giovedì 8 novembre 2018
Riconosciuti i miracoli attribuiti alla loro intercessione. Autorizzata anche la beatificazione equipollente per il laico lituano Michele Giedrojc. Ci sono anche 11 nuovi martiri e 10 nuovi venerabili
La facciata di San Pietro con i drappi di alcuni santi

La facciata di San Pietro con i drappi di alcuni santi

La Chiesa italiana festeggia due nuovi beati. Il Papa ha infatti autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti i miracoli attribuiti all’intercessione di Edvige Carboni e di Benedetta Bianchi Porro. Riconosciuto anche il martirio di 10 spagnoli durante la Guerra civile di Spagna e quello di uno statunitense, fratello professo dei Fratelli delle scuole cristiane, ucciso in Guatemala nel 1982. Infine vi sono dieci nuovi venerabili, sei dei quali italiani

Edvige Carboni

Edvige Carboni

Edvige Carboni

La prima, nata a Pozzomaggiore, nel Sassarese, il 2 maggio 1880, sin da piccola fu protagonista di eventi straordinari, raccontati dalla mamma. Sul petto di Edvige neonata infatti comparve una croce che rimase ben visibile per tutta la vita. Inoltre al momento del parto nella sua stanza si manifestò una sorta di ostensorio luminoso e poco dopo la nascita intorno alla bimba che dormiva svolazzò uno sciame di api bianche senza farle alcun male. Desiderosa di abbracciare la vita religiosa Edvige dovette presto abbandonare l’idea per seguire la famiglia bisognosa di cure. Pur nella sua modestia, fu sempre laboriosa, attenta agli altri e premurosa. In parrocchia ad esempio era al tempo stesso catechista e impegnata anche in sercizi più umili come la pulizia della chiesa e il riassetto dell’altare. Per tutta la sua vita fu protagonista di fenomeni mistici, dalla comparsa delle stimmate alla bilocazione sviluppando una forte devozione alla Croce del Signore. Episodi che le costarono accuse e calunnie, tanto che venne sottoposta, e pienamente assolta, ad indagine canonica. Nel 1929, insieme al padre ormai anziano lasciò il paese natale per trasferirsi nel Lazio dove la sorella Paolina era insegnante, trovando residenza definitiva a Roma nel 1938. Anche nella nuova vita fu colma di attenzioni soprattutto per i poveri e gli ammlaati e durante la seconda guerra mondiale si offrì vittima mistica per il crollo del comunismo ateo in Russia. Morì il 17 febbraio del 1952.

