di benzina. È ridotto a un ammasso di lamiere crollate e annerite. «Un drone l’ha devastato», racconta. E mostra sul cellulare un video della sorveglianza: «C’erano persone che facevano il pieno alle auto. C’erano dipendenti al loro lavoro. Sicuramente l’operatore russo del drone, li ha visti dalla telecamera del velivolo. E, nonostante ciò, ha colpito». Tutti salvi. Non è accaduto lo stesso a Zaporizhzhia dove un blitz contro una pompa di gasolio ha causato un morto e tre feriti. È l’ultima strategia del Cremlino: far saltare in aria una dopo l’altra le stazioni di servizio. A Kharkiv è già una realtà. E anche nella superstrada che dall’ex capitale porta verso Dnipro nel sud del Paese. A Kiev si registrano i primi episodi simili.
Un distributore di benzina bombardato dai russi a Kharkiv in Ucraina / ANSA
Un distributore di benzina bombardato dai russi a Kharkiv in Ucraina / ANSA
In un mese sono più di duecento i distributori di carburante distrutti, su 5mila che conta l’intero Paese. Una ritorsione. I droni ucraini continuano a bersagliare le raffinerie e i depositi di petrolio nel territorio russo dove è già “crisi benzina”. Droni capaci di macinare centinaia di chilometri per raggiungere l’obiettivo: anche nei dintorni di Mosca. La risposta del Cremlino è il bombardamento sistematico delle stazioni di servizio nel Paese invaso: per fermarlo. A cominciare dal sistema di trasporti su gomma. «Più che avere depositi petroliferi, molti vettori privati dell’Ucraina trasportano dall’estero il carburante direttamente ai distributori di benzina - spiega l’esperto Dmitry Leushkin -. Ecco perché gli attacchi di Putin, specialmente nelle regioni in prima linea, hanno una loro logica». Il sindaco di Kharkiv, Ihor Terekhov, lancia l’allarme: «La Russia cerca sempre nuovi modi per metterci in ginocchio. Quindi dobbiamo proteggere rapidamente anche quei luoghi che finora non erano considerati potenziali obiettivi. Come i distributori di benzina che sono parte integrante della resilienza quotidiana del Paese. Nei primi giorni dell’invasione, hanno continuato a funzionare sotto i bombardamenti. Durante i blackout di elettricità, hanno offerto la possibilità di caricare i telefoni o di acquistare beni di prima necessità». E avverte: «Serve riorganizzare il servizio in modo che sia il più rapido possibile e i clienti rimangano pochissimo tempo in un luogo a rischio: ciò significa salvare vite». Già un provvedimento è stato adottato nel capoluogo. Non appena iniziano a suonare le sirene antiaereo, i distributori chiudono.
I resti dei droni russi dopo un attacco a Kharkiv / ANSA
I resti dei droni russi dopo un attacco a Kharkiv / ANSA
Attacchi che avvengono per lo più con i droni. Kharkiv è la città che conta il maggior numero di arrivi. Anche cinquanta al giorno, certifica il governatore regionale. E sono in aumento. Ormai Mosca privilegia i droni a fibra ottica per colpire gli obiettivi civili. Mezzi non intercettabili, a differenza di quelli a radiofrequenza. Il cavo-lenza che li rende “invisibili” supera ormai i cinquanta chilometri. Ma le forze armate ucraine stanno già testando sensori “collegati” all’intelligenza artificiale che li possano scoprire attraverso il ronzio dei motori: per adesso, siamo soltanto agli albori. Armi poco costose ma ad alto effetto distruttivo. Non è un caso che al Comune siano state appena consegnate diciotto tonnellate di reti antidrone che saranno collocate sopra le principali vie di accesso. La circonvallazione è già in parte schermata con una “ragnatela” che la protegge. Non solo. Su Kharkiv il Cremlino ha già indirizzato il nuovo missile-drone “Banderol”: razzo economico, ma con 50 chili di esplosivo e una testata ad alta frammentazione.
