La Prolusione. Bagnasco: su lavoro, famiglia, giovani e vita serve politica autentica


A.Ma. lunedì 20 marzo 2017
La Prolusione del presidente della Cei al Consiglio episcopale permanente. La preoccupazione per la «sofferenza insopportabile» generata dalla mancanza di lavoro.
Il cardinale Bagnasco legge la Prolusione (Siciliani)

Il cardinale Bagnasco legge la Prolusione (Siciliani)

Ancora il lavoro che manca e i giovani privati della speranza nel futuro al centro dell'ultima prolusione del cardinale Angelo Bagnasco in qualità di presidente della Conferenza episcopale italiana. Oggi all'apertura del Consiglio episcopale permanente sono risuonate le sue parole, quelle di un pastore coinvolto nelle preoccupazioni vissute dal suo gregge.

L'arcivescovo di Genova in apertura ha ringraziato papa Francesco per aver prorogato i termine della sua presidenza «in modo da giungere alla prossima Assemblea generale», che avrà a tema la questione educativa e l'azione pastorale a fianco ai giovani. Nell'appuntamento del prossimo maggio (dal 22 al 25) l'Assemblea eleggerà la terna relativa alla nomina del nuovo presidente. Un compito e una grazia, chiosa Bagnasco, descrivendo le caratteristiche di chi deve rivestire questo ruolo: umiltà, obbedienza alle indicazioni del Papa (e per questo «chi presiede non ha bisogno di avere un proprio programma») - e discrezione. Bagnasco è giunto alla fine del suo doppio mandato quinquennale; la scadenza naturale era lo scorso 7 marzo.

IL TESTO DELLA PROLUSIONE

Dopo aver condiviso le preoccupazioni riguardanti il lavoro, la cui mancanza genera una «sofferenza insopportabile», ecco un richiamo alla politica, che dovrebbe lavorare a capofitto su questo dramma, mentre al contrario appare distratto su altri fronti e perennemente litigioso. «C'è bisogno di una politica autentica, di pace istituzionale», sono le parole di Bagnasco.


Ed è ai giovani che si rivolge poi il pensiero del presidente della Cei: quelli che emigrano (30mila ogni anno), quelli che si chiudono in casa per crearsi un mondo virtuale (6mila); quelli che continuano a sognare una famiglia e dei figli (il 92%), uno «straordinario dato di fiducia, reso purtroppo vano dalla mancanza di lavoro stabile».

Accanto alla questione del lavoro, la Prolusione solleva ancora quella della decrescita demografica, con il record negativo del 2016 (-2,4% di nuovo nati, 474.000 contro i 486.000 del 2015), per sollecitare una politica che incoraggi e sostenga la famiglia, a partire del Fattore Famiglia chiesto insistentemente dal Forum delle associazioni familiari.

Alla famiglia è riservata l'attenzione del cardinale Bagnasco, in primo luogo al diritto dei figli a essere allevati da un padre e una madre, alla «violenza discriminatoria» verso le donne esercitata dalla pratica della maternità surrogata, con la duplice ingiustizia del bambino separato dalla madre e della madre che perde ogni diritto sul neonato.

Sul fine vita il presidente della Cei ricorda l'iter parlamentare della legge, una legge «radicalmente individualista, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere delle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato».

Una mensa della Caritas (Fotogramma)

Una mensa della Caritas (Fotogramma)


Infine, i migranti: la Cei è impegnata su vari fronti: con la cooperazione con i Paesi di partenza, in 2.727 progetti di formazione e sviluppo sociale sostenuti con fondi 8x1000 e ora anche il progetto "Liberi di partire, liberi di restare"; con i corridoi umanitari; con l'accoglienza sul territorio italiano.



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