mercoledì 2 ottobre 2013
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​Il Centro studi della Confindustria ha ricalcolato le previsioni di crescita alla luce di condizioni di instabilità politica come quelle che l’Italia ha già vissuto a cavallo tra la fine del 2012 e la prima parte di quest’anno. Risultato: un punto in meno di Pil nel 2014 e la perdita da qui a due anni di altri 260mila posti di lavoro. Insomma, un disastro per un’economia già così debole e sfibrata come quella italiana, una prospettiva che toglie il sonno a sindacati e imprenditori e li spinge a sollecitare il mondo politico a trovare una soluzione alla crisi. Ieri è tornato in pressing Giorgio Squinzi: «È pura follia correre il rischio di annullare i sacrifici degli italiani e delle imprese degli ultimi quattro o cinque anni. Mi auguro che prevalga il buonsenso», ha commentato il numero uno di Confindustria. Un commissariamento dell’Italia da parte della Ue non va affatto escluso, ha aggiunto, ricordando anche i nuovi e drammatici dati sulla disoccupazione pubblicati ieri dall’Istat . Gli stessi numeri record che spingono Raffaele Bonanni, segretario Cisl, a chiedere un «sussulto di responsabilità da parte di ciascuno».

Il ritorno del "rischio Italia" inquieta anche gli osservatori internazionali. Ieri è intervenuto il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, a sottolineare a sua volta che la crisi politica mette a rischio la ripresa. «Riteniamo che l’Italia stia recuperando e che la crescita possa riprendere a fine anno», ma «l’attuale instabilità politica non aiuta questo cammino». Gurria promuove il governo attuale e quello precedente con i quali, assicura, «abbiamo lavorato bene e riteniamo incoraggianti le iniziative che sono state prese». Per questo, «noi speriamo che la situazione in Italia si risolva e vi sia una normalizzazione, anche se comprendiamo che la questione è complessa e che la decisione spetta solo agli italiani».

Secondo la simulazione del Csc «una nuova ondata di instabilità peggiorerebbe nettamente lo scenario economico italiano». In sintesi nel 2013 il Pil scenderebbe dell’1,8% a fronte del -1,6% stimato poche settimane fa. Gli effetti più pesanti sarebbero nel 2014 quando invece di tornare in positivo (+0,7% la stima precedente) l’economia calerebbe dello 0,3%, con un arretramento del Pil di un punto tondo. Il dato più inquietante è quello sul lavoro: «A fine 2015 l’occupazione italiana risulterebbe più bassa di altre 260mila unità».

Come ogni simulazione, la stima di Confindustra non va presa per oro colato, ma rappresenta comunque un’indicazione di tendenza. Gli analisti confindustriali spiegano che i calcoli si basano sulla «riproduzione delle condizioni già osservate tra la fine del 2012 e la prima metà del 2013». Ovvero il periodo che sul fronte politico vide la caduta anticipata del governo Monti, la campagna elettorale, le elezioni che non hanno dato nessuna maggioranza chiara e la difficoltà a varare un governo coeso. E sul fronte economico, spiega Csc, corrispose a un allargamento dello spread di 100 punti base, a un calo della propensione al consumo e a una riduzione degli investimenti. Ricordando che l’aumento dei tassi sui bond non ha effetti negativi solo sui conti, perché «produrrebbe un aggravamento delle condizioni del credito bancario».

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