mercoledì 21 giugno 2023
Le donne sono l'84%. Quasi il 70% stranieri che lavorano soprattutto al Nord Ovest. Il direttore generale dell'Inps: favorire l'emersione del lavoro nero attraverso agevolazioni fiscali e contributive
Quasi tre quarti dei lavoratori domestici regolari dichiara meno di 10mila euro mentre solo il 27,77% (248.477 lavoratori) ha ricevuto una retribuzione superiore ai 10mila euro

Quasi tre quarti dei lavoratori domestici regolari dichiara meno di 10mila euro mentre solo il 27,77% (248.477 lavoratori) ha ricevuto una retribuzione superiore ai 10mila euro - IMAGOECONOMICA

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Con la fine della pandemia calano i lavoratori domestici regolari e tornano sotto quota 900mila: nel 2022 - secondo l'Osservatorio Inps sui lavoratori domestici - colf e badanti diminuiscono nel complesso del 7,9% e si attestano a quota 894.299.
Quasi tre quarti dei lavoratori regolari del settore dichiara meno di 10mila euro mentre solo il 27,77% (248.477 lavoratori) ha ricevuto una retribuzione superiore ai 10mila euro.

Solo il 14,6% del totale (130.478 lavoratori) può contare su una retribuzione di almeno 13mila euro annui, quindi pari ad almeno 1.000 euro al mese nel caso di contratto sull'intero anno. Il dato è legato anche al fatto che una parte consistente è iscritta part time. Solo per 214.913 lavoratori sono state dichiarate almeno 40 ore a settimana mentre per la fascia più numerosa (211.857 persone) sono state dichiarate tra le 25 e le 29 ore a settimana.

La flessione del numero dei domestici - spiega l'Inps nella nota - "si presenta dopo gli incrementi del biennio 2020-2021 dovuti ad una spontanea regolarizzazione di rapporti di lavoro per consentire ai lavoratori domestici di recarsi al lavoro durante il periodo di lockdown e all'entrata in vigore del decreto "Rilancio" del 2020 che ha regolamentato l'emersione di rapporti di lavoro irregolari".

"Nel corso di questi 10 anni è sostanzialmente rimasto immutato il numero dei lavoratori domestici di poco più di 900mila. Bisogna puntare sicuramente a favorire l'emersione del lavoro nero attraverso una legislazione che preveda agevolazioni fiscali e contributive, ma anche attraverso la formazione specialistica dei lavoratori" così ha affermato Vincenzo Caridi, direttore generale dell'Inps, a margine della presentazione del report 2023 dell'Osservatorio Inps sul lavoro domestico.​
Per il direttore si deve puntare "su corsi di formazione per lavoratori domestici, proprio legati alle tipologie di invecchiamento della popolazione, che porta a investire di più su questa particolare tipologia di lavoratori e quindi anche investire sulla formazione specialistica".


Le donne sono in netta prevalenza e con 772.925 lavoratrici rappresentano l'86,4% del totale. Gli uomini sono 121.374 (il 13,6% del totale) con un calo di oltre il 18% sul 2021. C'è una forte prevalenza di lavoratori stranieri (il 69,5% del totale) nonostante il calo dell'8,4% sul 2021 ma gli italiani con un calo del 6,6% raggiungono il 30,5% con 272.583 lavoratori tra colf e badanti. Il 35,4% dei lavoratori domestici (316.817 lavoratori) proviene dall'Europa dell'Est; seguono i 272.583 lavoratori di cittadinanza italiana (30,5%), quelli provenienti dal Sud America (7,8%) e quelli dall'Asia Orientale (6,8%).


Il Nord-Ovest è l'area geografica con il maggior numero di lavoratori domestici (30,8%), seguita dal Centro con il 27,2%, dal Nord-Est con il 20,3%, dal Sud con il 12,4% e dalle Isole con il 9,3%. La regione con il maggior numero di lavoratori domestici è la Lombardia con 174.613 lavoratori (19,5%), seguita dal Lazio (13,8%), dall'Emilia Romagna (8,8%) e dalla Toscana (8,7%). In queste quattro regioni si concentra poco più della metà dei lavoratori domestici in Italia.

Prevale la tipologia di lavoro "colf" con il 52% del totale dei lavoratori, contro il 48% della tipologia "badante". Anche da questi dati emerge l'invecchiamento della popolazione: dieci anni fa la quota delle colf era decisamente maggioritaria, con il 61,4% dei lavoratori. La tipologia "colf" è prevalente tra i lavoratori italiani e quasi tutti i lavoratori stranieri, ad eccezione di quelli provenienti dall'Europa dell'Est, dall'Asia Medio Orientale e dall'America Centrale, in cui prevale la tipologia "badante".
Cresce l'età media anche per i domestici. La classe d'età "50-54 anni" è quella con la maggior frequenza tra i lavoratori domestici (17,2% del totale), ma nel complesso quasi 500mila lavoratori hanno più di 50 anni e meno di 17mila (l'1,9% ) meno di 25. Nel 2022 i lavoratori domestici sotto i 45 anni rappresentano il 30,2% del totale mentre dieci anni nella stessa fascia di età erano quasi la metà del totale (49,7%).

In questo settore le donne in media hanno una retribuzione più alta rispetto agli uomini. Il 46,5% degli uomini si colloca sotto i 5mila euro l'anno, contro il 39,7% delle donne.

"I dati non sono positivi come ce li aspettiamo, ci auguriamo da anni di superare l'asticella del milione di iscritti all'Inps" è intervenuto anche il presidente di Nuova collaborazione (Associazione nazionale datori di lavoro domestico), Alfredo Savia, nel corso del convegno "Tutto regolare? Colf, badanti e babysitter in Italia", durante il quale è stato presentato il report 2023 curato dall'Osservatorio Inps sul lavoro domestico. "Gli operatori sanno quanto è difficile perché il lavoro nero imperversa - ha sottolineato -. Credo che la crisi sia determinata più che dalla crisi economica, che sicuramente incide, dalla crisi della cultura del lavoro, che ancora non è entrata nella testa degli italiani, soprattutto per quanto riguarda il lavoro domestico".

Savia ha inoltre sottolineato che "la famiglia non è mai stata protetta dai decisori politici: se guardiamo le agevolazioni fatte nel tempo, il lavoro domestico è quasi sempre escluso, c'è una scarsa sensibilità": la richiesta è di aiutare "soprattutto le famiglie con provvedimenti duraturi nel tempo, soprattutto in materia fiscale, che agevolino l'assunzione di badanti. Chiediamo alla politica maggiore interesse e sensibilità", ha concluso il presidente di Nuova collaborazione.

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