sabato 4 marzo 2023
La stima è che già oggi, tra ospedale e territorio, ne manchino più di 85mila. Una Academy per la telemedicina e un corso per diventare direttore di distretto
Opportunità di lavorare nella sanità

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La III Giornata nazionale del personale sanitario, socio-sanitario, socio-assistenziale e del volontariato ci ha fatto ricordare quanto siano importanti i lavoratori di questo settore. L'evento è stato promosso dalle Federazioni e dai Consigli nazionali degli Ordini delle professioni socio-sanitarie: medici e odontoiatri, infermieri, farmacisti, medici veterinari, tecnici sanitari e professionisti della riabilitazione e prevenzione, ostetriche, chimici e fisici, fisioterapisti, psicologi, biologi, assistenti sociali. Durante la pandemia sono stati 500 i decessi tra i professionisti sociosanitari, la Giornata è dedicata a loro. Purtroppo continuano a mancare - soprattutto medici di famiglia e infermieri - e non sono sufficienti al fabbisogno del Paese. Grande speranza viene riposta nei fondi del Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza. Oltre che nelle riforme, in una sanità territoriale e un accesso meno restrittivo alle professioni sanitarie (a cominciare dalla facoltà di Medicina). Tra il 2010 e il 2020, in Italia sono stati chiusi 111 ospedali e 113 Pronto soccorso e tagliati 37mila posti letto. La stima è che già oggi, tra ospedale e territorio, manchino più di 20mila medici e 65mila infermieri. La carenza di medici e infermieri attraversa tutta l'Italia, ma nelle aree interne del Paese, caratterizzate dalla difficoltà di accesso ai servizi, assume i contorni di una "desertificazione sanitaria". Se il sovraffollamento negli studi dei pediatri è maggiore in alcune province del Nord, la carenza di ginecologici ospedalieri a Caltanissetta è 17 volte peggiore rispetto a Roma. Sono 39 le province più in sofferenza e si concentrano in nove regioni. A fornire la mappa è il report presentato da Cittadinanzattiva. Dai paesini dell'Appennino o alpini a quelli della costa calabrese, fino quelli dell'entroterra sardo e ligure, le aree interne rappresentano circa il 53% dei comuni italiani (4.261), ospitano un quarto della popolazione. Tenendo presente le 39 province dove gli squilibri tra numero dei professionisti sanitari e cittadini sono più marcati, sono nove le regioni più colpite: Lombardia (Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Lodi, Milano) e Piemonte (Alessandria, Asti, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli); seguono Friuli Venezia Giulia e Calabria con quattro province a rischio desertificazione sanitaria quindi Veneto, Liguria ed Emilia Romagna con tre province ciascuna; Trentino Alto Adige e Lazio con due. Nel dettaglio, in provincia di Asti ogni pediatra di famiglia segue 1.813 bambini a fronte di una media nazionale di 1.061. A Bolzano ogni medico di medicina generale segue in media 1.539 cittadini a fronte di una media nazionale di 1.245 pazienti. Nella provincia di Caltanissetta c'è un ginecologo ospedaliero ogni 40.565 donne, mentre Roma vanta la situazione migliore, con uno per 2.292. Considerando invece i cardiologi ospedalieri, la situazione nella Provincia Autonoma di Bolzano è 70 volte peggiore rispetto a Pisa, con un professionista ogni 224.706 abitanti a fronte di uno ogni 3.147.

