lunedì 13 luglio 2020
Dopo l'angelus il Papa rendendo spunto dalla Domenica del Mare, ha ricordato la Basilica recentemente trasformata in moschea. All'Angelus: la Parola di Dio è l’unica che rende liberi
Francesco: «Penso a Santa Sofia, e sono molto addolorato»

Vatican Media

COMMENTA E CONDIVIDI

Riferendosi al Vangelo odierno incentrato sulla parabola del seminatore, Papa Francesco all'Angelus ricorda che “ognuno di noi è un terreno su cui cade il seme della Parola” e “nessuno è escluso”. Quella del seminatore, afferma il Santo Padre, "è un po’ la 'madre' di tutte le parabole, perché parla dell’ascolto della Parola".

La Parola di Dio, simboleggiata dai semi, non è una Parola astratta, ma è Cristo stesso, il Verbo del Padre che si è incarnato nel grembo di Maria. Pertanto, accogliere la Parola di Dio vuol dire accogliere la persona di Cristo, lo stesso Cristo.


Possiamo farlo come una strada, dove subito vengono gli uccelli e mangiano i semi. Questa sarebbe la distrazione, un grande pericolo del nostro tempo. Assillati da tante chiacchiere, da tante ideologie, dalle continue possibilità di distrarsi dentro e fuori di casa, si può perdere il gusto del silenzio, del raccoglimento, del dialogo con il Signore, tanto da rischiare di perdere la fede, di non accogliere la Parola di Dio. Stiamo vedendo tutto, distratti da tutto, dalle cose mondane.

Oppure “possiamo accogliere la Parola di Dio - aggiunge il Papa - come un terreno sassoso, con poca terra”. Lì il seme germoglia presto, ma presto pure si secca, perché non riesce a mettere radici in profondità. È l’immagine di quelli che accolgono la Parola di Dio con l’entusiasmo momentaneo che però rimane superficiale, non assimila la Parola di Dio. E così, davanti alla prima difficoltà, pensiamo a una sofferenza, a un turbamento della vita, quella fede ancora debole si dissolve, come si secca il seme che cade in mezzo alle pietre.

Francesco spiega che “possiamo, ancora, accogliere la Parola di Dio come un terreno dove crescono cespugli spinosi”. E le spine sono l’inganno della ricchezza, del successo, delle preoccupazioni mondane... Lì la Parola cresce un po’, ma rimane soffocata, non è forte, muore o non porta frutto.

Il Papa infine sottolinea poi che possiamo ricevere il seme della Parola “come il terreno buono”. Qui, e soltanto qui il seme attecchisce e porta frutto. La semente caduta su questo terreno fertile rappresenta coloro che ascoltano la Parola, la accolgono, la custodiscono nel cuore e la mettono in pratica nella vita di ogni giorno.

Dopo aver ricordato i diversi tipi di terreno - quelli sterili e quello che invece porta frutto - Francesco pone due cruciali domande. Che tipo di terreno sono? Assomiglio alla strada, alla terra sassosa, al roveto? Se vogliamo, con la grazia di Dio possiamo diventare terreno buono, dissodato e coltivato con cura, per far maturare il seme della Parola. Esso è già presente nel nostro cuore, ma il farlo fruttificare dipende da noi, dipende dall’accoglienza che riserviamo a questo seme. Spesso si è distratti da troppi interessi, da troppi richiami, ed è difficile distinguere, fra tante voci e tante parole, quella del Signore, l’unica che rende liberi.

Francesco esorta anche - come fatto anche altre volte durante il Pontificato - a portare sempre un Vangelo con sè per essere abituati alla Parola di Dio. Portate sempre con voi un piccolo Vangelo, un’edizione tascabile del Vangelo, in tasca, in borsa… E così, leggete ogni giorno un pezzetto, perché siate abituati a leggere la Parola di Dio, e capire bene qual è il seme che Dio ti offre, e pensare con quale terra io lo ricevo.


DOPO L'ANGELUS

Prendendo spunto dalla odierna Domenica del Mare, Papa Francesco nel dopo Angelus ha rivolto il suo pensiero a Istanbul, in Turchia, dove di recente la basilica bizantina di Santa Sofia è tornata ad essere moschea: "E il mare mi porta un po’ lontano col pensiero: a Istanbul. Penso a Santa Sofia, e sono molto addolorato".

"In questa seconda domenica di luglio ricorre la Giornata Internazionale del Mare. Rivolgo un affettuoso saluto a tutti coloro che lavorano sul mare, specialmente quelli che sono lontani dai loro cari e dal loro Paese. Saluto quanti sono convenuti stamattina nel porto di Civitavecchia-Tarquinia per la celebrazione eucaristica”.

Il saluto ai fedeli
Infine Francesco ha salutato i tanti pellegrini presenti in piazza, nonostante il caldo: “Saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi, in particolare le famiglie del Movimento dei Focolari. Saluto con gratitudine i rappresentanti della Pastorale della Salute della Diocesi di Roma, pensando a tanti sacerdoti, religiose, religiosi e laici, che sono stati accanto ai malati in questo periodo di pandemia”.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: