lunedì 4 febbraio 2019
Il grande campione di nuoto appoggia la campagna per sensibilizzare i giovani europei sull'importanza di andare alle urne
Rosolino: il voto per il Parlamento Ue? L'importante è partecipare

«Nel mondo attuale dobbiamo confrontarci con potenze di livello globale, se non restiamo uniti al resto dell’Europa sarà difficile per noi italiani rimanere in serie A». La metafora sportiva tradisce la provenienza di uno dei più rappresentativi testimonial della campagna di StavoltaVoto.eu, iniziativa di sensibilizzazione rivolta ai giovani dell’Unione perché non rinuncino a scegliere i loro rappresentanti alle prossime elezioni europee di maggio.

Massimiliano Rosolino, ex campione olimpico e mondiale di nuoto, ha risposto con piacere all’invito del presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, e ha condiviso la sua esperienza con i molti ragazzi presenti venerdì all’auditorium Parco della musica di Roma per il lancio del progetto.

Rosolino ha un feeling particolare con l’Europa, in carriera ha vinto quattordici titoli continentali, senza contare una naturale predisposizione all’apertura e al confronto con culture differenti: «Sono sempre stato una persona di larghe vedute – dice il campione ad Avvenire –. Mia mamma è australiana, io sono napoletano. Questo binomio di tradizioni mi ha aiutato tantissimo, le esperienze in Europa mi hanno fatto crescere e migliorare».

Ma perché è così importante andare a votare? «Queste elezioni europee sono un'opportunità per rafforzare e rilanciare il progetto continentale. Siamo in un momento difficile, sarà una finalissima. Siamo chiamati a dimostrare che possiamo essere competitivi». Eppure molti giovani sembrano sempre meno attratti dall’Europa e non si sentono rappresentati dalle istituzioni dell’Unione. «Sono sfiduciati e hanno paura – ragiona l’ex nuotatore – perché non sono abbastanza documentati o perché a volte una sola pecora nera può contagiare altri cento ragazzi. Hanno bisogno di essere incoraggiati, è stato così anche per me. Ma sono ottimista, non si può tornare indietro».

Quello che conta è partecipare e non lasciare che qualcun altro determini il destino del progetto europeo: «Quando mi chiedono qual è la scelta giusta rispondo che il primo passo è quello di prendere una decisione. Se poi le cose vanno male potrai dire di averci provato. Se te ne stai a casa hai perso in partenza».

Certo sarebbe un peccato rinunciare al sogno di un continente unito e alle opportunità che solo una collaborazione tra Stati potrebbe offrire. Del resto, nonostante il talento, anche un campione come lui non avrebbe raggiunto risultati senza una squadra alle spalle: «Per riuscire a vincere ho dovuto mettere su un team: un preparatore atletico, un allenatore e un fisioterapista. Senza di loro non ce l’avrei mai fatta, non ci sono alternative se vogliamo essere competitivi».

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