sabato 2 ottobre 2021
Progetto promosso da Club alpino italiano, col sostegno di Cariparma e Soprintendenza archeologica. Dal 2017 redatte ben 800 schede tra Parmense e Piacentino. Il lavoro dei giovani del Servizio civile
Due edicole votive restaurate

Due edicole votive restaurate - Cai Parma

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Un’attenzione particolare per la storia dell’Appennino, un impegno specifico con il Servizio civile, un sito web ad hoc. Sono gli ingredienti principali di «Le pietre e la storia» progetto del Club alpino italiano (Cai) di Parma realizzato con il contributo di Fondazione Cariparma e sotto la sorveglianza della Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio di Parma e Piacenza, rivolto alla mappatura e al restauro di maestà, edicole votive e cippi di confine lungo le strade della montagna parmense.

«Quella del Cai è una sensibilità che viene da lontano: abbiamo sempre segnalato situazioni di perdite di testimonianze storiche e popolari in Appennino». A raccontare ad Avvenire l’iniziativa è Roberto Montali, del gruppo Tutela ambiente montano del Cai di Parma, già presidente di sezione.

Dal 2017 è iniziato un censimento di piccoli beni storici riconducibili alla devozione popolare, confluito sul web (CLICCA QUI) e che conta, ad oggi, oltre 800 schede redatte con la collaborazione di giovani, ma qualificati - tra loro anche laureati in Beni culturali e Architettura -, volontari del Servizio civile.

Un lavoro che ha messo in evidenza in primis come ci sia grande differenza di manufatti tra la parte est e la parte ovest della montagna parmense: «Nella zona delle valli del Parma e del Cedra, troviamo formelle di marmo di Carrara realizzate da marmorini della Lunigiana - alcuni con una buonissima mano - che, attraverso i passi del Lagastrello e del Cirone, arrivavano tra i nostri monti. Transumanza che invece non è avvenuta nella zona delle valli del Taro e del Ceno per ragioni geografiche. Qui le maestà sono soprattutto cappellette con immagini sacre dipinte».

Per censire i manufatti il Cai è partito da pubblicazioni realizzate alcuni decenni fa tra cui, per la zona est, quella di don Duilio Schiavetta, parroco in alcune frazioni di Albareto, in diocesi di Piacenza-Bobbio. «Non ci siamo accontentati della segnalazione bibliografica – precisa Montali – siamo andati sul posto per renderci conto se c’erano ancora e il loro stato di conservazione».

Il restauro di un'edicola votiva

Il restauro di un'edicola votiva - Cai Parma

Un lavoro lungo e minuzioso che in parte si è interrotto durante la pandemia. E che, d’accordo con la Soprintendenza, è andato nella direzione opposta all’idea di base dei testi: «Nei libri non ci sono riferimenti alla localizzazione delle maestà per timore di furti. Noi invece le abbiamo indicate in modo puntuale con coordinate, quota e fotografie. Riteniamo che la maggior forma di tutela sia la conoscenza». Perché in alcuni casi le maestà sono state spostate dal luogo originario per cui erano state pensate.

«Un doppio danno: staccandole si rischia di romperle e delocalizzandole si perde il significato per cui erano state messe in quel luogo. Il nostro intento invece è far capire che sono beni tutelati dalla legge e che per restaurarle ci vuole personale qualificato». Come Stefano Volta di Archè Restauri, azienda di Parma specializzata tra gli altri nel settore del restauro lapideo con importanti lavori eseguiti in Italia (tra cui il Battistero del capoluogo ducale) e all’estero.

Le operazioni prevedono prima un lavaggio per rimuovere muschi e licheni, poi un consolidamento dell’opera. Quando è possibile la formella viene rimossa e portata in laboratorio altrimenti si procede in loco. «Con il contributo della Fondazione Cariparma e di alcuni privati che hanno chiesto il nostro aiuto ne abbiamo restaurate venti nella zona est, ma riprenderemo anche l’altra parte della provincia», conclude Roberto Montali.

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