Anche se le temperature sfiorano i 30 gradi, Kharkiv si prepara all’inverno. L’ennesimo inverno sotto le bombe, dopo l’ultimo che è stato il più difficile: per il termometro sceso fino a meno 25 sotto zero e per gli attacchi massicci alla rete elettrica che hanno lasciato l’intera città fino a venti ore al giorno senza luce, riscaldamento e acqua potabile. Anche la Caritas della diocesi latina di Kharkiv-Zaporizhzhia sta già installando generatori elettrici in più punti. E le neonate Pontificie Opere Missionarie in Ucraina sono pronte a far arrivare «quattro mini-centrali per altrettanti ospedali della città», racconta il suo primo direttore, padre Luca Bovio, missionario della Consolata. Emergenza che il presidente Volodymyr Zelensky ha indicato anche come giustificazione per il cambio di governo appena varato che dovrà essere in grado di fronteggiare la prossima “stagione del gelo” visto che «la Russia non ha intenzione di fermare le ostilità».
Alona Petrenko sfollata a Kharkiv con la sua famiglia
Alona Petrenko sfollata a Kharkiv con la sua famiglia
«Ormai con i miei figli viviamo nel corridoio», fa sapere Alona. È il punto più al riparo del loro appartamento in un condominio d’impronta sovietica: a proteggerlo i muri portanti. Il marito è un militare: ferito intorno a Kramatorsk, la sola grande città ancora libera del Donbass. Lei è sfollata dall’ultimo angolo della regione di Kharkiv dove l’esercito di Mosca sta tentando di strappare all’Ucraina il distretto di Kupiansk. Nel frattempo attacca villaggi e cittadine nel raggio di quaranta chilometri. Compresa quella di Alona. «Per costringerci a lasciare le nostre terre e per radere al suolo tutto», afferma la donna.
Oleksia Zvetkova evacuata a Kharkiv da Kostyantynivka, la città appena conquistata dai russi nella regione di Donetsk
Oleksia Zvetkova evacuata a Kharkiv da Kostyantynivka, la città appena conquistata dai russi nella regione di Donetsk
Così la metropoli fa i conti con una nuova ondata di rifugiati: quelli delle località dell’oblast verso cui intendono avanzare le truppe di Putin e quelli della limitrofa regione di Donetsk dove i battaglioni del Cremlino conquistano nuovi territori seppur a ritmi ridotti. L’ultimo è quello di Kostyantynivka, la città a trenta chilometri da Kramatorsk che superava i 67mila abitanti. Città ormai caduta in mano russa. «E distrutta. Anche io ho perso tutto: casa, auto, ricordi», sospira Oleksia Zvetkova che a Kharkiv è giunta proprio da Kostyantynivka. Ha due figli e prova a ricostruirsi una vita nella metropoli. «Certo che c’è paura anche qui - ammette -. Ma nessun luogo è al sicuro in Ucraina».
Suor Oleksia Pohranychna mentre distribuisce gli aiuti umanitari ai rifugiati di guerra a Kharkiv
Suor Oleksia Pohranychna mentre distribuisce gli aiuti umanitari ai rifugiati di guerra a Kharkiv
«Aiutare i rifugiati non è solo un dovere evangelico ma anche un modo per dire che nessuno è abbandonato», fa sapere suor Oleksia Pohranychna, energica religiosa della congregazione di San Giuseppe mentre distribuisce i pacchi di viveri arrivati in città anche grazie alla generosità dell’Italia.
La comunità di ex tossicodipendenti che dona cibo e pasti agli sfollati di guerra nei quartieri di Kharkiv
La comunità di ex tossicodipendenti che dona cibo e pasti agli sfollati di guerra nei quartieri di Kharkiv
Accanto ai profughi c’è persino la comunità di recupero per chi ha dipendenze da droga e alcol nata per volontà della Chiesa evangelica carismatica dell’Ucraina e sostenuta anche dalla Caritas greco-cattolica: trenta uomini che dalla loro “casa della misericordia” portano il pranzo appena cucinato agli sfollati nei diversi quartieri della città. «Ogni volta diamo da mangiare a cinquanta o cento persone - sorride Edvard Ovsiannikov, con un passato da consumatore di stupefacenti e oggi uno dei responsabili del gruppo -. Certo, non di solo pane vive l’uomo. Ecco perché fra noi c’è anche chi ha il Vangelo in mano. La preghiera ci salva dal male. E la preghiera ci permetterà di uscire dalla guerra».

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