venerdì 8 dicembre 2017
Red Retoño e Cauce Ciudadano creano la piattaforma “Rutas de Memorias” che contiene le storie dei morti e dei desaparecidos. Tutti possono contribuire con ulteriori informazioni
Corteo dei familiari dei desaparecidos a Città del Messico (Ansa/Epa)

Corteo dei familiari dei desaparecidos a Città del Messico (Ansa/Epa)

Al momento ci sono solo tre riquadri, distribuiti in altrettanti punti della carta geografica messicana. Sono verdi, dunque - come spiegano le istruzioni al lato – si riferiscono a casi di desaparecidos. Cliccando su ciascuno, appaiono le informazioni di base: nome, età, professione, data della scomparsa. Ancora non ci sono icone rosse e azzurre, corrispondenti a vicende di assassinii o fosse comuni. Nei prossimi giorni, purtroppo, l’intera mappa virtuale si riempirà di punti colorati. Poiché le vittime degli ultimi dieci anni di narco-guerra sono centinaia di migliaia. Almeno 23.989 nei soli primi dieci mesi del 2017: il record assoluto degli ultimi vent’anni. Le cifre, però, non rendono il dramma messicano. Da tale consapevolezza è nata “Rutas de la Memoria”, progetto appena realizzato da Red Retoño e Cauce Ciudadano - associazione della società civile sostenuta da Libera Internazionale -, insieme ai familiari dei morti e degli scomparsi. Le loro storie sono strappate all’anonimato delle statistiche e caricate su una piattaforma virtuale: https://mapa.rutasdelamemoria.org/views/map.

Memoria e denuncia

Tutti sono invitati ad aggiungere ulteriori dettagli. In tal modo, Rutas de la Memoria – presentato alla vigilia della Giornata internazionale per i Diritti umani di domenica- non è solo un tributo alla memoria: sarà uno strumento utile di denuncia per far luce sui delitti. Data l’inerzia delle autorità, sono proprio i parenti e le organizzazioni che li sostengono, a cercare in prima persona la verità. L’impunità in Messico è al 98 per cento e la corruzione dilaga: il crimine organizzato ha catturato interi pezzi di istituzione. Familiari dei desaparecidos e dei morti sono costretti a trasformarsi in investigatori e antropologi forensi: non a caso, sono stati loro a trovare le 855 fosse comuni finora scoperte

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