La fuga degli infermieri italiani all'estero e le richieste di personale

Circa 7mila infermieri hanno scelto di vivere e lavorare lontano dall’Italia. Ma il dato ancora più impressionante è che il 55% di loro non ha alcuna intenzione di tornare, il 30% è in attesa di un concorso per poter rientrare e il 15% è indeciso sul da farsi. Le destinazioni più ambite non sono una sorpresa: Germania, Spagna, Belgio e Svizzera. Negli ultimi due anni, complice la Brexit, il flusso migratorio verso la Gran Bretagna è notevolmente rallentato e anzi alcuni professionisti hanno deciso di tornare in Italia. «Il fatto che molti infermieri decidano, dopo aver studiato nelle nostre Università, di andare a lavorare all’estero – spiega Silvia Movio, director della divisione Engineering & Manufacturing di Hunters –rappresenta un grande problema che, nei prossimi anni, potrebbe addirittura aggravarsi. L’emergenza sanitaria ha dato la prima dimostrazione: nei primi mesi della pandemia abbiamo visto sale operatorie chiuse per la mancanza di personale, ambulanze ferme perché senza infermieri, interi reparti con un numero troppo basso di operatori. Una situazione che dobbiamo necessariamente risolvere». Da cosa dipende la fuga dei cervelli? La prima ragione è sicuramente economica: gli infermieri italiani, infatti, hanno gli stipendi tra i più bassi in Europa. La loro retribuzione netta si aggira intorno ai 1.400 euro al mese che sale a circa 2mila euro dopo molti anni in corsia e con una certa specializzazione. In Germania, nel Regno Unito o in Svezia, invece, lo stipendio medio si aggira intorno ai 2.500 euro, in Francia 1.600, in Spagna 1.700 e in Belgio 2.000. In Svizzera, infine, siamo sui 3.300 euro netti al mese anche se dobbiamo considerare che il costo della vita è decisamente molto alto. Il secondo motivo è legato, invece, ai contratti. Solo uno su dieci in Italia, infatti, è a tempo indeterminato e questo porta molti professionisti a cercare opportunità migliori al di fuori dei nostri confini. La concorrenza delle cliniche private in Italia. «C’è un altro aspetto – aggiunge Movio – che dobbiamo necessariamente tenere in grande considerazione: nel nostro Paese le retribuzioni statali sono, a parità di esperienza, uguali in tutta Italia. Molti infermieri, dunque, preferiscono optare per le cliniche private che possono offrire stipendi più competitivi, soprattutto nei territori in cui il costo della vita è più elevato. Si tratta di un trend che è iniziato ancora prima della pandemia e che, credo, si confermerà anche nei prossimi mesi. Secondo i nostri dati, infatti, la richiesta di infermieri per le cliniche private sparse su tutto il territorio nazionale è cresciuta del 25%». C’è, però, una notizia positiva: aumentano le iscrizioni ai test d’ammissione, anche se i posti restano pochi. A quanto pare la pandemia ha inciso sulle scelte dei giovanissimi. Quella delle professioni sanitarie-infermieristiche è, infatti, la classe di laurea che nel 2020 ha visto una crescita percentuale nel numero di iscrizioni al test d’ammissione maggiore: +7,5% per infermiere e del +4,6% per infermiere pediatrico. In questo momento le richieste sono soprattutto nell’area Ricerca Clinica/Ospedaliera. Tra le figure più ricercate troviamo il medico specialista con una retribuzione annua lorda di 45mila euro fino a due anni di esperienza, 60mila tra i tre e i cinque anni di esperienza e 100mila oltre i cinque anni di esperienza. Si ricercano anche responsabili di farmacovigilanza. Le retribuzioni sono interessanti: 40mila euro fino a due anni di esperienza, 55mila euro tra i tre e i cinque anni di lavoro e 70mila euro oltre i cinque anni. Ci sono, poi, ottime opportunità anche per i clinical project manager che percepiscono, in media, 35mila euro se sono profili junior, 45mila se hanno tra i tre e i cinque anni di esperienza e 55mila euro oltre i cinque anni. Sono molto richiesti, poi, i clinical research associate. Le retribuzioni, per loro, partono dai 25mila euro lordi all’anno nei primi anni di esperienza che arrivano a 35mila euro per i profili middle e 45mila euro per i più senior. Chi si occupa di farmacovigilanza, invece, percepisce 25mila euro nei primi due anni di esperienza lavorativa, 30mila per chi ha dai tre ai cinque anni di esperienza e 45mila oltre i cinque anni di esperienza. Le cliniche ricercano anche data manager e offrono una retribuzione annua lorda di circa 20mila euro per le figure junior, 25mila euro se si hanno fra i tre e i cinque anni di esperienza e 40mila euro per chi ha un’esperienza superiore ai cinque anni. Non mancano, infine, occasioni per gli infermieri. Per questi professionisti gli stipendi lordi partono dai 20mila euro e arrivano ai 40mila per chi ha oltre cinque anni di esperienza.

Academy in Telemedicina e corso per direttore di distretto in ambito socio-saniotario

