sabato 28 gennaio 2017
I soldati temono ritorsioni in patria per le purghe, avviate da Erdogan anche nelle forze armate, contro i presunti golpisti di luglio. Continua il braccio di ferro con la Grecia per altri 8 ufficiali
Militari turchi in esercitazione invernale ai confini con l'Iraq e l'Iran (LaPresse)

Militari turchi in esercitazione invernale ai confini con l'Iraq e l'Iran (LaPresse) - LaPresse

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Circa quaranta soldati turchi di stanza in una base militare della Nato hanno richiesto asilo politico in Germania. Lo rivelano il settimanale “Der Spiegel” e la televisione pubblica tedesca “Ard”, citando fonti segrete secondo cui parte di questi militari sono ufficiali, il che evidenzia una crescente pressione sul governo della cancelliera Angela Merkel che proprio la prossima settimana sarà in visita ufficiale in Turchia. “Der Spiegel” cita fonti delle fila conservatrici della cancelliera che sottolineano l'impossibilità di rimpatriare i soldati a fronte del pericolo che vengano imprigionati una volta messo piede in Turchia.

Secondo la loro testimonianza, il governo del presidente Recep Tayyip Erdogan ha messo in atto una serie di purghe all'interno delle forze armate che non hanno nulla a che fare con presunti legami con i golpisti. «I soldati colpiti dalla purga hanno qualcosa in comune: sono filo-occidentali e sostengono uno stato laico», racconta un soldato. La televisione “Ard” trasmetterà un documentario su questi casi, nel programma “Report Mainz” martedì prossimo, due giorni prima della visita di Merkel in Turchia per cercare di arginare il flusso di migranti verso l'Unione Europea.

«Le richieste di asilo sono legittime dal punto di vista legale», ha spiegato il presidente della Commissione affari esteri del Bundestag, Norbert Röttgen, membro dell'Unione cristiano-democratica (Cdu) di Merkel. Due dei soldati turchi, la cui identità non viene rivelata, precisano al settimanale che, in caso di essere consegnati alla Turchia, esiste per loro il serio pericolo di essere torturati e imprigionati, e negano di avere avuto a che fare con il colpo di stato dello scorso luglio.

La Turchia del presidente, Recep Tayyip Erdogan, in piena campagna elettorale verso il referendum di aprile che dovrebbe conferirgli pieni poteri, ha già minacciato anche di annullare l'accordo sui migranti raggiunto con l'Ue, dopo la decisione della Grecia di non estradare 8 militari turchi accusati di legami con il fallito putsch. Una minaccia che il Reis di Ankara ripete a ogni azione giudicata «ostile» da parte dell'Unione Europea o dei suoi Paesi membri.

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