sabato 6 luglio 2019
Il premier che ha traghettato Atene fuori dalla crisi, nel voto di domani è dato in crollo. I conservatori di Nea Dimokratia in avanti. Alba Dorata sarà punito dagli elettori
Il comizio sotto il Partenone del leader di Nea Dimokratia, Kyriakos Mitsotakis, LaPresse

Il comizio sotto il Partenone del leader di Nea Dimokratia, Kyriakos Mitsotakis, LaPresse - LaPresse

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La Grecia va al voto e in mezzo a mille dubbi almeno una certezza c’è: l’elettorato si prepara a dare il ben servito al premier Alexis Tsipras, passato da promessa della politica greca ad aspettativa delusa di cui dimenticarsi al più presto. Gli ultimi quattro sondaggi sono stati resi noti ieri. I conservatori di Nea Dimokratia (Nuova democrazia) staccano il partito di sinistra Syriza con una forbice che va dall’8 al 14%.
Sembrerebbe un risultato già scritto, anche in quartieri dove la formazione del premier ha rappresentato un punto di riferimento e che adesso non vedono l’ora di cambiare. Ne sanno qualcosa al Pireo, un quartiere della capitale Atene particolarmente popoloso e feudo prima dei socialisti del Pasok e poi di Syriza. Qui la crisi ha fatto sentire particolarmente i suoi effetti e anche se nei confronti del premier non c’è rabbia, ma disillusione, gli abitanti non sembrano disposti a dargli una seconda possibilità. «Tsipras è un bugiardo – afferma Maria, pensionata, seduta a un bar con il suo caffè ghiacciato –. Aveva promesso meno austerity e invece siamo stati ridotti allo stremo. I miei figli non lavorano se non saltuariamente, non possono fare progetti per il futuro, come può un Paese dove i giovani non hanno un avvenire andare avanti?».
Per le strade battute dal sole e da un caldo torrido, la gente cammina lentamente, fiaccata da temperature proibitive, ma se si tratta di commentare la scena politica, allora mostra riserve di energia insospettabili, segno che la situazione in Grecia è delicata ma c’è chi non si vuole rassegnare e spera in un futuro migliore. «Io credo che dopo queste elezioni le cose miglioreranno – spiega ad “Avvenire” Yorgos, che una volta era un impiegato in una multinazionale e che si è improvvisato uomo tutto fare nel quartiere –. Ho perso il mio lavoro tre anni fa, da quel momento vivo di incarichi momentanei, mi occupo un po’ di tutto, dall’imbiancatura al montaggio di mobili alla riparazione dei piccoli elettrodomestici. Si sopravvive, ma c’è a chi è andata peggio. Tsipras? Uno che doveva essere diverso da quelli che c’erano prima e invece si è comportato in modo esattamente uguale, se non addirittura peggio».
I dati economici parlano di un Paese in ripresa. Il Pil nel 2019 dovrebbe crescere fra l’1,5 e l’1,9%, la disoccupazione è scesa al 18%, eppure le strade di Atene, anche quelle dell’immediato centro, portano ancora impressi i segni della crisi, con negozi chiusi, scene di degrado e scritte sui muri che incitano alla ribellione. L’unico che sembra non accettare l’imminente sconfitta è proprio il premier Tsipras. In questi ultimi giorni di campagna elettorale sta cercando di sottolineare la bontà dei risultati raggiunti, ma soprattutto di attaccare quello che sembra già a tutti il nuovo primo ministro dell’Ellade, ossia Kyriakos Mitsotakis. Proveniente da una delle famiglie più potenti della politica greca, figlio di un ex primo ministro e fratello di un ex ministro degli Esteri, il leader di Nea Dimokratia ha centrato il suo programma soprattutto sulle riforme per dare nuovo impulso all’economia nazionale e alle strategie per attirare nuovi investimenti. Tsipras non sta perdendo occasione per attaccare, ricordando il passato della sua famiglia e gli scandali che hanno riguardato molti politici del partito conservatore. Peccato che anche il primo ministro, sotto questo aspetto, navighi in pessime acque. In questi mesi è stato accusato di aver monopolizzato la tv di Stato, eliminando qualsiasi componente di criticità, ed è nell’occhio del ciclone per aver messo al ministero della Giustizia un ex uomo dei servizi segreti, Dimitris Papangelopoulos, con relative pressioni sulla magistratura. A questo vanno aggiunte le polemiche seguite agli incendi che hanno devastato l’Attica la scorsa estate: Tsipras è stato pesantemente criticato non solo per come ha gestito l’emergenza, ma anche per la scarsa empatia che ha dimostrato nei confronti delle 102 vittime. I più critici lo dipingono come un giovane assetato di potere, i più indulgenti come uno che ci ha provato ma ha fallito.
Domani, intanto, il Paese va al voto nella speranza di non doverci tornare a metà agosto. E con la speranza, per molti, che perda consensi anche l’estrema destra neonazista di Alba Dorata, che i sondaggi non danno oltre il 4%, con una perdita di quasi tre punti rispetto alle politiche del 2015. Se Mitsotakis non dovesse raggiungere la maggioranza, però, dovranno essere riconvocati i comizi con la nuova legge elettorale basata sul sistema proporzionale, che renderà necessario formare coalizioni per governare, con tutti i pericoli di stabilità politica del caso. Esattamente il contrario di quello che la Grecia ha bisogno. Ma Tsipras, che l’ha fatta approvare per frammentare il fronte dell’opposizione, forse non ci ha pensato.

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