lunedì 4 dicembre 2017
L'ex presidente dello Yemen, Ali Abdallah Saleh, è stato ucciso a Sanàa dalle milizie dei ribelli sciiti Houthi, con cui era in conflitto. 234 morti in pochi giorni
Militanti Houti festeggiano la cattura e l'uccisione dell'ex presidente Saleh nella capitale Sanaa (Ansa)

Militanti Houti festeggiano la cattura e l'uccisione dell'ex presidente Saleh nella capitale Sanaa (Ansa)

Senza esclusioni di colpi si combatte la guerra in Yemen e nella regione tra Paesi arabi del Golfo e l'Iran: lo dimostra l'uccisione stamani dell'ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, che per più di trent'anni era rimasto ai vertici di uno dei poteri più longevi
della regione in un Paese lacerato da guerre e carestie, e che fino a poche ore fa sembrava esser uscito illeso dall'ennesimo
voltafaccia.

Gli insorti Huthi, vicini all'Iran e con cui Saleh si era alleato fino a quando non li aveva abbandonati sabato scorso, hanno annunciato l'uccisione dell'ex raìs colpevole di "tradimento". Nelle ore che sono seguite all'annuncio, in tutta la capitale sono imperversati scontri tra miliziani Huthi e i seguaci di Saleh. Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha "invitato tutte le parti in conflitto a cessare le aggressioni" e ha "chiesto loro di rispettare gli obblighi previsti dal diritto umanitario".

L'ex presidente Saleh in una foto del 2012 (Ansa)

L'ex presidente Saleh in una foto del 2012 (Ansa)

Sabato scorso Saleh aveva annunciato la fine dell'alleanza con gli Huthi e si era preparato a unirsi alla Coalizione.

L'Arabia Saudita, paese tradizionalmente egemone in Yemen, aveva sostenuto il regime di Saleh a lungo durante i 33 anni della sua presidenza, dal 1978 al 2012. Il raìs era stato poi deposto all'indomani delle rivolta popolare nel contesto delle proteste arabe nel 2011.

Le circostanze della morte di Saleh sono ancora poco chiare. Secondo alcune fonti, il suo convoglio è stato intercettato a sud della capitale mentre l'ex presidente fuggiva verso il distretto di Sinhan, dove si trova la sua località natale. Alcuni colpi di mortaio avrebbero costretto il convoglio a fermarsi, Saleh sarebbe stato ucciso a freddo da colpi di arma da fuoco sparati da miliziani appostati nei paraggi. Altre fonti riferiscono dell'uccisione per mano di cecchini, informati del passaggio del convoglio di Saleh. Le immagini dell'auto 4x4 sulla quale viaggiava l'ex raìs dimostrano che non vi sono state esplosioni attorno a veicolo, quasi intatta e con tracce di soli due colpi di arma da fuoco sul finestrino sinistro posteriore. Secondo altri resoconti, Saleh era diretto invece verso il distretto orientale di Marib, dove si sarebbe nascosto in attesa di fuggire in Arabia Saudita. In questo caso, affermano le fonti, il convoglio di auto che accompagnavano Saleh sarebbe stato fermato e l'ex presidente catturato, prima di essere ucciso con colpi di arma da fuoco alla testa in un luogo non precisato.

Poco dopo l'annuncio dell'uccisione di Saleh sui media iraniani è circolato un video amatoriale, che mostra una scena concitata in cui alcuni uomini appoggiano su una barella il cadavere di Saleh, con evidenti ferite al capo ma con gli occhi ancora spalancati e senza vita. Immagini simili a quelle che circolarono sulla morte di Gheddafi.

La mattinata era cominciata con intensi bombardamenti della Coalizione a guida saudita contro postazioni Huthi su Sanaa. Una mossa forse decisa proprio per consentire a Saleh di fuggire dalla sua roccaforte nella capitale yemenita. Ma gli insorti filo-iraniani hanno preso il sopravvento e hanno circondato le abitazioni e gli edifici dei familiari e dei seguaci di Saleh nel quartiere meridionale di Sanaa. E in serata il leader degli insorti, Abdelmalek Huthi, è apparso in tv rivendicando la responsabilità dell'uccisione di Saleh, descritto come "il capo dei traditori". "Abbiamo fatto fallire il complotto in meno di tre giorni", ha detto Huthi, in riferimento al discorso in cui Saleh sabato scorso aveva annunciato di voler abbandonare gli Huthi. "Lo avevamo avvertito più volte", ha detto il leader degli insorti.

Il bilancio dei combattimenti: 234 morti in pochi giorni

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC) stima che gli scontri avvenuti negli ultimi giorni nella capitale yemenita Sanaa tra miliziani di diverse fazioni ribelli hanno causato la morte di almeno 234 persone e il ferimento di altre 400. A riferirlo è stato il servizio in lingua araba del canale televisivo Sky News, che ha annunciato i dati attraverso un tweet pubblicato sul suo profilo ufficiale.

