Il 6 marzo e il grande sogno della Giornata dei Giusti dell'umanità
La Giornata dei Giusti non crea barriere, non è a senso unico, piuttosto unisce gli esseri umani in nome dell'aspirazione al bene, al vero e alla ricerca della bontà nei comportamenti quotidiani. Ci stimola, in nome della comune umanità delle persone buone, a ricomporre memorie terribili del passato e del presente e ad impedire l’effetto perverso della loro concorrenza, una degenerazione che attraversa il nostro tempo.

È un sogno immaginare che il 6 marzo, la Giornata dei Giusti dell’umanità, votata dal nostro Parlamento nel 2017, possa unire dalla più alta carica dello Stato, tutte le forze politiche, tutte le istituzioni, tutti i rappresentanti di ogni credo religioso, ogni organo di stampa, ogni persona dotata di un cuore e di una fiducia nel futuro? Sarebbe un bellissimo segnale, in un mondo oggi sempre più lacerato, dove guerre, odi, polarizzazioni, parole malvagie, ci fanno ogni momento temere che qualche scintilla possa trascinarci in una situazione senza più controllo. Arrestare le guerre dovrebbe essere l’imperativo morale più alto. I conflitti che dilaniano il mondo, dall’Iran, al Medio Oriente, all’Ucraina, al Sudan, non ci hanno toccato ancora da vicino, ma hanno avuto conseguenze negative sui nostri comportamenti, perché la violenza verbale e politica, come la rassegnazione a uno stato continuo di esasperazione, sono modalità di essere che attraversano le nostre vite.
C’è un inspiegabile paradosso. La Giornata dei Giusti ha risvegliato grandi idealità. Piace moltissimo alla gente, ai giovani e alla società civile. In questi ultimi anni sono nati più di trecento Giardini dei Giusti: dalla Valle dei Templi ad Agrigento, dal Monte Stella a Milano, dalla Farnesina al distretto militare di Napoli, dove centinaia di soldati dell’esercito italiano sono orgogliosi di ricordare i Giusti militari. Eppure, la Politica, gli intellettuali e i cosiddetti influencer si dimostrano distratti. Faccio fatica a chiedere sostegno e quando, ogni anno mi rivolgo ai Presidenti del Consiglio, alla Rai pubblica, vengo visto quasi con fastidio, come se fossi un rompiscatole che si vuole fare notare. È per questo che ringrazio di cuore Marco Girardo, il direttore dell’Avvenire che ha portato tutta la sua redazione al Giardino di Milano. La Giornata dei Giusti non crea barriere, non è a senso unico, piuttosto unisce gli esseri umani in nome della aspirazione al bene, al vero e alla ricerca della bontà nei comportamenti quotidiani. Ci stimola, in nome della comune umanità delle persone buone, a ricomporre memorie terribili del passato e del presente e ad impedire l’effetto perverso della loro concorrenza, una degenerazione che attraversa il nostro tempo.
Dovrebbe essere normale che coloro che ricordano la Shoah, i gulag, le foibe e altri genocidi si sentano vicini, ma non è così. L’ho visto in mesi, in cui si è contrapposto Gaza all’Ucraina, in cui quasi è stato un fastidio parlare della Shoah perché c’è Gaza, o quando si pensa che parlare dell’antisemitismo significhi rimuovere la tragedia palestinese. Al contrario, la Giornata dei Giusti permette di vedere, in ogni tragedia, l’enorme possibilità di ogni donna o uomo di invertire un destino segnato, quando tutto sembra perduto; ma permette anche di ricredersi o di ritornare sui propri passi, come è accaduto al vicepresidente del Parlamento bulgaro Dimiter Peshev, che prima applaudì Hitler e approvo le leggi razziali e poi salvò l’intera comunità degli ebrei bulgari dalla deportazione. Peccato che non sia successo anche in Italia.
I Giusti insegnano a non odiare nessuno, come scrisse nei suoi diari poco prima di morire ad Auschwitz Etty Hillesum, quando ci mise in guardia da questa pericolosa malattia dell’anima, perché troppe volte succede, che quando si patisce e si ricorda il male subito, si diventa più “cattivi” e non si cerca la giustizia, ma la vendetta. Può sembrare ingenuo, ma si vince il carnefice veramente solo quando si ha la forza di non odiare. Gesù diceva di amare persino il nemico, ma è lo stesso concetto di non rinunciare mai all’amore verso il prossimo. La Giornata dei Giusti rappresenta l’anima più profonda del Paese. È un’invenzione italiana, perché mette al centro la bellezza e la generosità come terapia rivoluzionaria contro il male. Noi siamo amati nel mondo (anche quando facciamo i peace keeper negli scenari di guerra) perché abbiamo questa caratteristica particolare, che molto spesso emerge in modo inaspettato. Per questo le Nazioni Unite ci hanno chiesto di esportare il nostro modello educativo in tutti i Paesi e di creare un pool di Stati amici, per fare approvare questa giornata nell’Assemblea Generale. Anche per questo motivo, alle Olimpiadi di Milano Cortina l’idea dei Giusti nello sport ha avuto grande eco, e la mostra a loro dedicata viene richiesta ovunque in Italia e all’estero. Abbiamo, infatti, ricordato gli atleti che non solo vincono con grandi prestazioni, ma che vincono in un altro modo, quando trasmettono una etica sportiva aiutando gli altri. Un po’ come hanno fatto l’atleta ucraino che ha voluto ricordare gli altri atleti morti per la libertà, o le sciatrici nordiche Sara Hector e Thea Louise Stjernesund , che con un inchino hanno omaggiato la Brignone in nome del rispetto dell’avversario.
