America latina. Il pugno di ferro in Argentina: «Ragazzi puniti come adulti»


Lucia Capuzzi domenica 8 gennaio 2017
Il governo vuole abbassare l’età di perseguibilità a 14 anni. La Chiesa: «Non si trasformino gli adolescenti in nemici sociali» . Gli esperti: contro il narcotraffico combatterre povertà e corruzione
Il pugno di ferro in Argentina: «Ragazzi puniti come adulti»

Brian la “vittima” aveva 14 anni. La sera di Natale, andava a tagliarsi i capelli a cinque minuti da casa, nel quartiere di Flores di Buenos Aires, lo stesso in cui è nato papa Francesco. Il proiettile l’ha colto mentre camminava e l’ha ucciso. Brian il “carnefice” di anni ne aveva uno in più: 15. Aveva la pistola in mano dopo un furto finito male. E l’ha impiegata per esplodere la pallottola letale. Il crimine – anche per la giovanissima età dei protagonisti – ha scosso nel profondo l’opinione pubblica argentina. L’incremento del narcotraffico – rivelato dai principali analisti e dalla Chiesa –, in particolare, ha fatto aumentare la violenza, anche grazie alla corruzione diffusa.

Nei giorni successivi all’assassinio di Brian, i residenti hanno organizzato proteste di fronte al commissariato locale per denunciare la complicità della polizia con i leader dello spaccio. Il governo ha reagito promettendo la mano dura. Il presidente, Mauricio Macri, ha annunciato un piano per abbassare l’età penale da 16 a 14 anni. Già a quest’ultima età i ragazzini potranno essere giudicati e puniti come adulti. La proposta ha creato una raffica di polemiche. L’Argentina ha già una legge alquanto punitiva nei confronti dei minori. Le norme ad hoc furono scritte nel periodo dell’ultima dittatura militare e firmate dal defunto generale Jorge Videla. Il che spiega perché 16 e 17enni siano considerati adulti a tutti gli effetti dal codice penale. Al momento, in 12 scontano la pena all’ergastolo per crimini commessi da minorenni. Il ministro della Giustizia, Germán Garavano, ha spiegato che la riforma dell’esecutivo non si limiterà ad abbassare l’età di perseguibilità. In primo luogo, tale ipotesi sarà limitata a delitti gravi, come assassinii, stupri, traffico di droga e armi, tratta e rapina.

Il sistema di giustizia minorile verrà, inoltre, riadattato per renderlo più efficiente. L’opposizione e molte organizzazioni della società civile denunciano l’inefficacia del pugno di ferro per arrestare la delinquenza. Anche perché le carceri spesso diventano “scuole di crimine” per i ragazzi. Su questa linea la Chiesa che ha criticato il provvedimento. Secondo la Pastorale contro le dipendenze della Conferenza episcopale – coordinata dal sacerdote José “Pepe” Di Paola – una riforma della giustizia minorile non può basarsi solo «sulla persecuzione statale» che trasforma «gli adolescenti in nemici sociali». La delinquenza e il narcotraffico hanno cause strutturali, come affermano gli esperti: miseria– il 50% dei poveri sono bimbi –, diseguaglianza e connivenza delle autorità. A tal proposito hanno ricordato l’intervento del 2005 dell’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio.

Quest’ultimo aveva ribadito come, di fronte alla criminalità giovanile, la società spesso cada in «un atteggiamento falsamente normativo il quale, in nome di un presunto bene comune, reclama repressione e controllo crescente con misure cha vanno dalla diminuzione dell’età penale alla separazione familiare forzata». Emblematico l’esempio di “Brian il carnefice”, cresciuto senza famiglia nella baraccopoli 111-14. I ragazzini sbandati sono il bacino di reclutamento dei narcos, che tengono in ostaggio ampie parti della città con la complicità degli agenti. È il caso di Flores, come aveva denunciato mesi fa Gustavo Vera, presidente dell’associazione Alameda. Che aveva chiesto misure concrete contro impunità e bustarelle. Niente, però, è stato fatto. E, al di là del clamore mediatico e dei proclami, dopo il delitto, la situazione resta invariata.

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: