giovedì 8 febbraio 2024
Stanco della guerra, un bambino palestinese fa volare un aquilone a Rafah

Stanco della guerra, un bambino palestinese fa volare un aquilone a Rafah - Reuters

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Le ragioni per fermarsi: Israele sia all'altezza della sua storia

Esistono ragioni più che buone per raccomandare moderazione a Israele, ovvero un cessate il fuoco senza clausole. La prima ragione, secondo il nostro editorialista Andrea Lavazza, è il terribile bilancio delle vittime, pari all'1,2% dei residenti nella Striscia di Gaza, insieme al peggioramento della situazione umanitaria. La seconda ragione è politica e strategica: si tratta di riprendere il cammino di distensione in Medio Oriente, quello che Hamas voleva sabotare, in modo da rinsaldare gli accordi di Abramo e isolare, con l’intesa tra Israele e Paesi sunniti sotto l’egida dell’America, l’Iran e chi soffia sul fuoco dell’odio. Forse è utopia, ma l’Unione Europea, che non è ancora riuscita a incidere, potrebbe mettere sul tavolo una propria mediazione convergente, proponendo di dispiegare proprie forze armate a Gaza per sostituire quelle israeliane e garantire sia che riprendano a pieno regime i servizi per la popolazione sia che Hamas non cerchi di riaccumulare razzi e riproporre minacce esterne. Gli ostaggi dovrebbero essere subito liberati, e in nessun modo andrebbe minimizzato o dimenticato l’eccidio iniziale di 1.300 ebrei inermi. Con Netanyahu o senza Netanyahu, Israele deve essere all’altezza della sua storia e continuare a incarnare quei valori comuni delle religioni abramitiche che ci affratellano e che non possono essere sacrificati sugli altari della vendetta e dei calcoli di potere.

L'incanto di Giovanni Allevi, la profezia di una vita che accetta l'altro. E l'Altro

Cosa ci importa delle scarpe bianche di John Travolta, di fronte all'incanto di Giovanni Allevi? Il pianista e compositore è tornato a suonare davanti a un pubblico dopo due anni di stop per la malattia, il mieloma multiplo, una neoplasia cronica che non si vince mai. Emozionando il pubblico dell'Ariston con la sua umanità, ha detto: «All'improvviso mi è crollato tutto. Ho perso il lavoro, i capelli, le mie certezze, ma non la speranza e la voglia di immaginare». Ha elencato i doni inaspettati che gli ha portato il dolore. «Quando non c'è più certezza del futuro bisogna vivere più intensamente il presente. È come se avessi strappato alla mia fine una manciata di anni e voglio viverli più intensamente possibile». Per Allevi, l'accettazione del dolore non è una scelta di rassegnazione. È una scelta di coraggio, scrive il teologo e arcivescovo emerito Ignazio Sanna, che accetta nella propria vita la presenza di un altro, un “ospite”, come talvolta viene chiamato il tumore. Ma, per chi ha il dono della fede, è anche una scelta di profezia, che, sempre nella stessa vita, accetta la presenza di un Altro, sia nel suo inizio che nella sua fine. La vita non ci appartiene. Essa non ha avuto inizio quando lo abbiamo deciso noi, e non ha termine neppure quando lo stabiliamo noi.

L'anima più libera di Giovanni Allevi, lezione di umanità di Riccardo Maccioni

Pronti, via! Mercoledì 14 febbraio il debutto della newsletter "È vita", il 18 di "Noi in famiglia"

Pronti, via! È arrivato il giorno del debutto per le due nuove newsletter di Avvenire. "È vita" da mercoledì 14 febbraio offrirà gratuitamente agli abbonati notizie, approfondimenti, testimonianze e scenari, per comprendere le grandi questioni etiche, scientifiche e giuridiche attorno alle frontiere della vita umana e della medicina. "Noi in famiglia" da domenica 18 febbraio sintetizzerà il meglio di quanto pubblicato sulle nostre pagine e sul sito di Avvenire sul tema dell'educazione della coppia, della famiglia e annuncerà gli eventi più significativi che si stanno preparando.

