In Calabria 656 dipendenti Konecta a rischio cassa integrazione
L’azienda ha avviato la procedura per ammortizzatori sociali per gli addetti impegnati nella digitalizzazione delle cartelle cliniche. Sindacati e lavoratori chiedono garanzie occupazionali e un piano industriale stabile

C’è un pezzo di Calabria dove la tensione sociale torna a salire, silenziosa ma tangibile. Nelle sedi di Crotone, Rende e Settingiano centinaia di lavoratori attendono l’esito di un confronto che potrebbe decidere il loro futuro. Per domani è convocato infatti il tavolo sulla vertenza Konecta R. Un passaggio che per centinaia di dipendenti, molti dei quali provenienti dalla lunga crisi della ex Abramo Customer Care, non è una semplice riunione tecnica ma un momento decisivo per evitare che un’intera filiera occupazionale precipiti di nuovo nell’incertezza. Al centro del confronto c’è la richiesta di ammortizzatori sociali per 656 dei 894 lavoratori Konecta provenienti dalla ex Abramo Customer Care impiegati nelle sedi calabresi dell’azienda. Si tratta degli addetti impegnati nella commessa sulla dematerializzazione delle cartelle cliniche della sanità regionale. La procedura è stata avviata dopo la conclusione delle attività legate al progetto di digitalizzazione dei fascicoli sanitari, riaprendo una ferita che, fino a pochi mesi fa, sembrava finalmente rimarginata.
Sindacati e lavoratori parlano apertamente di una situazione che rischia di avere conseguenze pesanti sul piano sociale. Non solo per il numero di dipendenti coinvolti, ma per l’effetto che la perdita di reddito produrrebbe in territori dove il lavoro stabile resta una risorsa rara. Le organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil chiedono di scongiurare il ricorso alla cassa integrazione e di aprire un confronto vero sulla prospettiva industriale del progetto.
La vertenza affonda le radici nell’accordo siglato il 19 dicembre 2024 al ministero delle Imprese e del Made in Italy, quando il passaggio dei lavoratori dei call center della Abramo Customer Care alla multinazionale Konecta venne presentato come una soluzione strutturale per garantire continuità occupazionale. Il piano prevedeva il riassorbimento dei dipendenti, il mantenimento delle condizioni contrattuali e una prospettiva industriale stabile legata alla digitalizzazione dei fascicoli sanitari.
Il progetto, finanziato con circa venti milioni di euro tra Regione Calabria e Governo, doveva rappresentare un doppio investimento: modernizzare l’amministrazione sanitaria e salvaguardare centinaia di posti di lavoro. Nel 2025 anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, visitò le sedi operative di Crotone e Rende sottolineando come l’iniziativa potesse diventare un modello per il territorio. Oggi però quello scenario appare molto più fragile. L’azienda motiva la richiesta di ammortizzatori sociali con la conclusione delle attività di digitalizzazione. Un passaggio che per i sindacati non può trasformarsi automaticamente in una riduzione dell’occupazione. Se il progetto era stato definito strategico, sostengono, deve avere continuità nel tempo.
Nella lettera aperta diffusa dai lavoratori in vista dell’incontro di domani emerge con chiarezza la stanchezza di chi ha già attraversato anni difficili. «Abbiamo vissuto la crisi, la paura, la cassa integrazione, mesi di silenzio e promesse», scrivono. E aggiungono: «Se la digitalizzazione è strategica, allora deve essere stabile». Le richieste sono precise: un piano industriale dettagliato, garanzie occupazionali vincolanti e una responsabilità chiara dell’azienda sul futuro delle attività. I lavoratori chiedono che dal tavolo emergano impegni concreti e verificabili, non semplici rassicurazioni.
La vicenda ha già acceso anche il confronto politico. Le deputate del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino e Anna Laura Orrico hanno presentato un’interrogazione ai ministri del Lavoro e delle Imprese chiedendo la convocazione urgente di un tavolo ministeriale. Secondo le parlamentari, se il progetto dovesse esaurirsi dopo poco più di un anno si tratterebbe di una grave contraddizione rispetto agli impegni assunti con l’accordo del 2024.
Dietro i numeri della vertenza si intravede una questione più ampia. Gli 894 lavoratori coinvolti, gran parte dei quali legati direttamente alla commessa sanitaria, rappresentano un sostegno economico per migliaia di persone. In territori già segnati da fragilità economiche, un arretramento occupazionale avrebbe effetti ben oltre i confini delle aziende interessate. Per questo il confronto di domani assume un valore simbolico e concreto allo stesso tempo. Da una parte c’è la possibilità di trasformare davvero la digitalizzazione della sanità calabrese in un progetto industriale stabile. Dall’altra il rischio che una soluzione presentata come definitiva si riveli solo temporanea.
I sindacati hanno già annunciato mobilitazioni se non arriveranno risposte convincenti. I lavoratori, dopo anni di vertenze e attese, chiedono soprattutto chiarezza. La sensazione diffusa è che la partita non riguardi soltanto un appalto o una commessa, ma la credibilità di un intero percorso di rilancio occupazionale. Domani si capirà se quella promessa può ancora reggere oppure se la Calabria dovrà fare i conti con l’ennesima crisi del lavoro.
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