giovedì 9 novembre 2017
Carme Forcadell presto lascerà la prigione di Alcalà dove ha passato la notte con 4 deputati. Da Bruxelles, Puigdemont annuncia un “governo in esilio"
La presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell, all'arrivo alla Corte Suprema a Madrid (Ansa)

La presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell, all'arrivo alla Corte Suprema a Madrid (Ansa)

Dopo aver passato una notte in carcere, assieme ad altri 4 deputati, la presidente del Parlament Carme Forcadell è stata liberata dopo il pagamento di una cauzione da 150mila euro e lascerà nelle prossime ore la prigione di Alcalà. La difesa di Forcadell ha fatto sapere di aver pagato la cauzione, una possibilità concessa dal giudice della Corte Suprema Pablo Llanera, dopo la richiesta di carcere "incondizionato" da parte della Procura.

La presidente del parlamento catalano ha definito la dichiarazione di indipendenza del 27 ottobre un «atto simbolico, privo di effetti giuridici». E ha riconosciuto il “commissariamento” della Catalogna. Ieri di fronte alla Corte suprema, la presidente del Parlament (Assemblea regionale catalana) e i suoi cinque più stretti collaboratori, Lluís Corominas, Lluís Guinó, Anna Simó, Ramona Barrufet, Joan Josep Nuet, hanno cambiato strategia. In primo luogo, hanno abbandonato il silenzio e, uno dopo l’altro, hanno risposto alle domande del giudice, Pablo Llarena. Nel farlo, inoltre, hanno fornito una versione “morbida” degli avvenimenti delle ultime settimane che hanno portato i sei ad essere incriminati per sedizione, ribellione, malversazione e distrazione di fondi. Tutti hanno accettato l’imposizione dell’articolo 155 da parte di Madrid come dato di fatto. Un’ammissione implicita del fatto che la Repubblica catalana sia rimasta sulla carta. Il “passo indietro” non ha, però, convinto il procuratore generale Juan Manuel Maza che ha chiesto, ugualmente, il carcere senza condizionale per Forcadell, Corominas, Guinó, Simó, una cauzione di 50mila euro per Barrufet, e la libertà con misure cautelari per Nuet. Una petizione “dura” che il giudice Llarena ha accolto solo in parte. Il magistrato ha deciso l’arresto di Forcadell ma con la possibilità di uscire versando, entro una settimana, una cauzione di 150mila euro. Gli restano liberi ma devono pagare ciascuno 25mila euro a mo di garanzia.

Il fronte indipendentista e il suo leader, Carles Puigdemont, in ogni caso, non si arrende. Dal Belgio, dove si trova in “auto-esilio”, Puigdemont ha annunciato la creazione di una struttura di «governo legittimo» a Bruxelles. La Generalitat (esecutivo catalano), in realtà, è stata sciolta il giorno della dichiarazione di indipendenza dal premier Mariano Rajoy. Al momento, l’ex vicepresidente, Oriol Junqueras e otto ministri sono in carcere per ribellione. Proprio ieri, l’Audiencia nacional ne ha respinto il ricorso.
Il resto della giunta – quattro ministri e l’ex presidente – sono scampati all’arresto, rifugiandosi in Belgio. Da lì, in una «lettera», Puigdemont ha tuonato contro Madrid, rivendicando «l’impegno del popolo catalano per il diritto all’autodeterminazione, per il dialogo e per una soluzione concordata». E ha ribadito l’intenzione di lottare per la libertà dei «prigionieri politici» nonché di avanzare nel processo separatista attraverso le elezioni anticipate del 21 dicembre.

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