I Giardini dei Giusti si riconnettono alla nostra più antica tradizione classica perché, in chiave moderna, riproducono i luoghi di dialogo e di educazione dell’antichità di cui la gente sente bisogno per crescere e ascoltarsi. Mi riferisco, per esempio, ai giardini di Epicuro, ai licei di Aristotele, ai portici dei filosofici stoici, agli anfiteatri greci e romani, ai conventi dove i monaci si trovavano per fare gli esercizi spirituali e migliorare sé stessi. I giardini come luoghi di incontro e di scambio di esperienze sono amati perché non si creano con l’imposizione politica, ma nascono spontaneamente proprio quando la gente nella società civile, di fronte ad un modo così ostile e diviso, sente il bisogno interiore di cercare il bene e di raccontarlo. Non si capirebbe, altrimenti, il loro successo e l’abnegazione di così tanti volontari. Faccio due nomi per tutti: quello della preside Gabriella Maucioni, che prima ha fatto un Giardino dei Giusti nella sua scuola a Fiumicino e poi, una volta in pensione, ne ha creato uno a Civitavecchia che è diventato il punto di riferimento della città. L’altro nome è quello di Vito Fiorino, che ha fatto della sua vita una missione. Dopo avere salvato con la sua barca a Lampedusa decine di immigrati, ha voluto creare un grande Giardino dei Giusti nell’isola e gira ogni giorno, come messaggero del Bene, nelle scuole italiane dal sud al nord.
La Giornata dei Giusti di quest’anno è dedicata al piacere e al gusto della democrazia come modalità di vita per combattere i nuovi tiranni e tutte le dittature. Se si ama la conversazione, se si ascolta l’altro e si cerca dal basso di vivere la verità, come sosteneva Vaclav Havel a Praga nel suo testo Il potere dei senza potere, si rendono ridicoli i dittatori, i bulli e i fanatici. Ecco perché guarderemo a chi in Medio Oriente vuole il dialogo e pratica la nonviolenza, a chi vuole la democrazia a Mosca, alle donne che vogliono la libertà in Iran e in Afghanistan. Non dobbiamo abituarci, come purtroppo sta accadendo in queste ore drammatiche, alla ineluttabilità delle guerre, perché il primo principio che ci dovrebbe guidare nella difesa dei diritti democratici è quello della risoluzione pacifica dei conflitti. Le Nazioni Unite erano nate nel 1948 con questo spirito, e oggi la guerra in Iran e in Ucraina hanno mostrato invece come si voglia fare prevalere la logica dell’imposizione militare del più forte. Se non si arresta questa tendenza, come aveva scritto papa Francesco, ci potremmo trovare in una terza guerra mondiale, quasi senza rendercene conto.
Ho un desiderio che, ogni anno il 6 marzo, aspetto come una buona novella in grado di aiutare la forza morale di tutti i Giardini: vorrei che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la più alta autorità morale dello Stato italiano, lanci un messaggio di sostegno ai Giusti dell’Umanità. E, per dare l’idea del valore condiviso della democrazia che superi ogni barriera in questi tempi pericolosi, vorrei che ci fosse un appello congiunto del capo del Governo e di quello della leader dell’opposizione, a cui mi sono rivolto con una lettera, per chiedere di sostenere in ogni circostanza la pluralità democratica e chi si batte ovunque per la libertà. Mi piacerebbe vederli passeggiare con noi il 6 marzo in qualche giardino dei Giusti in Italia. Sono sogni, ma i Giusti – come insegnava Jan Patocka, il filosofo definito il “Socrate di Praga”, morto il 13 marzo 1977 dopo un interrogatorio della polizia comunista – hanno sempre trovato la forza di patire la sofferenza e persino di sacrificare le loro vite, perché sognavano un mondo migliore e lo volevano consegnare alle generazioni successive.
Presidente di Fondazione Gariwo
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