Il Nobel per la pace e la feroce repressione: così il regime mina se stesso
venerdì 6 ottobre 2023

È un complotto, ovviamente. Si tratta chiaramente di una manovra occidentale per indebolire la Repubblica islamica dell’Iran, dato che si premia con il Nobel per la pace una donna che ha ripetutamente minato con le sue azioni «la sicurezza nazionale dello Stato». Poteva reagire in modo diverso la truce voce del regime dinanzi alla scelta di riconoscere la lunga battaglia di Narges Mohammadi per il rispetto dei diritti umani e civili, non solo delle donne, ma di tutti gli iraniani?

È un messaggio chiaro questo, che viene esattamente venti anni dopo il Nobel assegnato a Shirin Ebadi, un’avvocata che si è sempre battuta per aumentare gli spazi di libertà e democratizzare il sistema di potere di Teheran. Un riconoscimento assegnato a una donna imprigionata nel famigerato carcere di Evin, ove sconta una condanna a dieci anni per quel medesimo impegno. La Mohammadi, del resto, era vicepresidente proprio del Centro per la difesa dei diritti umani fondato dalla Ebadi. Evidente allora è il significato politico che discende da questa decisione: premiando una donna iraniana incarcerata per le sue battaglie, il Comitato del Nobel per la pace intende mostrare la propria vicinanza a tutte le donne, ai giovani e ai cittadini di quello sfortunato Paese che si battono contro la sistematica violazione dei loro diritti. Una lotta simboleggiata dalla sfida di togliersi il velo obbligatorio, emblema delle tante vessazioni che le donne subiscono nella loro vita quotidiana; un atto, quello di svelarsi, che, dalla morte di Mahsa Amini, avvenuta un anno fa, ha visto mesi di proteste e di brutali repressioni. È tuttavia molto difficile immaginare che questa assegnazione possa produrre dei cambiamenti per le condizioni in cui è costretta Narges Mohammadi.

Anzi, per il regime diventerà probabilmente fondamentale tenere il punto, continuando a imprigionarla quale elemento sovversivo e pericoloso. Così come le proteste interne e le condanne internazionali non sono servite ad alleggerire i controlli e le punizioni contro le donne “malvestite” (badhijab). Nonostante nei primi mesi fossero chiare le divisioni dentro l’élite di potere iraniana su come reagire – e su quanto duramente reprimere le proteste –, sembra ormai che, come sempre avviene a Teheran, abbiano infine prevalso i falchi, fautori di un atteggiamento di chiusura a ogni concessione.

Una decisione che può sembrare apparentemente contraddittoria, ma che in realtà è forse una scelta obbligata per un regime che ha perso ogni credibilità e rispetto agli occhi della maggior parte della sua popolazione. Degli ideali rivoluzionari del 1979 è rimasto poco o nulla, se non degli slogan logori, che appaiono essere come delle scenografie polverose dietro alle quali vi è solo un potere illiberale, corrotto e inefficiente. Permettere di togliere il velo a milioni di donne iraniane che non sopportano più di vestirlo significherebbe ammettere che l’imposizione di una interpretazione dogmatica e massimalista dell’islam sciita ha screditato la religione stessa. Ma ancor più, vi è il timore, ribadito da decenni dalla Guida suprema, il declinante ayatollah Ali Khamenei, che ogni concessione in campo morale o di costumi significhi aprire la strada al crollo dei valori fondanti della Repubblica islamica. Cedere sul velo, significa mostrarsi deboli e dover cedere su tutto.

Ma quanto i vertici politici conservatori e i capi dei sempre più potenti e crudeli pasdaran (le guardie della rivoluzione islamica) sembrano incapaci di capire, è che continuare a irrigidire un regime così impopolare, facendo dell’Iran una immensa prigione che spegne i sogni e le aspirazioni del proprio popolo, mentre la qualità della vita continua a peggiorare per la disastrosa gestione dell’economia e per il costoso avventurismo militare è una strada estremamente pericolosa e controproducente. A minare «la sicurezza della Repubblica islamica», alla fine, sono proprio loro. Non le donne che lottano per togliersi un velo.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI