mercoledì 22 novembre 2017
Profanato il cimitero cristiano, divelte anche le croci. Monsignor Paul Hinder: un Paese in ginocchio dove dilagano odio e sofferenza. Le religiose furono trucidate da un gruppo di estremisti.
La casa di riposo ad Aden, Yeme, dove sono state trucidate le quattro suore di Madre Teresa (Ansa)

La casa di riposo ad Aden, Yeme, dove sono state trucidate le quattro suore di Madre Teresa (Ansa)

La violenza e l'odio che stanno devastando lo Yemen non risparmiano nemmeno i morti. Anche il cimitero cristiano di Aden è stato profanato. Tra le tombe devastate ci sono anche quelle delle suore di Madre Teresa, che furono uccise nell'assalto alla loro casa, dove ospitavano persone anziane in grave difficoltà. Lo racconta ad AsiaNews monsignor Paul Hinder, vicario apostolico dell'Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen).

Hinder aggiunge che la situazione economica, sociale e umanitaria in Yemen resta "drammatica", con alcune realtà che si presentano "particolarmente problematiche" e con "urgenze diverse" a seconda delle aree del Paese. A suo avviso il blocco imposto dall'Arabia Saudita è uno "dei problemi maggiori", in quanto impedisce l'ingresso di aiuti, siano essi cibo o medicinali. Bisogna intervenire, per fornire un'assistenza umanitaria fondamentale per la sopravvivenza della popolazione".

"L'attacco al cimitero cristiano di Aden - spiega il vicario apostolico
- è avvenuto due notti fa. Gli assalitori, la cui identità al momento resta ignota, hanno danneggiato le croci e divelto alcune tombe". Tra queste, appunto, quelle delle quattro religiose massacrate il 4 marzo 2016, durante un attacco sferrato da un gruppo estremista locale.

Le quattro suore di Madre Teresa uccise ad Aden

Le quattro suore di Madre Teresa uccise ad Aden

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Solo una suora riuscì a scampare all'assalto, durante il quale i terroristi rapirono padre Tom Uzhunnalil, salesiano indiano missionario in Yemen. Il sacerdote è rimasto a lungo nelle mani dei suoi sequestratori e solo di recente ha ritrovato la libertà, grazie anche alla fondamentale intermediazione dei vertici del Sultanato dell'Oman.

"Non è la prima volta che accade un fatto simile - prosegue il vicario apostolico - ma il danneggiamento di un cimitero resta un fatto grave. Questi episodi di violenza non toccano solo i cristiani e confermano la situazione di difficoltà e di violenza che persiste".

Il Paese arabo dal gennaio 2015 è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita dell'ex presidente Hadi, sostenuta da Riyadh, il cui esercito (l'aviazione in particolare) è parte attiva nel conflitto, e i ribelli sciiti Houthi, vicini a Iran ed Hezbollah.

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