Chi era Saleh

Ali Abdullah Saleh era diventato presidente dello Yemen del Nord a 36 anni, il 17 luglio del 1978 dopo l'assassinio dell'allora capo dello Stato Ahmad al-Ghashmi, e poi dell'intera Repubblica dopo la sua unificazione il 22 maggio 1990. Saleh era riuscito a tenere a bada i movimenti di insurrezione nel nord e nel sud dello Yemen fino alla primavera araba del 2011.

Dopo gli attacchi dell'11 settembre, Saleh cercò di posizionarsi come alleato importante degli Stati Uniti. Nel 2007 si recò in visita ufficiale a Washington, dove incontrò l'allora presidente George W. Bush alla Casa Bianca. Fu stato lui a dare il permesso ai droni americani di colpire gli obiettivi di al-Qaeda sul suolo yemenita. In cambio gli Stati Uniti donarono milioni di dollari in aiuti allo Yemen. Dopo la sua deposizione, il Consiglio di sicurezza dell'Onu scoprì che durante i suoi 33 anni al potere Saleh aveva messo da parte, usando metodi corrotti, tra i 32 e i 60 miliardi di dollari. I suoi beni erano nascosti in almeno venti Paesi, denunciò l'Onu in un rapporto.

I fallimenti di Saleh come presidente hanno alimentato mesi di proteste popolari iniziate a gennaio del 2011, poco dopo la cacciata del presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali e l'inizio della Primavera araba. All'epoca lo Yemen era uno dei Paesi più poveri al mondo, con un'inflazione costante e una disoccupazione diffusa. Il 40 per cento della popolazione viveva con meno di due dollari al giorno.

I manifestanti trascorsero mesi accampati davanti all'Università di Sanaa, dove eressero tende e chiesero le sue dimissioni. Diversi ufficiali militari di alto rango decisero di abbandonare Saleh dopo una repressione particolarmente brutale il 18 marzo, quando almeno 50 manifestanti vennero uccisi dai cecchini a Sanaa.

Le proteste furono inizialmente guidate da studenti e giovani, ma poi coinvolsero gran parte dell'opposizione in Yemen. Gli houthi, ribelli sciiti del nord che hanno combattuto una lunga guerra con Sanaa, entrarono in campo appoggiando il movimento di protesta, così come fece il secessionista Movimento del Sud.

Chi sono gli Houthi

Gli Houthi rappresentano un movimento politico, un gruppo armato e la minoranza sciita dello Yemen, con oltre un terzo della popolazione. Contro l'ex presidente di Sanaa, Ali Abdallah Saleh, hanno combattuto sei guerre prima di diventare, nel 2014, alleati. Sabato scorso però Saleh ha deciso di "voltare pagina" e avvicinarsi all'Arabia Saudita, chiedendo a Riad di fermare gli attacchi contro il suo Paese, ormai ridotto allo stremo e colpito anche da una gravissima epidemia di colera. Gli Houthi lo hanno considerato un tradimento imperdonabile.

Il movimento nasce nel 1992 con la denominazione ufficiale "Ansar Allah", i partigiani di Allah. L'appellativo Houthi è in onore del fondatore Hussein Al Houthi, ucciso nel 2004, e di suo padre Badr Eddine Houthi, ritenuto il leader spirituale del movimento. La loro roccaforte è sempre stata Saada, nel nord-ovest dello Yemen. Da qui hanno portato avanti sei guerre, tra il 2004 e il 2010, contro Saleh.

Gli Houthi appartengono al ramo sciita degli Zayditi, una setta vicina ai sunniti, ma sono accusati di avere stretti legami ideologici con il gruppo dei Duodecimani che rappresenta la maggioranza in Iran, Iraq e Libano.

L'offensiva del 2014

Il cambio ai vertici del governo di Sanaa tuttavia non soddisfa le richieste della minoranza Houthi che si è sempre ritenuta
marginalizzata. Nell'estate del 2014 lancia quindi un'offensiva dalla roccaforte di Saada. Il 21 settembre, i ribelli, alleati con potenti leader militari fedeli all'ex presidente Saleh, entrano a Sanaa e si impadroniscono della sede del governo dopo diversi giorni di combattimenti. Il 14 ottobre gli Houthi prendono il porto di Hodeida (ovest) e avanzano verso il centro. Il 20 gennaio 2015, predono possesso del palazzo presidenziale a Sanaa. Il 21 febbraio, il presidente Hadi fugge da Sanaa ad Aden (sud), che proclama capitale "provvisoria". A marzo, gli Houthi avanzano verso sud e conquistano anche Aden. Il loro leader, Abdel Malek al-Houthi, giustifica l'offensiva dicendo di combattere contro gli estremisti sunniti di Al Qaeda e del Daesh.

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