Caso Paragon, la procura conferma: malware su tre telefoni, ma Aisi non spiò Cancellato

Relazione tecnica arrivata ai pm di Napoli, attacchi da parte della stessa campagna di infezione. Software in uso all'agenzia per la sicurezza interna non è stato usato nei confronti del giornalista
March 5, 2026
ANSA/FRANCO SILVI
ANSA/FRANCO SILVI
Uno stesso malware era effettivamente installato su tre sistemi Android riconducibili agli attivisiti di Mediterranea Giuseppe Caccia, Luca Casarini e al giornalista Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it. Nei database WhatsApp dei tre telefoni infatti sono state riscontrate una serie di anomalie, in particolare sono state individuate interazioni compatibili con quanto descritto nei report di Meta. La relazione tecnica consegnata alle procure di Roma e Napoli che indagano sul caso Paragon con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, sottolinea anche che l’Aisi non ha spiato il giornalista. I telefono del direttore di Fanpage.it difatti non sarebbe stato infettato dai servizi segreti, a differenza degli altri. Anche se i consulenti hanno inoltre dimostrato che l’esecuzione in sequenza dei tre attacchi nella stessa notte suggerisce la possibilità che facessero parte di una stessa campagna di infezione.
In precedenza dalla relazione del Copasir sull’uso dello spyware Graphite (prodotto dalla società israeliana Paragon) da parte dei Servizi di informazione, approvata il 4 giugno 2025, e da accertamenti effettuati era emerso come l’Agenzia avesse utilizzato il software “Graphite” per carpire dati e intercettazione nei confronti di Giuseppe Caccia e Luca Casarini. Così i pm hanno verificato se il software in uso all’Aisi fosse stato impiegato anche nei confronti di Francesco Cancellato. Ma gli approfondimenti sulla notte del 14 dicembre 2024, «non ha consentito di rilevare tracce di operazioni riferibili a Francesco Cancellato, allo stato confermando l’assenza di elementi che riconducano l’attività di indagine ad Aisi». Ora le indagini proseguono per identificare gli autori del tentativo di accesso abusivo e di intercettazione illecita ai danni di del giornalista. Le procure procedono, contro ignoti, per i reati di accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita di comunicazioni. Le denunce sono state sporte dopo le notifiche ricevute dagli stessi tre “spiati” dalla società Meta, con le quali venivano informati della possibile infezione dei rispettivi dispositivi cellulari.
Nell’ambito dell’inchiesta, nei mesi scorsi sono stati sentiti come testimoni anche il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna (Aise) Giovanni Caravelli e il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna (Aisi) Bruno Valensise.
Sul caso delle personalità spiate (tra loro anche il direttore di Dagospia, Roberto D’Agostino e il giornalista di Fanpage Ciro Pellegrino), chiede di nuovo far luce il Pd con il responsabile informazione del partito, Sandro Rotolo, che considera «inaccettabile» ciò che sta emergendo dalle indagini e invita la magistratura a «chiedere chiarimenti tecnici alla società Paragon».

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