giovedì 5 settembre 2019
L'ondata di attacchi contro gli immigrati a Pretoria e Johannesburg, con 7 vittime, ha scatenato forti reazioni anche nelle città nigeriane e ritorsioni economiche
Un negozio di stranieri dato alle fiamme nella baraccopoli di Alexandra a Johannesburg (LaPresse)

Un negozio di stranieri dato alle fiamme nella baraccopoli di Alexandra a Johannesburg (LaPresse) - LaPresse

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L'ondata di violenze xenofobe contro immigrati africani a Pretoria e Johannesburg, con un bilancio di almeno 7 morti e 200 arresti, è sfociata in una crisi diplomatica con la Nigeria, che ha richiamato il suo ambasciatore, mentre si registrano proteste, attacchi e appelli al boicottaggio in apparente rappresaglia. Da parte sua il Sudafrica ha risposto chiudendo le proprie rappresentanze a Lagos e Abuja, "dopo una serie di minacce specifiche ricevute". Nel Paese di Nelson Mandela la situazione sta intanto lentamente tornando alla normalità dopo il saccheggio e la distruzione di decine di negozi di proprietà straniera - nigeriana, congolese, somala e pachistana - in attacchi cominciati domenica scorsa in diversi sobborghi di Johannesburg.
La settimana scorsa disordini simili si sono registrati a Pretoria, sempre ai danni di immigrati africani, accusati da trasportatori, tassisti e normali cittadini di "rubare il lavoro". Una nuova ondata di violenze xenofobe fomentata in partenza da alcune categorie socio-professionali che vorrebbero chiudere la porta ai migranti dei Paesi africani e spingere quelli già residenti ad andarsene. Oggi la polizia, con pattuglie rafforzate per le strade dei quartieri instabili, ha ritrovato due corpi carbonizzati in un negozio incendiato nella township di Alexandra, portando il bilancio dei disordini a 7 morti, dopo quelli registrati nelle zone di Turffontein, Jeppestown e Malvern. Fonti di stampa sudafricana riferiscono che "la situazione si sta normalizzando" e che finora sono state identificate tre vittime, due uomini sudafricani e una donna dello Zimbabwe. Violenze e distruzioni xenofobe "inaccettabili", pesantemente condannate dal presidente Cyril Ramaphosa - insediatosi lo scorso maggio - che ha tenuto una riunione urgente con i suoi ministri. Nonostante la condanna e il rinnovato appello alla pace tra cittadini stabiliti in Sudafrica da parte del governo di Pretoria, la presidenza nigeriana ha deciso di boicottare il Forum economico mondiale d'Africa, aperto a Città del Capo. Una escalation diplomatica che ha portato la Nigeria a richiamare il proprio ambasciatore in Sudafrica, chiedendo un "un risarcimento completo" dei danni causati ai propri cittadini e alle loro attività, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa ufficiale 'Nan'. Il ministro degli esteri di Abuja ha convocato l'Alto Commissario sudafricano in Nigeria (l'ambasciatore sudafricano), Bobby Moroe.

"I continui attacchi avvenuti in Sudafrica contro i cittadini e le attività economiche nigeriane sono inaccettabili", ha scritto lunedì il governo nigeriano sul proprio profilo ufficiale Twitter. "Adesso basta. La Nigeria metterà in atto misure decisive per garantire la sicurezza e la tutela dei propri cittadini" aveva avvertito. Il presidente Muhammadu Buhari si è detto "molto preoccupato", annunciando il dispiegamento a Pretoria di un suo "inviato speciale". Condannando gli attacchi ai danni di aziende sudafricane in Nigeria, le autorità di Abuja hanno consigliato ai propri concittadini di "evitare viaggi verso aree ad alto rischio fino a quando la situazione non sarà sotto controllo". Violenti disordini si sono scatenati ad Abuja, la capitale amministrativa, dove un centinaio di manifestanti ha bloccato la strada verso l'aeroporto, prendendo di mira un supermercato sudafricano, il Shoprite. Scene simili, ufficialmente per "vendicare i concittadini attaccati in Sudafrica", si sono registrate negli Stati di Akwa Ibom, Lagos e Ibadan, dove è stato rafforzato il dispositivo di sicurezza.
È stata attaccata la sede del colosso delle telecomunicazioni sudafricano Mtn. Nel sobborgo di Ijesatedo, nel centro dell'isola di Lagos, è stato preso di mira un punto vendita della catena Usa ShopRite Supermarkets. Nello stato di Ibadan è stato attaccato un negozio di abbigliamento della multinazionale sudafricana Pep.
Alcuni media locali riportano la notizia, non confermata, di una persona uccisa da un agente che avrebbe sparato alcuni colpi in aria per disperdere la folla, colpendo un saccheggiatore. Sui social centinaia di migliaia di utenti nigeriani hanno lanciato un appello al "boicottaggio totale" delle imprese sudafricane. Numerosi cantanti nigeriani di fama mondiale, tra cui Davido, Teni, Burna Boy e Tiwa Savage hanno condannato le violenze xenofobe. In segno di protesta la Savage, star del genere Afrobeats, ha cancellato un suo concerto in agenda per il 21 settembre a Johannesburg.


Disappunto è stato espresso anche dal ministro degli Esteri dell'Etiopia, che ha confermato la distruzione di negozi di concittadini a Jeppestown. In Zambia il ministro dei Trasporti ha vietato agli autotrasportatori di recarsi in Sudafrica fin quando le condizioni di sicurezza non saranno garantite. A Lusaka studenti hanno manifestato di fronte ad alcune attività di proprietà di sudafricani. Il presidente della Commissione dell'Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha condannato le violenze e ha chiesto al Sudafrica di tutelare le vite e le proprietà dei migranti. Condanna anche da Amnesty International, che riconduce gli ultimi attacchi contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti ad "anni d'impunità e di fallimenti del sistema giudiziario del Sudafrica che hanno lasciato senza protezione persone vulnerabili". In un duro 'J'accusè Shenilla Mohamed, direttrice generale di Amnesty Sudafrica, accusa la classe politica e le autorità sudafricane di fomentare le violenze xenofobe, promuovendo "la narrativa dello straniero venuto a rubare il lavoro e che è responsabile di tutto ciò che di negativo accade nel Paese", facendo dei migranti "i capri espiatori". Prima potenza industriale del continente il Sudafrica è ciclicamente teatro di violenze xenofobe alimentate da una povertà diffusa, gravi diseguaglianze socio-economiche e un alto tasso di povertà. Undici anni fa furono uccise più di 60 persone.


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