venerdì 20 settembre 2019
Berlino ha presentato il piano ambientale che prevede l’abbattimento del 55% delle emissioni nocive entro il 2030
Manifestanti denunciano il cambiamento climatico a Monaco di Baviera (LaPresse)

Manifestanti denunciano il cambiamento climatico a Monaco di Baviera (LaPresse)

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La Germania prova a guidare l’Europa nella lotta ai cambiamenti climatici. Lo fa con la politica: l’esecutivo federale di Grande Coalizione ieri ha approvato un pacchetto di misure che punta a ridurre le emissioni di CO2 nel Paese del 55% entro il 2030, investendo fino a 100 miliardi di euro. Lo fa pure con le persone, i comuni cittadini che si confermano tra i più sensibili ai temi ambientalisti in tutta l’Ue.

Ieri almeno 1,4 milioni di tedeschi hanno manifestato per le strade delle loro città. Almeno 80mila a Berlino, 50mila a Colonia ed Amburgo, 20mila a Friburgo. Ma anche nei piccoli centri, da ovest ad est, da nord a sud. La grande novità, sottolineavano ieri tutti i media tedeschi, è che questa volta non c’erano solo i giovani di “Fridays for Future”, ma anche famiglie, pensionati, uomini e donne che hanno rinunciato ad una giornata di lavoro per dire basta ai cambiamenti climatici causati dall’inquinamento. Una delle più grandi manifestazioni di massa della recente storia della Germania federale si è svolta nel giorno in cui il governo tedesco doveva dare un segnale all’Europa e al mondo, in concomitanza della Climate Action Week, la settimana di azione per il clima e del vertice Onu sul tema in svolgimento a New York. Una mossa e una scelta di tempo perfetti da parte della cancelliera Angela Merkel che vuole ancora lasciare il segno nella storia politica tedesca ed europea.

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«Oggi non viviamo in modo sostenibile», ha dichiarato Merkel aprendo la conferenza stampa di presentazione del Klimapaket, il pacchetto sul clima. «È vero, non abbiamo raggiunto gli obiettivi dichiarati nel 2007 che prevedevano una riduzione del 40% delle emissioni entro il 2020», ha ammesso la cancelliera che però ha rilanciato: «Intendiamo ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e diventare neutrali entro il 2059». Ancora parametri e numeri da rispettare come all’inizio del suo primo mandato, ma questa volta gran parte del popolo tedesco chiede il cambiamento. «Che piaccia o no sta arrivando», ha infatti twittato la giovane attivista svedese Greta Thunberg da New York. Un corteo a chiudere simbolicamente le manifestazioni in almeno 150 Paesi del mondo. «La politica non è scienza né ideologia e si confronta con ciò che è possibile», è stata la risposta di Merkel a Greta e agli scienziati che da tempo chiedono ai governi di intervenire. E la Germania proverà a fare il possibile. Per quasi 19 ore Merkel, il suo ministro delle Finanze, Olaf Scholz, gli altri ministri ed esperti hanno limato i termini dell’accordo.

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Il “Klimapaket” stanzierà 54 miliardi di euro entro il 2023 e 100 miliardi entro il 2030. Si prevede dal 2021 l’introduzione del commercio dei certificati di emissione nel settore dei trasporti e dell’edilizia, come già esiste in Ue per le industrie. La CO2 avrà quindi un prezzo che aumenterà il costo della benzina e del diesel alla pompa di 3 centesimi al litro nel 2021 per poi arrivare a 10 centesimi nel 2026. Previsti nuovi incentivi per le auto elettriche, sussidi per chi rende la propria abitazione più sostenibile e meno inquinante, i biglietti aerei costeranno di più, quelli dei treni di meno. E dal 2026 saranno aboliti i riscaldamenti a gasolio. Il governo ha anche pianificato l’emissione di “green-bond”, volti a finanziare un mercato finanziario sostenibile. Per gli organizzatori delle manifestazioni è troppo poco, ma per Merkel è ciò che era possibile fare. Ora tanti Paesi europei, Italia compresa, potranno, dovranno seguire la Germania.

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