mercoledì 13 dicembre 2023
Francesco ha inviato un messaggio a "LaborDì", iniziativa delle Acli di Roma, che ha messo 1.200 studenti romani a contatto con le aziende: «L'occupazione sia cantiere di speranza e di futuro»
La lettura del messaggio del Papa a LaborDì

La lettura del messaggio del Papa a LaborDì - Giuseppe Muolo

COMMENTA E CONDIVIDI

Guardare al lavoro come “vocazione unica e insostituibile alla speranza”, nonostante i problemi attuali: precariato, disumanizzazione, mancata sicurezza che purtroppo miete molte vittime. È il messaggio di papa Francesco – letto da monsignor Baldassarre Reina, vescovo vicegerente della diocesi di Roma - ai 1.200 studenti presenti ieri presso l’Auditorium della Tecnica per l’evento “LabordDì, i giovani incontrano il lavoro tra valori, orizzonti e strumenti”, promosso dalle ACLI di Roma e provincia.

Francesco ha descritto metaforicamente il lavoro come “un grande cantiere aperto per costruire il futuro, all’interno del quale, però, si respira, da una parte, un senso di vuoto e dall’altra un sovraccarico di stress dato da corse febbrili”.

Un senso di vuoto – secondo il Pontefice - dettato dalla frequente assenza di posizioni lavorative stabili. Una situazione che ferisce la dignità di tante persone e impedisce progetti di vita, come la creazione di una famiglia. Il Papa ha menzionato infatti, i "contratti a termine, lavori così brevi che impediscono di progettare la vita, bassi redditi e basse tutele sembrano i muri di un labirinto dal quale non si riesce a trovare via d’uscita".

C’è anche, però, ha spiegato il Papa “un lavoro che schiaccia”, un lavoro mercificato caratterizzato da ritmi forzati che provocano ansia e spazio relazionale sempre più sacrificato in nome del profitto. “Un lavoro disumanizzato, dove le moderne tecnologie, come l’intelligenza artificiale e la robotica, minacciano di sostituire la presenza dell’uomo”, sono ancora le parole del Papa che ha individuato nella mancanza di sicurezza la situazione più preoccupante, effetto della corsa febbrile a produrre di più ad ogni costo.

“Quante vittime ci sono ancora sul posto di lavoro!”, ha esclamato Francesco, il quale ha invitato comunque i giovani a sognare in grande.

La speranza, infatti, non è ottimismo che dipende dalle circostanze, ma fiducia che si ingenera attraverso la costruzione impegnata e partecipe del bene comune. Il lavoro, dunque, è protagonista di speranza, è la via maestra per sentirsi attivi nel bene in quanto servitori della comunità, perché occuparsi degli altri è il miglior modo per non preoccuparsi di cose inutili. Torni il lavoro a essere un cantiere di speranza, un cantiere di sogni!”. Un lavoro "generativo", ha detto il Papa. Che ha poi rivolto un appello: "Quanto è importante pensare e progettare insieme il lavoro, senza contrapposizioni ideologiche e isolamenti sterili: non la logica delle tifoserie, ma quella della collaborazione porterà frutto".

“Labordì” è proprio questo, coinvolgendo la Chiesa, il mondo dell’istruzione, le istituzioni, il terzo settore, i sindacati, le associazioni, gli imprenditori e le aziende, che hanno bisogno di cogliere la ricchezza dei giovani e dei loro sogni. E ieri sono state messe delle pietre importanti per la costruzione di questo progetto auspicato dal Pontefice. Grazie a una giornata che ha permesso ai tanti ragazzi provenienti da 20 scuole di Roma e provincia di confrontarsi con 45 enti e aziende attraverso workshop formativi e colloqui di lavoro simulati.

Emozionati e un po’ smarriti all’inizio, alcuni di loro si sono raccontati così: «Grazie a questa esperienza, ho le idee più chiare anche sul mio desiderio di diventare un’educatrice d’infanzia», racconta Valentina sorridendo. Margherita, invece, studentessa dello scientifico, sottolinea: «Della giornata mi è rimasta soprattutto impressa la grandissima presenza di noi ragazzi, ognuno con il cuore e la mente al proprio futuro». Matteo subito dopo essersi alzato confessa: «Il colloquio mi ha insegnato a non avere paura e ad essere più sicuro di me stesso, a concentrarmi molto di più su ciò che vorrò fare da grande». La speranza di Lorenzo è che «in futuro ci siano altre iniziative di questo genere. Più aziende dovrebbero aderire», auspica.
A fare da punto di riferimento per tutti proprio le parole del Papa. Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma, le legge come «un manifesto universale, più che un semplice messaggio». Mentre il presidente nazionale, Emiliano Manfredonia, ha invitato i giovani a studiare e a formarsi, «l'unico antidoto alla disoccupazione». Tema ripreso anche dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri: «Vogliamo creare una città che non faccia allontanare i giovani da Roma per cercare lavoro». Infine il messaggio del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: «LaborDì è un’iniziativa nella quale risulta centrale il valore del lavoro, ma viene dato spazio anche alla riflessione sull’orientamento dei giovani, attraverso l’imprescindibile rapporto tra scuola e mondo economico». Proprio come chiesto dal Papa.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: