venerdì 29 giugno 2018
Nell'omelia Francesco mette in guardia dai «sussurri» del diavolo e ricorda che «Gesù vuole riscattare i suoi discepoli, la sua Chiesa, da trionfalismi vuoti». Le parole all'Angelus
(Ansa)

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«Andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti, anche se questo costasse il “buon nome”, le comodità, la posizione, il martirio». Questo richiede l’amore di Cristo e questo il Papa ha chiesto oggi ai 14 nuovi cardinali (CHI SONO) creati ieri, nell’omelia della Messa che Francesco presiede sul sagrato della Basilica Vaticana, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo. Il Papa ha anche messo in guardia dai «sussurri» del diavolo, cioè dalle tentazioni. Ricordando le parole di Pietro, che dopo aver confessato che Gesù era il Messia, voleva impedirgli di morire in croce, «e credendo di difendere i diritti di Dio automaticamente si trasformava in suo nemico (lo chiama “Satana”)», Francesco ha proseguito: «Alla maniera di Pietro, come Chiesa, saremo sempre tentati da quei “sussurri” del maligno che saranno pietra d’inciampo per la missione. E dico “sussurri” perché il demonio seduce di nascosto, facendo sì che non si riconosca la sua intenzione, "si comporta come un falso nel volere restare occulto e non essere scoperto" (S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, n. 326)».

Il Pontefice ha anche ricordato che «Gloria e croce in Gesù Cristo vanno insieme e non si possono separare; perché quando si abbandona la croce, anche se entriamo nello splendore abbagliante della gloria, ci inganneremo, perché quella non sarà la gloria di Dio, ma la beffa dell’avversario».

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Tra le tentazioni più frequenti, ha avvertito il Papa, c’è quella di «essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù tocca la miseria umana, invitando noi a stare con Lui e a toccare la carne sofferente degli altri». Quindi «confessare la fede con le nostre labbra e il nostro cuore richiede – come lo ha richiesto a Pietro – di identificare i “sussurri” del maligno. Imparare a discernere e scoprire quelle “coperture” personali e comunitarie che ci mantengono a distanza dal vivo del dramma umano; che ci impediscono di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e, in definitiva, di conoscere la forza rivoluzionaria della tenerezza di Dio».

Non separando la gloria dalla croce, ha aggiunto il Pontefice, «Gesù vuole riscattare i suoi discepoli, la sua Chiesa, da trionfalismi vuoti: vuoti di amore, vuoti di servizio, vuoti di compassione, vuoti di popolo. La vuole riscattare da una immaginazione senza limiti che non sa mettere radici nella vita del Popolo fedele o, che sarebbe peggio, crede che il servizio al Signore le chieda di sbarazzarsi delle strade polverose della storia. Contemplare e seguire Cristo esige di lasciare che il cuore si apra al Padre e a tutti coloro coi quali Egli stesso ha voluto identificarsi (cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 49), e questo nella certezza di sapere che non abbandona il suo popolo».

Perciò Francesco ha concluso: «Confessiamo con le nostre labbra e col nostro cuore: Gesù Cristo è il Signore (cfr Fil 2,11). Questo è il nostro cantus firmus che tutti i giorni siamo invitati a intonare». Con la semplicità, la certezza e la gioia di sapere che «la Chiesa rifulge non della propria luce, ma di quella di Cristo. Trae il proprio splendore dal Sole di giustizia, così che può dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me"».

All’inizio della Messa, il Papa ha consegnato ai nuovi arcivescovi metropoliti il pallio di lana, simbolo di fedeltà a Pietro e alla Chiesa. Alla celebrazione sono presenti i 14 cardinali creati nel concistoro di ieri, oltre a numerosi altri membri del collegio cardinalizio.

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Partecipa al rito anche la delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata da Bartolomeo e guidata dall'arcivescovo di Telmessos, accompagnato da Theodoretos, vescovo di Nazianzos, e da Alexander Koutsis, diacono patriarcale. La delegazione è presente a Roma in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, così come una delegazione vaticana partecipa ogni anno il 30 novembre alla festa di sant'Andrea, l'apostolo fratello di Pietro, patrono della Chiesa constantinopolitana.

All'Angelus: la Chiesa sia sempre fedele al Vangelo

«Questa presenza è un ulteriore segno del cammino di comunione e di fraternità che grazie a Dio caratterizza le nostre Chiese», ha detto il Papa nell'Angelus recitato dopo la Messa dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico. Prima di recitare la preghiera mariana di mezzogiorno, Francesco è ritornato sulla pagina evangelica della confessione di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

«Nel corso dei secoli - ha ricordato -, il mondo ha definito Gesù in diversi modi: un grande profeta della giustizia e dell’amore; un sapiente maestro di vita; un rivoluzionario; un sognatore dei sogni di Dio... Nella babele di queste e di altre ipotesi si staglia ancora oggi, semplice e netta, la confessione di Simone detto Pietro, uomo umile e pieno di fede: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"».

Nello stesso brano, ha proseguito, «per la prima volta Gesù pronuncia la parola “Chiesa”»: e lo fa esprimendo tutto il suo amore verso di essa, che definisce «la mia Chiesa». È la nuova comunità dell’Alleanza, non più basata sulla discendenza e sulla Legge, ma sulla fede in Lui, Gesù, Volto di Dio. Una fede che il Beato Paolo VI, quando ancora era Arcivescovo di Milano, esprimeva con questa mirabile preghiera:

«O Cristo, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario:

per vivere in Comunione con Dio Padre;

per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro,

suoi figli adottivi;

per essere rigenerati nello Spirito Santo» (Lettera pastorale, 1955).

Perciò, ha concluso il Papa, «il Signore conceda alla Chiesa, a Roma e nel mondo intero, di essere sempre fedele al Vangelo».

Diverse decine di migliaia i fedeli che hanno preso parte alla Messa e all'Angelus. Prima di salire nel palazzo apostolico, il Pontefice era sceso tra di loro a bordo della papamobile, compiendo il giro della piazza e salutando numerosi gruppi presenti.


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