sabato 22 aprile 2023
Tajani assicura: «Tutto è pronto». L’Italia ha una lista di circa 200 civili da riportare in patria attraverso il punto di raccolta in Gibuti dove ci sono gli aerei della 46esima Brigata
A Khartum non c’è tregua che regga. Avviata l’evacuazione degli stranieri

ANSA

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Numerosi piani di evacuazione per uscire dall’inferno sudanese sono in corso. Mentre alcuni stranieri sono già riusciti a lasciare il Paese, altri stanno aspettando l’arrivo di aerei in grado di raggiungere la capitale, Khartum, dalle basi militari a Gibuti, nel Corno d’Africa. L’Italia ha una lista circa 200 persone da portare in salvo.

«È pronto a partire su disposizione della Difesa un piano per l'evacuazione di circa duecento civili italiani dal Sudan – ha dichiarato sabato il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani –. L'operazione avverrà con le stesse modalità di quanto disposto in Afghanistan ma, in questo caso, riguarderà solo i nostri connazionali». Nella giornata di sabato sono invece già arrivati a Gedda, in Arabia Saudita, almeno 50 sauditi oltre a «diversi cittadini di altri Paesi amici». Anche altre nazioni occidentali affermano di essere pronte a evacuare i propri connazionali nel più breve tempo possibile non appena ci siano conferme rispetto a una tregua tra le fazioni belligeranti. Gli Stati Uniti hanno invece giudicato «ancora troppo insicura» l’opzione di un piano di fuga per i propri cittadini.

Anche la Nigeria, prima potenza economica del Continente, ha espresso forti dubbi su un’immediata evacuazione a causa degli alti livelli di insicurezza che stanno caratterizzando non solo la situazione nella capitale ma anche in altre parti del Paese. «Sebbene sia tutto pronto da parte nostra il piano per evacuare oltre 4mila nigeriani dal Sudan – ha spiegato venerdì sera Abike Dabiri-Erewa, a capo della commissione per la Diaspora nigeriana –, la crisi sudanese è ancora troppo rischiosa per effettuare questo tipo di operazione». Il primo ministro britannico, Rishi Sunak, ha presieduto sabato una riunione d’emergenza per discutere la situazione sudanese con il ministro della Difesa, Ben Wallace. «Riconosciamo che la situazione è estremamente preoccupante per i cittadini britannici intrappolati dai combattimenti in Sudan», ha detto un portavoce del governo britannico –. Stiamo facendo tutto il possibile per sostenere i nostri cittadini e il personale diplomatico a Khartoum».

Nonostante l’annunciata tregua di 72 ore, gli scontri tra l’esercito e i paramilitari delle Forze di rapido supporto (Frs) hanno continuato fino a sabato sera. Il generale Abdel Fattah al-Burhan, presidente del governo di transizione, e il generale Mohamed Hamdan Dagalo, ex vicepresidente e ora considerato capo della ribellione, continuano ad accusarsi a vicenda rispetto alle frequenti violazioni di cessate il fuoco. «Sono almeno 600 le vittime di questo conflitto che dura da otto giorni – ha comunicato il ministero della Sanità sudanese –. I tentativi di tregua continua ad essere di breve durata». Secondo le Nazioni Unite sono numerose le località dove si sono registrati scontri. «Gli scontri armati si stanno verificando soprattutto nella fascia meridionale del Paese – ha riferito sabato un rapporto dell’Ufficio Onu per il coordinamento umanitario (Ocha) –. Oltre a Khartum si combatte nelle regioni di Darfur, Kordofan, Nilo Blu, ma anche a Merowe, 300 chilometri a nord della capitale». Secondo al-Burhan, le Fsr sono il principale ostacolo alle evacuazioni.

«I ribelli delle Fsr sono dispiegati nei quartieri e usano i civili come scudi umani – ha detto sabato il presidente sudanese alla stampa –. Abbiamo bisogno di avviare un dialogo interno per risolvere questa crisi». L’esercito sostiene di avere sotto controllo vari aeroporti sparsi attraverso il territorio sudanese eccetto quelli a Khartum e Nyala, in Darfur. Da parte sua, paradossalmente, Dagalo si è detto «disposto a un completo cessate il fuoco» e al «rispetto del diritto umanitario internazionale». Nessuna delle fazioni sembra però veramente pronta a sedersi a un tavolo per arrestare le violenze. I civili sudanesi si stanno organizzando per percorrere centinaia di rischiosi chilometri per raggiungere il confine con l’Egitto, mentre migliaia di rifugiati hanno già oltrepassato il confine occidentale con il Ciad.

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