venerdì 18 aprile 2014
​Un generale riservista ha denunciato i 25 monaci «stranieri» greco-ortodossi. Il tribunale ha nominato una commissione di esperti.
Tensione e arresti ai cortei pro-Morsi
Demolire il più' antico monastero del mondo, quello di Santa Caterina, innalzato 15 secoli fa dall'imperatore Giustiniano nel cuore del Sinai meridionale, e dal 2000 patrimonio dell'Unesco. È la richiesta, destinata a sollevare proteste e sdegno non solo tra i fedeli cristiani, avanzata da un generale della riserva dell'esercito egiziano, Ahmed Ragai Attiya, che - sullo sfondo della nuova stretta imposta dai militari al Paese - bolla come fantomatica "minaccia alla sicurezza nazionale dell'Egitto" per la semplice presenza nel complesso di 25 "stranieri": i monaci greci che vi abitano.L'ex alto militare ha denunciato i religiosi di fronte al tribunale amministrativo di Ismailiya, accusandoli anche di aver "rubato suoli circostanti" e di "nascondere" che le fondamenta del monastero sorgerebbero sul "pozzo di Mosè" (la sorgente che secondo la tradizione biblica dissetò gli ebrei in fuga dal faraone), oltre che di aver costruito presunte celle monastiche abusive ed altri edifici che non esistevano nel complesso fatto edificare nel sesto secolo.Per accertare l'effettivo valore storico del monastero e la veridicità dell'accusa riguardante il "pozzo di Mose" (profeta venerato anche dall'Islam) il tribunale ha nominato un gruppo di esperti: sospendendo per ora qualsiasi decisione sul ricorso, ma senza chiudere il caso.La storiografia cristiana fa risalire le prime tracce del monastero a ben diciassette secoli fa, quando nel 328 circa, l'imperatrice Elena, madre di Costantino, fece costruire lì una cappella votiva, vicino al Roveto Ardente, dove Mosè - secondo la tradizione - parlò con Dio.Il sito si trova ai piedi del monte Horeb (Monte Sinai), sulla cima del quale lo stesso Mosè - narra la Bibbia - ricevette da Dio le tavole dei Dieci Comandamenti. Nel luogo della cappella l'imperatore Giustiniano fece erigere nel VI secolo il monastero, con alte mura di cinta, che comprende anche una ricchissima biblioteca, custode di centinaia di manoscritti antichi. Testi, oggi in via di digitalizzazione, che comprendono papiri di grande valore, inclusa una copia della prima Bibbia, e rendono la biblioteca seconda per importanza per la cristianità solo a quella vaticana.    Il complesso ospita anche una moschea - mai aperta al culto perché costruita con un orientamento sbagliato, non in direzione della Mecca - a testimoniare la convivenza pacifica di cristiani e musulmani, sancita in un manoscritto firmato dal profeta Maometto, conservato nella biblioteca.Tra le accuse rivolte ai monaci ortodossi - che nel 2000 ricevettero la visita di Giovanni Paolo II - è anche quella di aver innalzato in circostanze particolari la bandiera greca. Già in febbraio l'ex generale aveva fatto le stesse denunce a giornalisti egiziani, al Cairo.In una contro-conferenza stampa il 30 marzo un monaco di Santa Caterina, affiancato da un giurista ex parlamentare e da esponenti di alcune tribù locali, ha respinto le accuse, sostenendo che Attiya mira a seminare divisioni e sollecitare l'ostilità della gente del Sinai. I pellegrinaggi e le visite di comitive al monastero si sono ridotti da tempo, dopo aggressioni da parte di predoni che hanno rapinato e a volte sequestrato turisti, rilasciandoli sempre dopo poche ore. E sono quasi cessati del tutto di recente sull'onda degli scontri armati in corso da mesi tra polizia, esercito e gruppi islamici che il governo accusa di terrorismo.
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