lunedì 11 dicembre 2017
Il premier israeliano sperava di dividere gli europei, si è scontrato invece con un fronte compatto. Scintille anche domenica con il presidente francese Macron
Benjamin Netanyahu a Bruxelles con Federica Mogherini (Ansa)

Benjamin Netanyahu a Bruxelles con Federica Mogherini (Ansa)

Gerusalemme capitale di Israele e di Palestina al termine del negoziato di pace, nessun Paese europeo imiterà gli Usa spostando la propria ambasciata da Tel Aviv nella Città Santa. Se il premier israeliano Benjamin Netanyahu sperava di dividere gli europei dopo la decisione di Donald Trump, ieri nel suo incontro a Bruxelles con i ministri degli Esteri dei 28 Paesi Ue – il primo di un leader israeliano da 22 anni – ha sbattuto contro un muro. Certo, qualche incrinatura c’è stata, l’Ungheria ha impedito una dichiarazione di condanna della decisione di Trump, rimane però che ieri neppure Budapest si è scostata dal coro, e neppure Praga, che pure qualche giorno fa aveva detto di voler imitare Trump salvo fare dietro marcia («è impossibile allentare le tensioni con soluzioni unilaterali» ha ammesso il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek).

«Riteniamo – ha detto l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini – che l’unica soluzione realistica al conflitto tra Israele e la Palestina sia basata su due Stati con Gerusalemme come capitale sia dello Stato d’Israele, sia dello Stato di Palestina lungo la linea del 1967». Posizione espressa in modo molto simile il giorno prima a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron. Il quale anzi ha chiesto a Netanyahu «gesti coraggiosi verso i palestinesi per uscire dallo stallo», a cominciare «dal congelamento delle colonie». Non senza esprimere «disapprovazione » per la decisione di Trump, in quanto «contraria al diritto internazionale e pericolosa per la pace».

Un colloquio intenso di oltre due ore, definito «franco», in cui Netanyahu ha parlato anche di Siria e Iran, non senza, raccontano, una serie di botta e risposte. «Di che Stato palestinese parlate? Uno Stato fallito?» avrebbe detto il premier agli europei, accusandoli di «ipocrisia» perché l’Ue «condanna Trump ma non il lancio di razzi» (lo ha fatto ieri Mogherini). «Smettetela di coccolare i palestinesi!». Soprattutto, dirà poi in conferenza stampa, «Gerusalemme è capitale degli Ebrei da tremila anni», come lo è del moderno Stato ebraico «da settant’anni». La decisione di Trump «rende la pace possibile perché riconoscere la realtà è la sostanza della pace. È tempo che i palestinesi riconoscano lo Stato ebraico e che la sua capitale è Gerusalemme». Anzi, «sono convinto che tutti o quasi gli Stati europei sposteranno la loro ambasciata a Gerusalemme». Parole che hanno irritato gli europei, chi ha partecipato alla riunione ieri assicurava che nessun ministro si è espresso in questo senso. Netanyahu, ha tuonato Mogherini, «può tenersi le sue aspettative per altri, perché da parte degli Stati membri Ue questa mossa non arriverà».

Gli europei attendono il piano di pace Usa che Trump ha affidato al genero Jared Kushner e all’inviato speciale Jason Greenblatt. «Aspettiamo da mesi – ha detto ieri il ministro degli Esteri francese Yves Le Drian – se non ci sarà occorrerà che assuma l’iniziativa l’Ue». Anche il belga Didier Reynders ha auspicato un ruolo più attivo dell’Europa, in realtà però per il momento nessuno parla di un «piano europeo» – lo stesso Macron ha messo in guardia dal «moltiplicare le iniziative perché si cannibalizzano l’una con l’altra». Anche Mogherini assicura che non ci sarà una iniziativa europea (l’Ue è comunque coinvolta nel Quartetto per il Medio Oriente), tuttavia, ha aggiunto, «non aspettiamo Godot, lavoriamo attivamente con i partner». Del resto, ha ammonito, «gli Usa non si facciano illusioni, una loro iniziativa presa da sola non avrebbe successo».

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