domenica 3 febbraio 2019
Dopo il 'Libro Bianco' del 2017, la Commissione presenta il documento su come centrare gli obiettivi Onu 2030: si parte da economia circolare, efficienza energetica e agroalimentare
Europa al bivio della sostenibilità

Come un’automobile davanti a un crocevia decisivo con tre possibili strade da prendere: il primo itinerario è quello virtuoso, in discesa e dunque consentirebbe di accelerare; la seconda scelta è un percorso ordinario, in piano, che non autorizza scatti ma neppure frenate brusche; la terza via è impercorribile e dà l’illusione di progredire mentre, in realtà, fa compiere un’inversione a U verso la decrescita. La vettura in questione è l’Europa e il tragitto è quello dello sviluppo sostenibile. Si tratta di un viaggio iniziato, ma ancora lontano dall’essere completato. L’immagine dell’auto posizionata a un incrocio-chiave viene in mente dalla lettura di un testo elaborato e diffuso nelle ultime ore dalla Commissione europea. È il documento di riflessione per un’Europa sostenibile entro il 2030, termine fissato dall’Onu nell’Agenda per raggiungere i 17 obiettivi. Il testo si inserisce nel quadro del dibattito sul futuro dell’Europa avviato con il Libro bianco della Commissione del primo marzo 2017 e rappresenta un passo in avanti nell’impegno delle istituzioni europeo di rispettare i traguardi fissati dalle Nazioni Unite. Perché nel documento non ci si limita a illustrare le varie opzioni, ma si esprimono indicazioni chiare sulla direzione in cui 'girare il volante'.

I tre scenari possibili disegnati da Bruxelles per stimolare la discussione su come dar seguito all’interno dell’Unione europea ai Sustainable development goals sono esemplificativi ma piuttosto precisi: una strategia generale dell’Ue agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss) per orientare le azioni comunitarie e degli Stati membri; un’integrazione continua degli Oss da parte della Commissione in tutte le pertinenti politiche dell’Ue, ma senza imporre misure agli Stati membri; puntare di più sull’azione esterna, consolidando al contempo il principio della sostenibilità a livello dell’Ue. È evidente che, a seconda della strada scelta, cambia tutto. E solo nel primo caso l’Europa sposerebbe davvero un modello di sviluppo sostenibile. Il documento alimenta un dibattito che culminerà nel settembre 2019, con il Forum Onu sullo sviluppo sostenibile. Ma la Commissione, nel nuovo spunto di riflessione elaborato, offre già indicazioni nette. Come quando insiste sulla necessità di «aumentare l’impegno su economia circolare, sostenibilità del sistema agroalimentare ed efficienza energetica in edifici e trasporti, con uno sforzo equamente distribuito nella società e senza aumentare le diseguaglianze».

La discussione, insomma, è orientata sul modo migliore in cui l’Europa possa contribuire alla vittoria nella sfida globale lanciata dalle Nazioni Unite. Una partita che riguarda da vicino anche un’Italia alle prese con un ciclo economico di debolezza, come confermato dal dato Istat dei giorni scorsi sul Pil. Con questo testo, intanto, Bruxelles imposta le strategiche per la transizione verso la sostenibilità. Il documento si concentra sugli «attivatori orizzontali », che devono essere il punto di partenza di questa piena trasformazione verso la sostenibilità soffermandosi su vari aspetti come: istruzione, scienza, tecnologia, ricerca e innovazione e digitalizzazione; finanza, fissazione dei prezzi, fiscalità e concorrenza; condotta responsabile, responsabilità sociale delle imprese e nuovi modelli d’impresa; commercio aperto e fondato su regole; governance e coerenza delle politiche a tutti i livelli. Il report firmato dalla Commissione Juncker al tramonto del mandato si conclude sottolineando l’importanza che l’Ue continui a essere «pioniera nel campo della sostenibilità». Un messaggio rivolto a coloro che saranno ai vertici delle istituzioni europee dopo le elezioni di maggio.

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