giovedì 4 luglio 2019
Il socialista neo eletto presidente dell'Europarlamento si rivolge all'aula: occorre che si recuperi lo spirito dei padri fondatori, lo spirito di Ventotene
David Sassoli (Lapresse)

David Sassoli (Lapresse) - LaPresse

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I governi nazionali europei hanno il «dovere morale» di ascoltare l’Europarlamento in vista di una modifica del regolamento di Dublino e di un cambio di direzione nella politica Ue sulla questione migratoria. A ribadirlo con determinazione è il neopresidente dell’emiciclo di Strasburgo, David Maria Sassoli, che ha risposto ieri su questo fronte ad Avvenire, in apertura della conferenza stampa inaugurale della legislatura, pochi minuti dopo gli applausi in plenaria per l’elezione.

Al neo-presidente, abbiamo chiesto se scorge nuovi segnali politici per un cambio di passo rispetto alle regole intergovernative vigenti sull’accoglienza denunciate da più parti. «Guardi, la ringrazio per questa domanda, perché nel mio intervento, che qualcuno forse ha ascoltato, ho fatto riferimento proprio a questo. Ho richiamato il Consiglio a cominciare la discussione sul provvedimento che è stato votato dal Parlamento Europeo. È stato un atto votato a stragrande maggioranza. Chi arriva in Italia, in Grecia, in Spagna, a Malta, a Cipro, arriva in Europa. Questo ha detto il Parlamento. E lo hanno detto non soltanto alcuni gruppi politici, ma l’ha detto a stragrande maggioranza l’aula del Parlamento Europeo. Penso che il Consiglio abbia il dovere morale di discutere questo richiamo, quest’iniziativa, perché voi sapete quanta tensione si crei rispetto alla non gestione della questione migratoria».

Il neo-presidente fa riferimento alla posizione adottata dall’Europarlamento nel corso della legislatura uscente, quando Sassoli era già uno dei vicepresidenti dell’emiciclo. Un’esortazione ai governi Ue per regole più solidali ed equilibrate. «Noi dobbiamo avere un’Europa che si attrezzi. Però, per fare questo, abbiamo bisogno anche che i governi trasferiscano un po’ di potere all’Europa. E poi abbiamo bisogno che il regolamento di Dublino venga modificato, come abbiamo chiesto, per sostenere la necessità che gli Stati collaborino di più. Ecco perché mi sono rivolto al Consiglio e, tramite il Consiglio, ai governi, perché si facciano carico di questa discussione», ha aggiunto Sassoli, per il quale si tratta pure di uno dei fronti che maggiormente appannano l’immagine e la credibilità delle istituzioni Ue.

«Ogni volta che succede qualcosa, tutti i cittadini dicono: Ma l’Europa che cosa fa? Dov’è? Per fare questo, l’Europa deve però essere messa nella condizione di farlo. Il Consiglio deve sentire questa responsabilità e il Parlamento richiamerà il Consiglio ogni volta che sarà possibile perché ottemperi a questa responsabilità».

La legislatura che si apre potrebbe dunque riaccendere la dialettica fra istituzioni europee sul dramma migratorio, con un Europarlamento deciso a non restare spettatore neutrale. Nel novembre 2017, il mandato negoziale per riformare le regole di Dublino era stato approvato a Strasburgo con 390 voti favorevoli, 175 contrari e 44 astensioni. Le linee guida riguardano l’obbligo per gli Stati di accogliere la propria quota di richiedenti asilo, la non automatica responsabilità per il Paese d’arrivo nel trattamento delle domande, sanzioni per gli Stati refrattari, come eventuali tagli dei fondi europei.

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