sabato 29 luglio 2017
Battaglia in strada a Caracas sulla Costituente, il numero dei morti sale a 113 in quattro mesi di scontri
Un arresto a Caracas (LaPresse)

Un arresto a Caracas (LaPresse) - LaPresse

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L’“offensiva finale” è scattata alle 12.30 (ora locale, la sera in Italia), sei ore dopo la fine dei due giorni di sciopero generale proclamati dall’opposizione. Il fronte anti-chavista – riunito nella Mesa de unidad democrática (Mud) – ha invitato i cittadini alla “presa del Venezuela”, con cortei in tutte le città per paralizzare il Paese.

La Mud, dunque, ha alzato il tiro alla vigilia del voto di domani per scegliere i delegati della Costituente. Quest’ultima rappresenta, per il variegato schieramento anti-Maduro, un “punto di non ritorno”, la certificazione di una «svolta autoritaria ». Una posizione condivisa anche da numerosi osservatori internazionali, tra cui le Nazioni Unite. L’Alto commissariato Onu per i diritti umani, ieri, si è detto «profondamente preoccupato» per la scelta del governo di Nicolás Maduro di riscrivere la Carta fondamentale. La stessa voluta dal mentore Hugo Chávez nel 1999, il quale la definì «la migliore del mondo». Il che spiega perché anche all’interno del chavismo l’idea della nuova Costituzione abbia prodotto non pochi mal di pancia e defezioni.

A suscitare perplessità, oltretutto, contribuisce il fatto che un terzo dei 553 delegati venga eletto su base corporativa e non territoriale. Un escamotage, sottolineno i critici, per far fuori elementi poco “malleabili”. Maduro, da parte sua, nega le accuse. La Costituente – ha ribadito giovedì nel comizio conclusivo della campagna, nella avenida Simón Bolívar di Caracas – rappresenta la soluzione della crisi politica in atto. Questa – ha detto – aprirà «una nuova fase di pace, crescita, giustizia».

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro (LaPresse)

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro (LaPresse) - LaPresse

Al momento, però, le premesse sono tutt’altro che positive. Caracas appare sempre più isolata dal punto di vista internazionale. Washington ha ordinato ai familiari del personale diplomatico di lasciare il Paese e ha invitato alla «partenza volontaria» gli impiegati. Dopo lo stop della colombiana Avianca, anche la compagnia aerea Delta Airlines ha annunciato la sospensione dei voli nella nazione a partire da settembre. Bogotà ha comunicato la concessione 150mila permessi speciali a cittadini venezuelani che non vogliano tornare in patria. Mentre il malumore dei vicini latinoamericani cresce. All’interno, lo Stato è una polveriera. Le manifestazioni di piazza della Mud vanno avanti da 114 giorni: negli scontri sono morte 113 persone, in media quasi uno ogni 24 ore. Le ultime otto vittime sono state registrate da mercoledì, quando è cominciato lo sciopero generale. Per evitare che la protesta blocchi lo svolgimento delle elezioni di domani, il ministero dell’Interno ha proibito i cortei fino a martedì. L’opposizione, però, non s’è fatta intimidire e ha deciso di organizzare il “blocco” dell’intera nazione.

Mentre lo scontro occupa la ribalta, però, dietro le quinte, qualcosa si muove. Fonti venezuelane parlano di negoziati segreti – per evitare sussulti nell’opinione pubblica – tra rappresentanti del governo e della Mud. A confermarlo sono, inoltre, i messaggi in codice lanciati da Maduro alla controparte proprio nel comizio di fine campagna. Quest’ultimo ha parlato di un non meglio precisato «tavolo di pace» con il fronte anti-chavista. Nulla, però, ha aggiunto, sul fatto se l’avvio di tale negoziato implicherebbe la rinuncia al voto di domani. Ufficialmente il governo su questo punto è irremovibile.

Sottotraccia, però, l’atteggiamento potrebbe essere più flessibile. Il tempo, in ogni caso, stringe: tutti sanno che la Costituente rischia di provocare un’ulteriore escalation. Un appello al negoziato è stato rivolto ieri da padre Arturo Sosa, preposto generale della Compagnia di Gesù. «È necessario che si possa arrivare, mediante un negoziato onesto e sincero, a un programma di unità nazionale che permetta di dare la priorità alla risoluzione dei problemi a causa dei quali milioni di venezuelani soffrono», ha affermato padre Sosa in un’intervista a Radio Vaticana. I vescovi. in comunicato diffuso dall’agezia Fides, hanno ribadito il loro no alla Costituente, definita «anticostituzionale e inutile» e chiesto la fine della violenza, «da qualunque parte provenga».

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