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20 anni fa la legge 40 sulla procreazione assistita: imperfetta, eppur serve ancora

Esattamente 20 anni fa, il 10 febbraio 2004, la Camera dei Deputati approvò la legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita. I contrari annunciarono subito un referendum, che si tenne l’anno dopo: il suo clamoroso fallimento consolidò la legge 40, modificata in modo significativo solo dopo 10 anni, nel 2014, quando la Corte Costituzionale ha reso legale la fecondazione assistita eterologa. Con gli altri interventi della Consulta la legge, pur azzoppata, ha mantenuto la sostanza del suo impianto. Parlarne come di una “legge dei divieti”, “legge antiscientifica”, e via dicendo, significa non averne capito il significato: la legge 40 è la dimostrazione che il mutamento antropologico che stiamo attraversando non era inevitabile, che i cosiddetti nuovi diritti non sono una necessità ineludibile, in altre parole che l’eccezione italiana esisteva e non significava necessariamente guardare al passato, ma era in grado di attraversare la modernità, tracciando nuove strade. Leggi l'articolo completo di Assuntina Morresi


Michela Murgia e il libro (postumo) in cui difende l'utero in affitto. Ma non convince

«Quando qualcosa non vi torna datemi torto, dibattetene, fate casino». Lo scrive Michela Murgia in apertura di Dare la vita (Rizzoli), il libro sulla gestazione per altri uscito postumo da poche settimane. La Murgia ha inteso dunque offrire non un saggio ma una serie di considerazioni che stimolassero la discussione sulla Gpa (Gestazione per altri, detta altrimenti maternità surrogata, o utero in affitto) dal punto di vista strettamente logico. Così conduce il lettore attraverso una serie di suoi ragionamenti per dimostrare la teoria della Gpa come conquista di civiltà. Ma è proprio sulla logica che Dare la vita è un libro carente, basato su passaggi che non reggono. Il principio più frequente portato avanti per legittimare gli aspetti critici dell’utero in affitto è che nella vicenda umana esistono altre pratiche altrettanto riprovevoli: una sorta di mal comune mezzo gaudio, come a dire che un male rende accettabile un altro male e una tragedia ne giustifica un’altra. L’altra argomentazione che sostiene spesso è che se cercassimo di evitare le pratiche disumane, vietandole, non riusciremmo mai a bandirle del tutto, dunque tanto vale legittimarle, con regole che di fatto ne sanciscono l’accettazione. L'articolo completo di Lucia Bellaspiga.

Sparò a scuola, per la prima volta colpevole anche la madre. Svolta sulle armi

Per la prima volta nella storia americana, una madre (successivamente a processo andrà anche il padre) andrà in carcere per gli omicidi commessi dal figlio adolescente. La decisione inedita di una giuria del Michigan è destinata a lasciare il segno nella società Usa. Gli stessi procuratori del caso (la sparatoria con cui Ethan Crumbley, a 15 anni, uccise quattro compagni di scuola poco più di due anni fa a Detroit) hanno ammesso di voler creare un precedente che invii un messaggio a padri e madri d’America: non siete innocenti dei crimini dei vostri ragazzi. La prevenzione, e la conseguente punizione, delle frequenti stragi nei licei e nelle università americane si concentra ora sulle famiglie più che sulla società nel suo complesso, più che sui fabbricanti di armi, più che sulla scuola, più che sul sistema di salute mentale, più che sul Congresso che si rifiuta di approvare leggi più severe sul possesso di pistole e fucili. Lo racconta qui la nostra corrispondente dagli Usa Elena Molinari.

Si opposero al nazi-fascismo: la Polizia ricorda i suoi eroi con le Pietre d'inciampo

“Non vi preoccupate, vi raccomando mia moglie e i miei figli”, fece in tempo a dire ai colleghi il vice brigadiere di pubblica sicurezza Pietro Ermelindo Lungaro la mattina del 12 febbraio 1944, quando le SS tedesche lo arrestarono per poi fucilarlo alle Fosse Ardeatine. Il suo nome e quello di altri due colleghi compaiono in tre Pietre d'inciampo collocate nei giorni scorsi davanti alla Questura romana. Le prime Pietre di inciampo dedicate a poliziotti sono state collocate nel 2022 davanti alla questura di Trieste, ad Aosta, a Udine dove ce ne sono ben nove, a ricordo di altrettanti poliziotti periti in diversi lager nazisti, a La Spezia, a Rieti... Molte delle loro storie fanno parte del progetto “Senza memoria non c’è futuro”, due volumi dedicati ai poliziotti che “facendo la scelta giusta” si opposero al nazifascismo e soccorsero i connazionali di fede ebraica, ai quali il regime dava la caccia. Il loro ricordo, inciso nel metallo lucido delle pietre d'inciampo, è ora patrimonio comune del Paese. Lo racconta il nostro Vincenzo R. Spagnolo

Il Vangelo di domenica 11 febbraio commentato da padre Ermes Ronchi

Dio risana le nostre vite senza porre condizioni.

Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!» - ASCOLTA IL PODCAST

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