SaluberMD, società internazionale focalizzata nello sviluppo di servizi innovativi nel campo della medicina a distanza, ha realizzato la prima Academy dedicata alla formazione dei medici per le visite da remoto. Un servizio innovativo per tutti coloro, da medici strutturati a neolaureati, che intendono incrementare la loro dimestichezza con la “telesemiotica” e acquistare le competenze necessarie in questa tipologia di rapporto. L’Academy è rivolta a specializzandi, specialisti in Medicina e studenti, tutti coloro che vogliono ​approfondire il proprio approccio alle visite da remoto, incrementando l’efficacia delle prestazioni. ​I corsi sono svolti attraverso la piattaforma digitale fornita da Fastweb. Il metodo Screen Side Manner è già sperimentato in diverse Università del mondo, fra le quali Royal College of Surgeons in Irlanda, Medical University in Bahrain e West Virginia School of Osteopathic Medicine. Il metodo è stato appositamente pensato per supportare il personale medico nell’apprendimento di come interagire con il paziente ottimizzando l’efficacia della consulenza digitale, con il medesimo rigore scientifico e la qualità della relazione medico-paziente che viene utilizzata nelle visite in presenza, creando un rapporto empatico che non risente del device elettronico interposto fra i due. In America circa il 40% della popolazione usufruisce di servizi di telesalute, mentre la media italiana oscilla fra il 4% e l’8%. L’offerta formativa dell’Academy sarà ampliata nei prossimi mesi quando ai corsi pregressi si aggiungeranno altre specializzazioni mediche come: cardiologia, pediatria, psicologia e altro. Nel Pnrr sono stati stanziati 204 milioni di euro per favorire l’implementazione della telesalute e della formazione dei medici stessi. Mentre è nato il corso di formazione per Direttori di Distretto in ambito socio-sanitario, avviato lo scorso anno da Polis Lombardia. La seconda edizione, accreditata da Polis Lombardia, vede protagoniste della progettazione formativa e della gestione del corso l'Università degli Studi dell’Insubria e la Liuc Business School. Il corso prende il via il 7 marzo per concludersi a giugno, con sette incontri che hanno sede tra l’Università dell’Insubria, nel monoblocco dell’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi di Asst dei Sette Laghi in via Guicciardini 9 a Varese, e la Liuc Business School, a Castellanza. Quattro gli obiettivi del corso: conoscere il concetto di Distretto, così come oggi viene proposto, mettendo i partecipanti nelle condizioni di contribuire alla sua implementazione; sostenere il necessario ribaltamento di prospettiva rispetto alla esperienza prevalentemente praticata in Lombardia e nel Paese, ovvero «non è il bisogno che va al servizio, ma il servizio che va al bisogno»; garantire una introduzione alla conoscenza di un ventaglio ampio di questioni, che il Direttore di distretto deve saper valutare; trasmettere consapevolezza che il Direttore di Distretto deve saper ascoltare, capire, coordinare, comunicare e aprire alla innovazione o alla lettura del bisogno della popolazione di riferimento.

Premiate le start up innovative nella sanità

Consegnati i Premi Angi 2022 al Dream team dell'innovazione, suddiviso in 11 categorie. Grande attenzione alla salute. Dall’inizio della pandemia il Premio propone soluzioni innovative, quest’anno all’insegna di prevenzione, telemedicina, software certificati. La digitalizzazione è destinata ad avere un ruolo sempre più determinante nel comparto sanitario. A essere premiati nella sezione Scienza & Salute sono stati Matteo Lobello, Simone Arelli e Flavio Federico di Zenit Studio per la web app volta a favorire la prevenzione e la conoscenza delle infezioni sessualmente trasmesse e Nomos per le soluzioni integrate di consulenza e applicative per la gestione del Risk Management nelle strutture ospedaliere e sociosanitarie. Si tratta di innovazioni destinate a lasciare un segno e ad aprire la strada a simili progetti, come testimoniato dai testimonial d’eccezione che hanno accompagnato i premiati e dal prestigio degli enti premianti. La web app MakeItSafe permetterà di capire, orientarsi, informarsi e formarsi, attraverso pochi e semplici clic, in maniera totalmente anonima, se si è corso il rischio di contrarre un’infezione sessualmente trasmessa, suggerendo i corretti comportamenti di prevenzione e i centri a cui potersi rivolgere. Testi semplici e di rapida consultazione, video illustrativi e un’iconografia intuitiva favoriranno la prevenzione e le diagnosi precoci. Un’iniziativa che ha ricevuto il plauso delle istituzioni, con il coordinamento del Centro Operativo Aids, dell’Istituto Superiore di Sanità. A premiare Zenit Studio anche un’altra importante azienda del settore, farmaceutico, protagonista durante la pandemia grazie agli antivirali. Di grande rilievo anche il contributo portato da Nomos, che si è recentemente resa protagonista presso il Policlinico di Tor Vergata con il suo software per combattere i batteri multiresistenti agli antibiotici e le infezioni correlate all’assistenza, fenomeni in grande crescita e tra le principali preoccupazioni per i prossimi decenni.

Alla ricerca di farmacisti e addetti alla vendita a Bologna

Prosegue la crescita di Medi-Market, gruppo di farmacie (Pharmacy by Medi-Market) e parafarmacie (Medi-Market) leader in Belgio nel settore della salute e del benessere. L’azienda, infatti, che ha chiuso il 2022 con una crescita della filiale italiana del +104% rispetto al 2021, annuncia l’apertura di un nuovo punto vendita a Bologna. Medi-Market è sempre alla ricerca di personale per tutti i punti vendita in Italia, sia farmacisti che addetti alla vendita. E in questo momento soprattutto per la nuova apertura di Bologna. Per saperne di più e per visionare tutte le posizioni: https://www.linkedin.com/company/medi-market-italia/jobs/.




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