Benedetta Bianchi Porro

Benedetta Bianchi Porro

Benedetta Bianchi Porro

Ventisette anni vissuti tra malattie sempre più gravi e una grande forza di volontà nel proseguire la propria vita. Si potrebbe sintetizzare così l’esistenza di Benedetta Bianchi Porro, nata a Dovadola (in provincia di Forlì) l’8 agosto 1936, la seconda italiana che sarà beatificata. A pochi mesi di vita sarà colpita da poliomelite che le segnerà per sempre la mobilità con una gamba che resterà più corta dell’altra. Ma la disabilità non la fermerà. Vivrà le difficoltà della seconda guerra mondiale con lo spostamento dalla sua casa natale dove ritornerà a fine guerra. Nel 1949 alle difficoltà nel camminare inizia a manifestarsi il problema all’udito, che progressivamente andrà perdendo. Porta già un busto per i problemi alla schiena, ma prosegue con impegno e buoni risultati la sua formazione scolastica. Nel frattempo la famiglia si è trasferita a Desenzano sul Garda e qui Benedetta prosegue i suoi studi. Conclude le superiori ormai sorda e con difficoltà motorie, ma vuole intraprendere la facoltà di medicina, anche se in un primo momento dovrà cedere alle insistenze paterne per quella di Fisica. L’impatto con la facoltà di medicina a Milano è brutale. Nella sua biografia è raccontato che il professore all’esame getta via il suo libretto dicendo che “non si è mai visto un medico sordo”. Per tutta risposta la prossima beata recupera il libretto e si scusa con il docente per “averlo offeso”. Nel 1957, quando la ragazza ha solo 21 anni, riesce a diagnosticare la terribile malattia che l‘ha colpita: neurofibromatosi diffusa. Sono tumori benigni e maligni che colpiscono la pelle e il tessuto nervoso, anche ottico, uditivo e del cervello. Benedetta Bianchi Porro è operata alla testa per l’asportazione di una forma tumorale al nervo acustico. Metà del suo viso resterà paralizzato e dovranno intervenire una seconda volta per recuperarne l’uso. Con la forza di volontà che non le viene mai meno – e l’affidamento al Signore espresso nel suo diario e negli scritti di quegli anni – riprende gli studi nel 1958. Nell’agosto dell’anno successivo nuova operazione alla spina dorsale con esito drammatico: la paralisi degli arti inferiori che la costringerà a letto per il resto della sua vita. A poco a poco perde il gusto, il tatto, l’odorato. La sua stanza diventa a questo punto un crocevia di amici e amiche che la aiuteranno in tutti questi anni. Nel 1962 compirà un viaggio a Lourdes: “ho fatto voto che mi farò suora in caso di guarigione, ma il criterio di Dio supera il nostro ed Egli agisce sempre per il nostro bene”. Nel 1963 nuove operazioni e il dramma: il 28 febbraio Benedetta diventa cieca, che unisce alla sordità e alla immobilità. Sono ore drammatiche raccontano i suoi familiari e amici. Poi improvvisa la accettazione di tutto questo come volontà del Signore. Con l’alfabeto muto delle mani continuerà a dettare lettere ai suoi amici. Il suo calvario si conclude il 23 gennaio 1964. La sua vita e la sua testimonianza si diffondono molto anche dopo al sua morte. Nel 1993 verrà dichiarata venerabile. Ora il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione la farà proclamare beata.

Michele Giedrojc, beatificazione "equipollente"

Nella nota diffusa dalla Sala Stampa vaticana inoltre si stabilisce la conferma del culto del servo di Dio Michele Giedrojc. Si tratta di un laico professo dell’Ordine di sant’Agostino, nato a Giedrojce in Lituana intorno al 1420 e morto a Cracovia in Polonia il 4 maggio 1485. Per lui, in assenza del riconoscimento di un miracolo vale il criterio della beatificazione equipollente. Condizione che si ha quando il Papa estende a tutta la Chiesa il culto di un servo di Dio non ancora elevato agli onori degli altari, mediante l’inserimento nel calendario della sua festa, con Messa e ufficio liturgico.

I nuovi venerabili italiani

Sono sei gli italiani di cui sono state riconosciute le virtù eroiche e da oggi diventano venerabili. Sono monsignor Giovanni Jacono, arcivescovo-vescovo di Caltanissetta, nato a Ragusa il 14 marzo 1873, compagno di studi di Angelo Giuseppe Roncalli, nominato vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi nel 1918 venne trasferito a Caltanissetta nel 1921 dove resterà fino al 1956, per poi ritirarsi e morire il 25 maggio 1957 a Ragusa; don Giovanni Ciresola, nato a Quaderni di Villafranca il 30 maggio 1902 e fondatore della congregazione delle Povere Ancelle del Preziosissimo Sangue, e morto a Quinto di Valpantena il 13 aprile 1987; don Luigi Bosio, nata ad Avesa il 10 aprile 1909, parroco di straordinaria spiritualità e sensibilità liturgica, morto a Verona il 27 gennaio 1994; Luigi Maria Raineri chierico professo della congregazione dei Chierici regolari di san Paolo (Barnabiti) nato a Torino il 19 novembre 1895 e morto a Cresano il 24 novembre 1918 dopo aver partecipato alla Grande Guerra sotto il Monte Grappa; suor Maria Addolorata del Sacro Costato (al secolo Maria Luciani) delle Suore della Passione di Gesù Cristo, nata a Montegranaro il 2 maggio 1920, scelse la vita contemplativa, morendo a Teramo il 23 luglio 1954; il laico Lodovico Coccapani, dell'Ordine francescano secolare, nato a Calcinaia il 23 giugno 1849, fu anche presidente della San Vincenzo e visse tutta la sua esistenza dedicandosi ai poveri e ai bisognosi, morendo nel suo paese natale il 14 novembre 1931.

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: