martedì 30 novembre 2021
Da gennaio il premier ha investito in sistemi sempre più efficaci Ha concluso accordi con Ankara Stabilito un ponte aereo per le forniture dalla Cina. Ma nulla supera gli «aiuti» di Abu Dhabi e Dubai
Il primo ministro etiope Abiy Ahmed

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed - Ansa

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Armi, armi, maledette armi. Un flusso drammatico e crescente sta alimentando la guerra etiope nel Tigrai. Da inizio 2021, almeno un miliardo di dollari sono stati bruciati dal premier Abiy Ahmed per procurarsi sistemi sempre più mortiferi, in una guerra che gli è già costata fra i 2,5 e i 3 miliardi di dollari.

Ad agosto scorso, Ahmed era ad Ankara. Ha strappato ad Erdogan un’intesa militare e un accordo per la fornitura dei droni da bombardamento Tb-2, che hanno rovesciato le sorti del conflitto in Libia e deciso la vittoria degli azeri sugli armeni. Sembra che Ankara, ansiosa di galvanizzare il suo rinascente “impero africano”, abbia stretto un patto di ferro con l’agenzia spionistica etiope Insa, a cui avrebbe fornito consulenti e tecnici per assemblare in loco almeno 10 droni. I turchi garantirebbero anche l’addestramento e il pilotaggio iniziale. Hanno una gigantesca base militare in Somalia e i loro specialisti fanno la spola fra Mogadiscio e Addis Adeba. Hanno fornito agli etiopi anche mini-munizioni intelligenti, sganciabili in volo da droni, aerei ed elicotteri. Ai primi di ottobre, dopo uno tanti dei bombardamenti governativi, i ribelli tigrini hanno rinvenuto sul terreno i rottami di una di queste bombe che, secondo Analisidifesa e Mirko Molteni, documenterebbero il debutto dei droni d’attacco turchi nella guerra civile in corso. Ahmed avrebbe ottenuto da Erdogan anche 20 quadricotteri armabili con piccole munizioni, tutte di fattura turca, prodotte nei nuovi impianti di Roketsan.


2,5-3
miliardi è la cifra – in dollari – che il premier etiope Abiy Ahmed ha già speso nel conflitto dal 2020

10
i droni e 20 i quadricotteri forniti ad Abiy da Ankara, che punta a un suo “impero africano”

100
i voli cargo con cui, da agosto, la compagnia Fly Sky, basata negli Emirati, ha portato armi in Etiopia

La staffetta navale fra la Turchia, la Somalia e l’Eritrea permetterebbe il passaggio delle armi in Etiopia, molto spesso trasportate anche dai velivoli della compagnia di bandiera etiope. E un ponte aereo collega Chengdu, in Cina, con la base militare etiope di Harar Meda. Fluiscono così le munizioni per i droni forniti da Pechino all’alleato etiope. I cinesi si servono di trasporti strategici dell’ucraina Antonov Airlines, forse per non dare nell’occhio. Stanno fornendo armi che in mani etiopi degenerano. Le triangolano via Emirati: sono così arrivati in guerra droni adattati allo sgancio di granate da mortaio, che servono al governo Ahmed per attaccare terroristicamente i civili, non avendo altro valore militare.

La Cina, da primo partner e creditore del governo etiope, ne addestra gli ufficiali e sta provvedendo anche alle loro artiglierie terrestri, fornendo lanciarazzi multipli devastanti. Ma nulla supera per copiosità gli aiuti che Ahmed sta ricevendo dagli emiri di Abu Dhabi e Dubai. Da agosto 2021 ad oggi, più di 100 voli cargo della compagnia Fly Sky Airlines hanno inondato di fucili di precisione, pickup armabili, droni e munizioni le basi aeree etiopi. Fly Sky, pur basata negli Emirati, ha una flotta di aerei cargo registrati in Ucraina e in Kirghizistan.

Un modo per depistare i traffici. E anche l’Ethiopian Airlines partecipa al ponte aereo “armato”. Questa compagnia sta violando tutte le convenzioni internazionali. È complice dei giochi di Ahmed e delle sue pratiche belliche. Per rinsaldare l’alleanza sul campo con gli eritrei, Ahmed provvede da inizio conflitto a rifornire di armi e munizioni l’esercito amico. E lo fa servendosi dei voli civili della compagnia di bandiera, che spesso cambiano la rotta prestabilita per fare scalo a Massaua e Asmara, scaricare i “doni” e ripartire per la destinazione finale. Nel percorso tortuoso, i velivoli dell’Ethiopian spengono i sistemi di identificazione di bordo e spariscono dai tracciati prima di entrare nello spazio aereo eritreo.

Diventano voli fantasma, per poi riapparire sui tracciati dopo aver consumato gli illeciti. L’ha ben documentato la Cnn. In uno di quei voli c’erano bombe da mortaio, russe di origine, ma prodotte anche in Bulgaria e in Iraq. Se Sofia fosse implicata sarebbe grave. Significherebbe che un governo di un Paese dell’Ue avrebbe foraggiato il regime etiope per una guerra barbara. Un affare da seguire.

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