martedì 15 gennaio 2019
Prima del voto la premier ha fatto un ultimo appello a votare a favore del suo accordo, parlando di un salto nel buio. Dopo il voto chiede la fiducia a Corbyn presenta la mozione di sfiducia
La Camera dei Comuni poco prima del voto sulla Brexit (Ansa)

La Camera dei Comuni poco prima del voto sulla Brexit (Ansa)

E così per la Brexit è arrivato il momento della verità. La Camera dei Comuni britannica ha votato e ha bocciato l'accordo con la Ue per l'uscita della Gran Bretagna. Un disfatta per il governo: 432 no contro 202 sì, uno scarto di 239 voti.

Prima del voto la premier Theresa May ha fatto un ultimo appello a votare a favore del suo accordo. Dire no alla ratifica dell'accordo proposto dal governo britannico sul divorzio dall'Ue, ha detto, significherebbe generare "incertezza, divisioni e un rischio" concreto "di no deal o di no Brexit". Insomma un salto nel buio. La premier ha parlato di un voto decisivo per le prossime generazioni e destinato a definire l'eredità di ciascuno dei deputati che stasera voteranno, invocando un sì per evitare il rischio di un salto nel buio. La May ha anche sottolineato come accordo sulla Brexit sottoposto al parlamento stasera rispetti "la volontà democratica" espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada "a un futuro migliore" per la Gran Bretagna.

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Le opposizioni britanniche hanno anche rinunciato a due emendamenti ammessi in precedenza al voto nel dibattito sull'accordo sulla Brexit in modo da concentrare l'attenzione solo sulla resa dei conti sull'intesa proposta dalla premier Theresa May. Gli emendamenti ritirati, presentati rispettivamente dal leader laburista Jeremy Corbyn e dall'indipendentista scozzese Ian Blackford, riguardavano la richiesta al governo di esplorare tutte le opzioni per allontanare il rischio di un no deal in caso di bocciatura della ratifica stasera e quella di mettere in discussione un possibile rinvio della scadenza del 29 marzo fissata per l'uscita dall'Ue. Ritirato pure un terzo emendamento, promosso dai banchi conservatori, mentre resta da votare solo quello del deputato Tory 'brexiteer' John Barron, concepito per mettere i bastoni fra le ruote al backstop sull'Irlanda del Nord in caso di attivazione.

Dopo il voto May chiede la fiducia: non ci sono proposte alternative

Subito dopo il voto: Theresa May ha chiesto alle opposizioni di presentare una mozione di fiducia sul suo governo stasera, per discuterla domani e vedere, dopo il voto negativo dei Comuni sull'accordo sulla Brexit, se l'esecutivo dispone ancora del sostegno di una maggioranza. La premier ha detto che il no all'accordo è chiaro, ma che non sono emerse chiaramente altre proposte sul tavolo. E ha insistito, in caso di fiducia, sulla volontà di andare avanti e di continuare a lavorare per attuare la Brexit.

Il laburista Corbyn presenta la sfiducia

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha quindi immediatamente presentato una mozione di sfiducia al governo Tory. Mozione che sarà discussa domani. Corbyn ha parlato di "sconfitta devastante", ha accusato la premier d'essersi negata al dialogo con l'opposizione per scongiurare un no deal e di aver privilegiato gli interessi del Partito Conservatore su quelli del Paese. Ha infine auspicato che la Camera dia domani il suo "verdetto sull'incompetenza di questo governo".

Theresa May conta sulla paura di molti deputati per le elezioni

La premier, però, sebbene ammaccata, sa di poter contare sulla paura delle urne di una maggioranza destinata presumibilmente a ricompattarsi. "Il no a questo accordo è stato chiaro", ha riconosciuto, bollando peraltro come non chiare le alternative e insistendo sulla disponibilità ad andare avanti malgrado tutto e a lavorare "costruttivamente" per "attuare la Brexit", laddove il sostegno al suo gabinetto dei ribelli dovesse improvvisamente rimaterializzarsi. Come pare, visto che i preziosi alleati nordirlandesi del Dup hanno già annunciato di voler rientrare nei ranghi per il voto di domani.

Spazi di manovra limitati in Europa per Londra

Se si salverà, May ha del resto già in programma di tornare a Bruxelles per fare il punto con Jean-Claude Juncker. Nella consapevolezza d'un calendario ormai frenetico se si vorrà evitare di precipitare in un no deal di default. Il punto di partenza resta d'altronde l'accordo appena cassato. Il governo tedesco, il primo a schiudere uno spiraglio a "nuovi colloqui" di fronte allo scacco di stasera, ha spiegato per bocca di Heiko Maas che in ogni modo sul tavolo rimarrebbero nella sostanza le 585 pagine del testo faticosamente negoziato nei mesi scorsi. "L'Accordo di Recesso dovrà tornare in aula nella stessa forma e con molto dello stesso contenuto", bocciatura o non bocciatura, gli ha fatto eco da Westminster l'attorney general britannico, Geoffrey Cox, ultimo ministro intervenuto nel dibattito di oggi prima della May, lasciando intendere che il 'piano B' non potrà che essere una riscrittura del piano A. Almeno fino a quando l'attuale governo resterà in piedi.

Il quesito tuttavia è proprio questo: fino a quando? E la risposta inevitabilmente non potrà che arrivare dal Parlamento, intenzionato a "riprendere il controllo della Brexit" nelle parole di molti di coloro che stasera hanno sbarrato il passo alla premier, ma capace al momento di esprimere una maggioranza certa solo sui no: no all'accordo May, no a un divorzio senz'accordo, no alla rigidità della scadenza del 29 marzo.


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