Spinta a un rinascimento economico (senza paura)

Papa Leone XIV in Magnifica humanitas propone le coordinate per un nuovo paradigma in cui la competizione non è l'unico criterio dominante
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June 4, 2026
Spinta a un rinascimento economico (senza paura)
Una donazione di riso al banco Alimentare realizzato grazie al riciclo delle capsule Nespresso / ANSA
Il 14 e 15 maggio a Roma si è svolta la terza edizione dell’incontro annuale degli economisti del Manifesto per il Rinascimento economico: 260 partecipanti da diversi Paesi, 46 sessioni, una comunità sempre più ampia che cresce dalle radici dell’economia civile attorno a un’intuizione: l’economia non può più accontentarsi di descrivere un mondo ridotto a gioco a somma zero, dove la torta è fissa e l’unico modo per vincere è far perdere qualcun altro. Questa narrazione è falsa prima ancora che triste. Se guardiamo alla crescita della popolazione e dell’aspettativa media di vita la storia dell’umanità è stato storicamente un “crescete e moltiplicatevi” un gigantesco gioco a somma positiva, reso possibile dalla cooperazione tra comunità scientifica, impresa, società civile e buona politica.
Il Manifesto nasce per rompere questo incantesimo. I suoi cinque pilastri — superare l’homo economicus, andare oltre la massimizzazione del profitto “non-importa-come”, misurare il benessere oltre il Pil, complementare la politica dall’alto con sussidiarietà e corresponsabilità, restituire all’economia il suo statuto di scienza morale e civile — vogliono essere una grammatica per rimettere in moto le energie generative nascoste nelle persone, nelle imprese, nelle comunità, nei territori.
È stato particolarmente bello ritrovare, pochi giorni dopo, nell’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV, molti riferimenti indiretti a essi. Dove si ricorda che la persona non può essere ridotta a efficienza, prestazione, dato o algoritmo, ritroviamo la critica all’homo economicus e l’idea di una persona irriducibile, relazionale e generativa (MH, nn. 7, 10, 12, 94-96, 157-158). Dove l’impresa è vista come vocazione capace di generare lavoro dignitoso e valore sociale, ritroviamo il superamento dell’impresa come macchina cieca di profitto (MH, nn. 157-158, 160) peraltro già affrontato in profondità dalla Caritas in Veritate. Dove si chiede di affiancare al Pil parametri capaci di misurare dignità del lavoro, prosperità condivisa, disuguaglianze e ambiente, ritroviamo il terzo pilastro (MH, n. 159). Dove Neemia ascolta, convoca, affida a ciascuno un tratto di muro e ricostruisce con il popolo, ritroviamo la più bella immagine della sussidiarietà: non lo Stato che sostituisce la società, ma lo Stato che ne attiva le energie (Magnifica Humanitas, nn. 8-10, 13, 31, 33, 241-242). Infine, il richiamo a filosofia, scienze sociali, ricerca e università come soggetti chiamati a entrare nei cantieri della storia parla direttamente del quinto pilastro: l’economia come scienza morale e civile (MH, nn. 13, 23-24, 27, 241).
Il punto decisivo è continuare a unire i generativi. I generativi esistono già: sono nelle università, nelle imprese, nelle cooperative, nei comuni, nelle associazioni, nelle scuole, nelle comunità energetiche, nel volontariato, nella cura, nella ricerca e nella cultura. Spesso però sono dispersi, non si riconoscono, non fanno massa critica. Il compito del Rinascimento economico è collegarli per trasformare la foresta che cresce in notizia più forte del rumore degli alberi che cadono. Piano Bi è la declinazione politica di questo intento con il quale un gruppo di noi ha fatto nascere uno s-partito che si propone di raccogliere le migliori idee della società civile e vince nella misura in cui gli amministratori si appassioneranno a suonare questa musica.
Questo lavoro diventa molto più difficile se il terreno di gioco della comunicazione è truccato. Oggi la democrazia è minacciata da piattaforme che selezionano ciò che vediamo, premiano indignazione, rabbia e conflitto, rendono invisibile ciò che costruisce e amplificano ciò che distrugge. Magnifica humanitas lo dice con parole nette: piattaforme e servizi digitali sono spesso progettati per «catturare il tempo e lo sguardo degli utenti», sfruttandone le fragilità e indebolendo la libertà interiore (MH, n. 170). Il controllo passa anche dall’architettura della visibilità (MH, n. 171) perché uno degli elementi di maggiore potenza dei social media è quello di poter costruire una prima pagina (contenuti immediatamente visibili quando accediamo) diversa e su misura per ciascuno di noi e non una prima pagina “media” come fanno invece gli organi di comunicazione tradizionali (quotidiani, notiziari televisivi). In quella prima pagina i contenuti aggressivi vengono premiati e la loro visibilità moltiplicata.
L’enciclica aggiunge su questo che algoritmi che premiano lo scontro possono amplificare polarizzazione e risentimento, accelerare propaganda e rendere più difficile un discernimento comune (MH, n. 192).
Per questo il nostro appello su democrazia e algoritmi pubblicato su Avvenire va rilanciato con forza. Servono trasparenza sugli algoritmi, responsabilità effettiva delle piattaforme, accesso ai dati per la ricerca indipendente, protezione reale dei minori, riconoscibilità di chatbot e sistemi di intelligenza artificiale, regole antitrust, educazione digitale per adulti e ragazzi. Dopo l’habeas corpus, che ha difeso il corpo dall’arbitrio del potere, oggi abbiamo bisogno di un habeas mentem e di un habeas faciem: il diritto a non vedere manipolati mente, volto, relazioni, identità. La strada non è impraticabile. Esiste già un AI act europeo che la Spagna ha recepito il 26 maggio con un progetto di legge nazionale varato dal governo e ora in discussione in parlamento puntando su trasparenza algoritmi, obbligo comunicazione contenuti generati con AI, protezione dei minori, responsabilità legale di chi diffonde contenuti. Dobbiamo fare altrettanto.
Il Rinascimento economico nasce dall’idea che il futuro non sia scritto dalla scarsità, dalla paura e dalla competizione distruttiva, ma dalla capacità di generare relazioni, senso, cooperazione e bene comune. Generativi di tutto il mondo, unitevi. Smettete di guardare da spettatori gli alberi che cadono. Rendiamo più forte, più visibile e più contagioso lo spettacolo della foresta che cresce.

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